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La Stabilità in Aula, il dibattito tra elogi e dubbi sulle norme sui giochi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

L’Aula del Senato dibatte i contenuti della legge di Stabilità 2016 e si parla anche di gioco.

L’Aula di Palazzo Madama ha iniziato l’esame della legge di Stabilità 2016, su cui il governo porrà quasi certamente la questione di fiducia, e tra i tanti interventi si parla anche, con diversi accenti, delle misure che contiene in materia di gioco. la relatrice Federica Chiavaroli (Ap) sottolinea come una "parte di norme rilevanti, che poco ha riguardato il dibattito ma che riteniamo significative, riguardano i giochi. È stato inserito un aumento del prelievo erariale unico, che passa dal 15 al 17,5 per cento; è stata prevista una riduzione della quota delle vincite; inoltre, non saranno consentiti apparecchi aggiuntivi, se non in sostituzione di quelli già esistenti”.

Da parte sua, la senatrice Raffaela Bellot (Misto-Fare!), ritiene “innegabilmente condivisibili” interventi come quello “in materia di pubblicità per i giochi, sicuramente importantissimo, visti i riscontri negativi che ciò comporta”.

Interviene anche Francesco Bruni (CoR) per sottolineare, quanto alle copertura fornite con i proventi dei giochi, come “l'entità dei quali non è preventivamente determinabile e, dunque, non soggetta ad analitica quantificazione ed a dimostrazione di idoneità, ai sensi dell'articolo 81”.

 

Fortemente critico l’intervento del senatore Giovanni Endrizzi (M5S), che ritiene che il Paese sia “inondato da una miriade di piccoli casinò (…). Ci hanno raccontato che serviva ad evitare l'azzardo illegale. Ma non ci credono più nemmeno loro: il battage pubblicitario attira nuovi clienti, il mercato legale li fidelizza e poi passano al mercato illegale, che in questi anni è aumentato di pari passo”. Endrizzi critica il divieto di pubblicità previsto dalla legge di Stabilità: “Prima la frase di propaganda: divieto dalle 7 alle 22. Poi però le eccezioni: il divieto vale solo nelle trasmissioni generaliste. Cosa sono? Giuridicamente non significa nulla. Verranno esclusi poi i media specialisti. Ma cosa sono? È lo stesso Governo ad ammettere l'ambiguità. Sarà l'Esecutivo, con un decreto, a stabilire chi vi rientra e chi no, fra quattro mesi, giusto il termine entro il quale la Conferenza Stato-Regioni potrebbe decidere di limitare i poteri degli amministratori locali, che tanto fastidio danno alle lobby. Il messaggio, signora Presidente, è fin troppo chiaro: se in Conferenza Stato-Regioni non si metterà la museruola a chi tutela i cittadini, il Governo potrà depotenziare il divieto di pubblicità, concedendo deroghe a destra e a manca. E, poiché di lì a poco scadono le gare di assegnazione delle nuove licenze, potrà addurre l'urgenza e la necessità ed emanare un decreto-legge per dare certezza di investimento a lorsignori. Vi sorprende? È già successo”.

 

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