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Reddito di Cittadinanza e gioco: il precedente (pericoloso) dell'assoluzione della player avellinese

31 ottobre 2022 - 17:08

Il Tribunale di Avellino assolve un'accanita giocatrice d'azzardo che ha movimentato 300mila euro mentre percepiva il Reddito di Cittadinanza.

Scritto da Cesare Antonini
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Il Tribunale di Avellino ci dà la risposta ad una domanda che ci siamo spesso posti nel corso di questi anni, da quando vi sono evidenze di truffe sulla percezione del Reddito di Cittadinanza da parte di cittadini che giocano d’azzardo e violano le regole della norma in questione. 
In una causa di un’accanita giocatrice, come l’hanno definita alcuni organi di stampa, che avrebbe movimentato 300mila euro mentre percepiva il sussidio governativo dal 2019, il tribunale ha sentenziato che “il reddito è cosa diversa dal gioco” e ha fatto cadere l’accusa e con questa ha creato un precedente importante per molte cause simili di cui abbiamo spesso scritto in riferimento alle truffe relative al Rdc. 

Andiamo nello specifico.  La 37enne residente nel capoluogo irpino percepiva il reddito di cittadinanza dal 2019 anche se, nonostante nello stesso anno, avrebbe movimentato con carte prepagate una somma di trecentomila euro su tutti i tipi di scommesse e giochi on line. Come spesso accade la giocatrice nel frattempo ha rigiocato e perso tutte le somme vinte, mentre aveva contestualmente percepito 12.600 euro dall’Inps. La tesi sostenuta dall’avvocato Danilo Iacobacci, difensore della donna, secondo la quale le vincite provenienti da giochi non costituiscono reddito è stata accolta dal collegio giudicante presieduto da Sonia Matarazzo, a latere Pierpaolo Calabrese e Michela Eligiato, che ha assolto l’imputata dal reato di acquisizione fraudolenta di erogazioni pubbliche. Resta in discussione la restituzione, come chiede l’Inps, delle somme percepite con il reddito di cittadinanza. Forte della sentenza dei giudici di Avellino, la donna, difesa in sede civile dall’avvocato Fabiola De Stefano, ha presentato opposizione. 
C’è qualche dubbio, però, visto che i soldi del Reddito non dovrebbero essere utilizzati per giocare e questo andrebbe dimostrato.

Bizzarro che il Tribunale abbia assolto visto che la 37enne “nella Dichiarazione Sostitutiva Unica, allegata alla richiesta di Reddito di Cittadinanza presentata presso l'Ufficio Inps nel 2019, ometteva d'indicare la percezione di redditi per l'anno 2019 derivante da ricariche effettuate a mezzo carta di credito a lei intestata, a conti di gioco (sempre alla stessa intestati) per giochi e scommesse, così indebitamente percependo il reddito di cittadinanza. La donna, così facendo, ha indebitamente percepito l'erogazione del Reddito di Cittadinanza - da aprile 2019 a settembre 2020 - per un totale di 12.600 euro”.

Il precedente importante e, forse, assai pericoloso, sembra giustificare il gioco d’azzardo per chi percepisce il sussidio e si presuppone abbia una condizione precaria per far parte della platea dei beneficiari. 
Va però data ragione all’avvocato Iacobacci quando si sgancia il reddito dal gioco e quando si fa il giusto distinguo tra patrimonio e volume di gioco. I 300mila euro, in effetti, cozzano pesantemente con la percezione del reddito ma sono assolutamente virtuali visto che, come spesso accade, il giocatore potrebbe avere pochissimo in cassa al termine dell’ingente movimentazione. 
Tuttavia vanno chiariti alcuni concetti perché, in questo modo, chi percepisce il Rdc potrebbe anche giocare 1 milione di euro high stakes in un anno e continuare a ricevere il sussidio. Non sembra corretta come evenienza. 

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