Poker high-stakes: perché delle vincite milionarie resta ‘ben poco’ ai giocatori

Le rivelazioni di Stephen Chidwick, giocatore di poker professionista, svelano il lato nascosto dei tornei super high roller tra backing, costi enormi e margini ridottissimi.
Scritto da Redazione

@Immagine generata con l'Intelligenza Artificiale

A guardare i numeri ufficiali, il poker high-stakes sembra una miniera d’oro: vincite da milioni di dollari, premi a sette zeri e classifiche all-time che fanno girare la testa. Ma quanto di quelle cifre finisce davvero nelle tasche dei giocatori? Molto meno di quanto si pensi, come ha raccontato senza filtri Stephen Chidwick durante un recente 'Ask Me Anything' su Reddit. Si tratta di un formato molto popolare in cui una persona – in questo caso il noto giocatore professionista di poker – apre un thread e risponde direttamente alle domande degli utenti della community, in modo pubblico.

In questa occasione il pro inglese, che in carriera ha accumulato quasi 77 milioni di dollari di vincite live, ha spiegato che il guadagno reale è solo una piccola frazione di quella cifra. “Non ho numeri precisi per i primi anni, ma direi che ho incassato realmente tra i 5 e i 10 milioni di dollari”, ha dichiarato.

DAL MONTEPREMI AL CONTO IN BANCA – La distanza tra le vincite ufficiali e i guadagni reali è il risultato di una struttura di costi ormai inevitabile nel poker high-stakes. I buy-in sono talmente elevati da rendere spesso necessario il ricorso a finanziatori esterni, una pratica diffusa anche tra i migliori giocatori al mondo. Questo comporta la vendita di quote della propria azione e accordi di backing che, se da un lato riducono il rischio personale, dall’altro tagliano in modo significativo la parte di premio che finisce effettivamente al giocatore.

Oltre ai finanziatori, molti giocatori fanno quello che si chiama 'swap di azione' con altri professionisti: praticamente si dividono tra loro parte del rischio e delle vincite prima ancora di giocare. Questo aiuta a non perdere troppo in caso di sconfitte ma significa che, anche se vincono molto, devono condividere una parte consistente del premio, riducendo così quanto effettivamente entra nelle loro tasche.

Anche la logistica ha un peso rilevante: seguire i circuiti high-stakes significa viaggiare costantemente tra Stati Uniti, Europa e Asia, con spese importanti per voli, hotel e lunghi soggiorni nelle sedi dei tornei. Infine, una volta incassato il premio, entrano in gioco le tasse, che possono variare sensibilmente da Paese a Paese e incidere in modo sostanziale sul risultato finale.

Il quadro che emerge è quello di un ecosistema in cui le cifre annunciate sui palcoscenici dei tornei raccontano solo una parte della storia. Secondo diverse stime, nei tornei più costosi molti top player finiscono per possedere appena il 10–15% della propria azione. In queste condizioni, anche una vittoria da diversi milioni di dollari può trasformarsi, una volta fatti i conti, in un guadagno finale sorprendentemente ridotto rispetto all’impressione lasciata dai numeri ufficiali.

COSTI ALTI, MARGINI BASSI – Il tema era stato sollevato anche da Daniel Negreanu, che ad aprile aveva definito le grandi vincite dell’high-stakes “in gran parte un’illusione”. Il motivo? I costi per competere ai massimi livelli sono esplosi nel tempo.

Negreanu ha spiegato come, in questi ultimi anni, servano circa 12 milioni di dollari di incassi solo per andare in pari se si giocano tutti i tornei più costosi del circuito. Un dato che chiarisce perché, anche per i migliori, i margini di profitto siano spesso inferiori al 10%.

Nel caso di Chidwick, mettendo a confronto vincite totali e guadagni effettivi, il profitto reale si colloca dunque tra il 5% e il 10%. Un esempio concreto arriva dalla sua vittoria al Triton Poker Super High Roller Series di Jeju, dove ha conquistato il $200.000 Short Deck per 3,4 milioni di dollari. Una cifra impressionante, almeno sulla carta. Considerando però backing e spese, il suo incasso reale potrebbe essere stato compreso tra 170.000 e 340.000 dollari. Numeri importanti, ma lontanissimi dal premio ufficiale annunciato.

L'ALTRA FACCIA DELL'HIGH-STAKES – Le dichiarazioni di Chidwick mostrano con chiarezza come il poker high-stakes non sia solo glamour e assegni giganti. Dietro i riflettori, c’è un ecosistema fatto di rischio finanziario, investimenti enormi e profitti molto più contenuti di quanto il pubblico immagini.

Un promemoria utile per i fan e per chi sogna di raggiungere quei livelli: nel poker d’élite, le cifre fanno rumore ma il vero guadagno spesso… parla a bassa voce.