Big Beautiful Bill: conseguenze nel mercato Usa, quale futuro per i poker pro?
Una manciata di giorni. È il tempo che rimane dall’entrata in vigore del Big Beautiful Bill approvato da Trump che entrerà in vigore il 1° gennaio del 2026 negli Stati Uniti. Come è noto il decreto legge stabilisce che gli scommettitori e nel nostro caso i giocatori di poker potranno dedurre solo il 90 percento delle perdite dal 100 percento delle vincite in un dato anno, una modifica significativa rispetto alla legge attuale che consente a scommettitori e poker pro di dedurre il 100 percento delle perdite dalle vincite.
Questa nuova legge, dunque, penalizza i giocatori di poker ed è stata condannata persino da alcuni conservatori convinti come il senatore Ted Cruz (Texas), amico di Phil Hellmuth. Le imminenti modifiche fiscali sul gioco, che a breve entreranno in vigore, hanno spinto molti poker pro a interrogarsi sul futuro. Non è detto infatti che con queste nuove disposizioni un lavoro come il giocatore professionista continui a essere redditizio. Vediamo perché con un esempio pratico.
I player fino a oggi si sono abituati a dedurre nella dichiarazione dei redditi le perdite di gioco dalle vincite. Se, ad esempio, un poker pro vince nei tornei 100mila dollari e ne spende in tutto 100mila per partecipare alle competizioni, nella futura dichiarazione dei redditi dichiarerà 0 dollari di profitti. Se, invece, incassa 120mila dollari e ne spende 100mila in iscrizioni, allora dovrà dichiarare 20mila euro alla futura dichiarazione dei redditi.
Dal 1° gennaio 2026, invece, con l’entrata in vigore del Big Beautiful Bill, le cose cambieranno. I giocatori potranno dedurre solo il 90% delle perdite di gioco. Tornando dunque all’esempio precedente, se un poker pro vince nei tornei 100mila dollari e ne spende in tutto 100mila per partecipare alle competizioni dovrà pagare le tasse su 10mila dollari deducendo dunque il 90% e non il 100% come avviene oggi.
Tutto questo avrà un impatto significativo soprattutto se si considera l'incidenza della varianza in un gioco come il poker. Non è casuale che ai giocatori professionisti possano capitare degli anni in cui tra vincite e spese di iscrizione si va semplicemente in pari. Le reazioni dei poker pro non sono mancate e qualche tempo fa avevamo riportato il parere di Daniel Negreanu il quale non aveva descritto la norma come ingiusta.
Ecco invece cosa ha spiegato Erik Seidel in un’intervista pubblicata su Poker News: "Qualora dovessi giocare il prossimo anno, mi aspetto di giocare molto meno. Potrei partecipare a qualche Wpt da $3k o qualcosa del genere, a cui generalmente non gioco tranne che in Florida. Giocherò comunque il main event ma immagino che probabilmente spenderò circa il 10% o il 15% di quanto spendo normalmente per i buy-in. Non mi aspetto di giocare molti tornei da $10k o più. Nessun High Roller di sicuro."
Un’intervista lapidaria ed emblematica che tuttavia può riassumere lo stato d’animo di molti poker pro. Per capire l'andamento di un poker pro, non basta analizzare le vincite riportate su The Hendon Mob perché molto spesso dalle vincite vanno anche dedotti i costi di iscrizione ai rispettivi tornei che sono spesso molto alti. Facciamo un esempio pratico: se un giocatore guadagna 100mila euro di vincite ma ne spende 80mila per partecipare ai tornei, a cui si aggiungono le spese di viaggio e per mantenersi, allora ben si comprende che siamo in una soglia di sopravvivenza. In questo caso dedurre solo il 90 percento delle perdite può essere un duro colpo e sono in molti anche tra i Repubblicani a pensarla in questa maniera.