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Riordino, pubblicità, Awp e gare: le misure appese alla crisi di governo

  • Scritto da Alessio Crisantemi

La crisi di governo blocca tutti i lavori, necessari per l'Italia e per il gioco pubblico: oltre a flat tax, aumento Iva e 80 euro, attesa per Riordino, Awpr e gare.

Impossibile programmare le scelte economiche, per le famiglie italiane e per le imprese, oggi: tutto diventa più difficile del solito a causa della crisi di governo, che non sembra destinata a risolversi nell'immediata. Lo è per i privati, che si sentono promettere la “flat tax” da più di un anno, rischiando di ottenere, al contrario, “in cambio” un aumento dell’Iva dal 2020, oltre a perdere il bonus degli 80 euro. Ma in difficoltà sono anche le imprese, costrette a definire i propri budget per il 2020 senza conoscere esattamente quali e quante tasse dovranno pagare dal prossimo anno, con varie agevolazioni in bilico, come per esempio il superammortamento. La situazione è però ancora peggiore per le aziende del gioco, per le quali oltre a tutti i problemi e difficoltà comuni a ogni tipo di attività economica, si aggiungono una serie di problematicità specifiche destinate anche queste a rimanere irrisolte. Pur essendo urgenti e a dir poco vitali per il comparto. 

L'ATTESA RIFORMA - A partire dal Riordino del settore: annunciato per la prima volta dall'attuale governo attraverso il decreto Dignità, a luglio 2018 (pur essendo stato già promesso e annunciato dai precedenti esecutivi e addirittura “sfiorato” con l'intesa raggiunta in conferenza unificata nel 2017, e mai attuata), e promesso entro i successivi sei mesi, salvo poi essere slittato a chissà quando, rimbalzando di norma in norma, fino all'annuncio di qualche giorno fa del sottosegretario con delega ai giochi, che proprio nel periodo di chiusura delle camere (e alla vigilia della crisi) ha annunciato di essere al lavoro a un Codice Unico dei Giochi, che a questo punto non è dato sapere che fine possa fare, in attesa di una nuova maggioranza a Palazzo Chigi.
 
IL NODO DELLA PUBBLICITA' – Il Riordino del comparto non è l'unica misura disposta dal governo sul settore del gioco attraverso il decreto Dignità. Anzi, l'iniziativa politica più clamorosa (e discussa) compiuta dal governo attraverso il decreto di luglio 2018 è stata, al contrario, l'introduzione del divieto totale di pubblicità con il quale è stata vietata ogni forma di pubblicità, promozione e comunicazione del gioco anche indiretta. Oltre ad essere vietata ogni forma di sponsorizzazione di eventi o manifestazioni sportive e di ogni altro tipo. Una decisione che sta compromettendo imprese editoriali, grandi e piccoli media e creando importanti ammanchi nelle casse delle società sportive, che chiedono al governo di intervenire ormai da più di un anno, ma invano. Dopo le Linee Guida pubblicate dall'Autorità Garante delle Comunicazioni lo scorso aprile, nel tentativo di rendere applicabili delle norme di fatto parzialmente irrealizzabili, si è scatenato un nuovo dibattito condito da accuse da parte del leader politico del 5 Stelle Luigi Di Maio che ha parlato di “decreto annacquato” da AgCom, promettendo un nuovo intervento restrittivo, tramite decreto. Annunciando un “decreto Dignità bis”, di cui non si è avuto traccia. Al di là dei rumors provenienti da Via Venti Settembre relativi alla stesura di una “circolare esplicativa” riferita al divieto di pubblicità, di cui si attende di conoscere l'iter. Governo (e Parlamento) permettendo.
 
LA QUESTIONE DELLE SLOT – Tra i nodi irrisolti e in attesa di intervento che riguardano il gioco c'è poi l'intero fronte degli apparecchi da intrattenimento e, in particolare, delle cosiddette "AwpR": ovvero, la nuova generazione di apparecchi da remoto, il cui debutto è atteso sul mercato, in teoria, a partire dal prossimo anno. Legge alla mano, le nuove slot “con attivazione da ambiente remoto” dovranno essere prodotte e commercializzate a partire da gennaio 2020, in quanto da quella stessa data non verranno più rilasciate autorizzazioni relative a slot machine di attuale generazione. Peccato però che ad oggi non si conoscano ancora neanche i minimi dettagli relativi a questa tipologia di macchine da intrattenimento, con il decreto di regole tecniche atteso da mesi (anzi, ormai da anni), la cui pubblicazione deve peraltro essere anticipata anche da un passaggio a Bruxelles, presso il Dipartimento imprese della Commissione Europea, per un periodo di almeno tre mesi come previsto dalla Direttiva comunitaria relativa ai beni di natura tecnica che circolano all'interno dell'Unione. Tenendo conto che, secondo i produttori di giochi, si rendono necessari almeno sei mesi per l'avvio della produzione di una nuova generazione di slot (e almeno un anno, secondo i concessionari di rete), il rischio è quello di un blocco totale delle vendite per i produttori a partire dal prossimo gennaio, se non verrà introdotta una proroga degli attuali nulla osta per l'esercizio delle attuali slot. O quanto meno se non verrà accelerato l'iter di introduzione delle Awpr.
 
