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In Cdm le nuove autonomie: altro capitolo della Questione territoriale

  • Scritto da Alessio Crisantemi

In Cdm le nuove autonomie: altro capitolo della Questione territoriale e lo Stato rischia di perdere la riserva di legge sul gioco?

Un’occasione per il riordino o la rinuncia semi-definitiva alla Riserva di legge sul gioco pubblico? È una delle domande che è lecito porsi in vista del prossimo Consiglio dei ministri che dovrà esaminare la richiesta di autonomia rafforzata presentata da tre regioni del Nord: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
Queste regioni hanno chiesto l'attivazione dell'iter previsto dall'articolo 116 della Costituzione, secondo cui le regioni coi conti in ordine possono chiedere ulteriori competenze (e le corrispondenti risorse) nelle materie di competenza concorrente con lo Stato, come l'istruzione, la tutela della salute e la politica energetica.
Ma sono anche tre regioni che hanno portato avanti leggi di carattere locale riferite al gioco pubblico, con la Lombardia in particolare che ha rappresentato il simbolo della rivolta “anti-gioco” condotta dagli enti locali, e l’Emilia che l’ha seguita a ruota diventando uno dei territori più ostili al gioco (Amusement compreso).

E ora, mentre esplode il dibattito tra favorevoli e oppositori rispetto a questa semi-autonomia, annunciata come “un passo avanti nella responsabilizzazione delle comunità locali” ma da alcuni vista, al contrario, come l’inizio della “secessione dei ricchi”, è opportuno osservare come la competenza relativa alla salute - più volte citata nell’emanazione di quelle stesse leggi regionali contro il gioco - potrebbe interferire con l’ormai annosa Questione territoriale.

Fino ad oggi la regione che più di tutte ha sfruttato i margini di autonomia concessi dal Titolo V della Costituzione - come osserva l’Istituto Bruno Leoni in un articolo dedicato su ItaliaOggi - è la Lombardia, che così facendo si è dotata di un sistema sanitario originale, efficace ed efficiente. Che gli ha consentito, tuttavia, di prendersi anche qualche “libertà” in più, come per esempio quella in materia di gioco: teoricamente non prevista dalla legge statale che impone(va) una centralità dello stato nella gestione del comparto, davo poi vedere declinare i poteri sulla pressione delle regioni, capitanate proprio sala corrente lombarda.
I POSSIBILI SVILUPPI - Ancora è presto per capire cosa potrà davvero accadere: tutto dipende dalla decisione che verrà presa dal Consiglio dei Ministri in risposta alla richiesta e dal modo in cui saranno identificati i maggiori poteri da assegnare alle regioni.
Nel frattempo, è evidente, il trama risulta essere particolarmente divisivo per governo e parlamento e pure all’interno delle singole correnti politiche. All'interno della componente leghista al governo, intanto, si succedono le riunioni preparatorie: "Abbiamo avuto al Mef un incontro tecnico con il ministro Stefani: per la parte finanziaria è tutto a posto", rassicura il sottosegretario all'Economia Massimo Garavaglia. “L'approfondimento tecnico", tra i due ministeri, assicura, s'è concluso positivamente. "La copertura sarà a saldo zero e le risorse sono garantite tramite la compartecipazione di imposte. Il regionalismo differenziato è un sistema innovativo di efficientamento: ogni preoccupazione sull'impianto generale dello Stato è del tutto infondata".
Ma intanto gli oppositori non mancano e si fanno sentire. Come il governatore campano Rolando De Luca del Pd: “Faremo di tutto - annuncia - per bloccare il processo dell'autonomia differenziata se vengono meno le questioni di contenuto e metodo democratico. Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta". Per una posizione diametralmente opposta rispetto a quella delle regioni del Nord. Come accade da sempre. Ad eccezione del gioco, contro il quale sembrano essere sempre tutti d’accordo.

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