LA RIFORMA DEL TOTOCALCIO – Tra le mosse a sorpresa compiute dall'esecutivo gialloverde in materia di gioco pubblico c'è quella relativa al Totocalcio, con l'annuncio di un restyling del più antico dei giochi a vincita giunta all'improvviso nei primi mesi di governo, subito dopo che la stessa maggioranza aveva dichiarato guerra aperta al gioco d'azzardo. Invece la decisione del governo è stata quella di incrementare le risose destinate allo sport puntando anche sulla scelta, definita “rivoluzionaria” di rilanciare concorsi a pronostici “che non comportano rischi connessi al gioco d’azzardo, quali il Totocalcio”, modificando la percentuale destinata al montepremi prevedendo che una parte dei proventi sia assegnata alla società Sport e Salute Spa (ex Coni Servizi). L'iter è già stato avviato e si attendono i provvedimenti attuativi.
 
LOTTERIA DEGLI SCONTRINI – E' stata l'altra grande novità annunciata dal governo, nello stupore più generale. Dopo i tentativi precedenti di vari governi, quello guidato dal premier Giuseppe Conte e dichiaratamente ostile al gioco d'azzardo, ha annunciato senza troppi problemi il lancio di una nuova e ulteriore Lotteria: quella degli scontrini, che si prepara a fare il debutto da gennaio 2020. In teoria. Secondo quanto trapelato dal Mef, la nuova lotteria sarebbe già stata definita e già prima di nascere ha già moltiplicato le probabilità di vincita. Rispetto al progetto asettico trapelato dalla precedente legge che introduceva, in maniera piuttosto blanda, la nuova forma di gioco come mero strumento di contrasto all'evasione, dalle ultime indiscrezioni sembra configurarsi, al contrario, un vero e proprio gioco “di azzardo”, anche ricco di appeal. Al punto che è stato previsto anche uno sviluppo progressivo del gioco che vedrà passare, dopo un primo anno di giocate, caratterizzato da estrazioni mensili e annuali, alle estrazioni settimanali, a partire dal 2021. Ma non è tutto. Sì, perché ogni mese saranno sorteggiati tre premi, dal valore di 50mila euro per il primo estratto, 30mila per il secondo e 10mila per il terzo. Mentre per l’estrazione annuale vedrà un primo premio dal valore addirittura di un milione di euro. A lavorare alla stesura del regolamento sono le due agenzie coinvolte: Entrate e Dogane-Monopoli, in vista del debutto della lotteria fissato per il prossimo anno. Salvo, anche qui, altri cambiamenti.
 
DECRETO SCOMMESSE – Tra le iniziative più clamorose dell'attuale governo in materia di gioco c'è anche la mancata pubblicazione del nuovo regolamento in materia di scommesse che avrebbe dovuto sancire l'introduzione di due parti innovative nel betting, come il cosiddetto “cash out” e l'errore nelle quote. Dopo mesi di test condotti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli insieme a Sogei e ai concessionari, è scaduto il tempo di prova che sarebbe dovuto essere seguito dall'attuazione vera e propria delle norme, mentre la mancata pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale firmato da Giovanni Tria ha interrotto l'iter, su indicazione proprio del ministero dell'Economia. E ora si attendono sviluppi, dopo gli ingenti investimenti realizzati dalle società proprio su indicazione del legislatore per attuare le nuove modalità, allo scopo di rendere competitiva l'offerta legale rispetto a quella illecita.
 
QUESTIONE TERRITORIALE E CONCESSIONI – Tra i vari fronti aperti relativi al gioco pubblico, quello più importante rimane tuttavia quello della cosiddetta Questione Territoriale: ovvero, il conflitto tra lo Stato centrale e le norme locali, regionali o comunali, che hanno azione restrittive sulle istallazioni di prodotti di gioco in barba alla Riserva di legge tuttora vigente sul settore. Senza una soluzione del conflitto, in virtù del quale rimane pendente un enorme contenzioso nei maggiori tribunali amministrativi della Penisola, risulta impossibile procedere con l'emanazione dei bandi di gara per il rinnovo delle concessioni dei punti di vendita fisici di scommesse e bingo, attualmente prorogati a titolo oneroso. Una situazione insostenibile e non solo per gli addetti ai lavori, in quanto potrebbe comportare problemi con l'Europa e provocare, a livello teorico, anche una procedura di infrazione a danno del nostro paese.
 
Ebbene, tutte queste situazioni, di carattere più o meno urgente ma in tutti i casi estremamente necessarie, rimangono quindi in balìa degli eventi e in attesa di sviluppi provenienti dal Parlamento, chiamato a decidere rispetto alla caduta dell'attuale Esecutivo. Anche se l'attuale maggioranza si è rivelato decisamente ostile nei confronti del comparto dei giochi, è evidente che un cambio di governo e un eventuale ritorno alle urne comporterebbe uno slittamento inevitabile dei tempi di qualunque tematica, di certo non ritenuta prioritaria rispetto alle altre necessità del paese. Difficile pertanto indicare quale situazione sia da ritenere migliore per l'industria del gioco rispetto a quelle possibili che si possono individuare in questa situazione di crisi.
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