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Covid-19, lockdown fino a Pasqua e oltre per i locali pubblici: i criteri

  • Scritto da Ac

Come avverrà la ripartenza dopo la chiusura totale delle attività in Italia? Ecco le misure al vaglio del Governo e gli scenari per il gioco.

L'Italia rimane chiusa fino a Pasqua, senza alcuna deroga. Adesso è ufficiale. La serrata – che include tutti, dalle scuole alle imprese ritenute non essenziali - durerà (almeno) fino a metà aprile. Poi, come già accennato, in base all'andamento dei contagi da coronavirus, qualora fosse confermato in pianta stabile il trend "positivo" di questi giorni, si potranno valutare le possibili riaperture, con una sola certezza: la gradualità. É questa la linea decisa dal Governo nelle scorse ore, mentre il dibattito continua a infiammare la politica e il mondo scientifico. Tra le preoccupazioni per il crollo del Pil e quelle di una ricaduta del virus.

Nel mezzo, si trovano le imprese - come quelle del gioco pubblico – nella preoccupazione generale di non riuscire a recuperare il fatturato perduto. E con gli imprenditori del gioco (come spiegato nei giorni precedenti) che hanno anche qualche grattacapo in più, dal punto di vista tecnico e logistico, che riguarda soprattutto i gestori di apparecchi.

COME AVVERRANNO LE RIAPERTURE - Nel frattempo, la domanda che tutti si pongono in questo momento, oltre al quando, è il “come”: ovvero, in che modo si procederà alle riaperture? Ci sono nuove indicazioni su questo argomento? Per il momento, nessuna comunicazione ufficiale. Tuttavia, da Palazzo Chigi trapelano le prime indiscrezioni e le ipotesi al vaglio dei vari ministeri. Intanto, si sa già che si dovrebbe partire dalle attività produttive. Come è stato discusso dal Comitato tecnico scientifico (Cts) che consiglia il Governo, il quale ha proposto varie opzioni: dal rientro cadenzato in base all’età alla valutazione (quasi caso per caso), delle filiere produttive e dei posti di lavoro dove si potrà rispettare il distanziamento sociale.
 
Sulle riaperture, così come è stato per le restrizioni, si ragionerà quindi “in termini di proporzionalità”, come ha dichiarato il premier Giuseppe Conte, specificando che la serrata delle attività produttive non può durare troppo a lungo. Dunque appena i contagi caleranno, se tutto andrà come auspicato già dopo metà aprile, si valuterà una riapertura delle imprese. Mentre rimarranno chiusi i luoghi di aggregazione, come le scuole e le università - luoghi di eccellenza per la trasmissione e diffusione del contagio - dove la chiusura sicuramente durerà di più, e altri locali ritenuti “a rischio”, tra i quali rientreranno probabilmente anche i locali di gioco.
 
OBBLIGO DI DISTANZIAMENTO SOCIALE - La riapertura di aziende, attività produttive, negozi, bar ristoranti e commercio andrà comunque inevitabilmente pianificata e non potrà avvenire da un giorno all'altro. Non si potrà cioè tornare istantaneamente alla vita normale. “Bisognerà immaginare la riapertura del Paese con gradualità, valutando le singole tipologie di attività e facendo in modo che le aziende possano organizzarsi anche da un punto di vista di precauzioni sanitarie e di procedure di distanziamento”, ha indicato il virologo Fabrizio Pregliasco. Non a caso, tra le ipotesi al vaglio dei tecnici del Comitato tecnico scientifico, c’è proprio la possibile riapertura di quelle imprese o attività produttive dove potrà essere garantito il distanziamento sociale. Con il ricorso tra l’altro anche all’obbligo di ricorso ai dispositivi di sicurezza per i lavoratori, come le mascherine.
 
PUBBLICI ESERCIZI ED EVENTI - Per quanto riguarda i locali pubblici, però, i tecnici stanno valutando la proroga per un tempo più lungo dei divieti per tutte quelle attività (concerti, pubblici esercizi, eventi) dove è impossibile evitare gli assembramenti. In ogni caso, quando saranno riaperti - e non sarà presto, a quanto pare - dovranno rispettare le regole imposte nella prima fase di chiusura del mese di distanza. Valutando, tra le varie opzioni possibili, anche la possibilità di prevedere rientri cadenzati in base all’età. Il cosiddetto “modello israeliano” (ipotesi allo studio di Tel Aviv), che prevede l'uscita dalla quarantena per fasce di età a cominciare dai soggetti più forti, come i giovani, per poi passare a quelli più a rischio. I  dati sulla mortalità anche in Italia evidenziano un rischio basso sotto i 50 anni, al punto che l'ipotesi trova consenso anche nella comunità scientifica, secondo la quale sarebbe importante considerare uno scaglionamento per fasce di età con l'obiettivo di avere maggiore precauzioni per le fasce di popolazione più anziana o fragile.
 
IL CAMBIAMENTO SOCIALE – Ma oltre alle misure governative, a preoccupare gil operatori del retail, soprattutto quelli dei locali di gioco, sono gli aspetti sociali. Cioè l'impatto che questa pandemia provocherà sugli italiani e sulle loro abitudini di consumo. Con il rischio che la frequentazione dei locali possa risentirne. Almeno per un periodo iniziale. Quanto ci vorrà, dunque, prima di poter ritornare alla vera “normalità”? Secondo Mauro Ferraresi, professore di sociologia della comunicazione all’Università Iulm di Milano, interrogato sul tema dal Corriere della Sera, il tempo del coronavirus produrrà un tempo di riadattamento – una volta superato il picco – di almeno cinque volte tanto. Ciò siginifica che se avremo tre mesi di lockdown, bisognerà moltiplicare quel tempo per cinque volte per poter ottenere una stima di quando la situazione tornerà (il più possibile) come prima. Ma ci saranno anche cose che cambieranno per sempre, dice il docente. Dopo gli attacchi terroristici abbiamo preso l’abitudine a subire alcuni controlli negli aeroporti – spiega Ferraresi - così dopo il coronavirus ci saranno nuove restrizioni, come il controllo della temperatura corporea o di altri parametri vitali, che secondo il professore diventerà un obbligo per determinati locali. E verrà applicato in tutti quei luoghi in cui ci sarà il pericolo di assembramenti e in cui le persone si incrociano durante un viaggio, come le stazioni ferroviarie. Pratiche che necessiteranno di un vademecum e di una serie di regole di prevenzione che dovranno essere messe a punto prima che il lockdown termini.
 
LE POSSIBILI REAZIONI - Probabilmente avremo bisogno di sviluppare quella che il team del Mit chiama shut-in-economy, ossia l’economia al chiuso. Con i pubblici esercizi che potrebbero veder limitato il numero di clienti che vi accedono, magari mantenendo una distanza maggiore tra i tavoli o sui banconi, e le file per entrare dovranno essere ordinate, e ben distanziate, proprio come accade ora per entrare al supermercato o in farmacia. In ogni caso, questi saranno gli ultimi locali a riaprire, proprio per la loro natura legata alla vita sociale, e magari modificheranno anche in un primo momento i loro servizi. Ma questo stile di vita, non essendo sostenibile a lungo, dovrà essere rimpiazzato con attività sempre più significative in ottica di prevenzione.
Per quanto riguarda l'approccio generale ai consumi, tuttavia, gli analisti prevedono due scenari possibili. Il cosiddetto "revenge spending", più rassicurante per gli addetti ai lavori, oppure il "reset spending". Il primo caso prevede che in seguito al trauma da stress non si vedrà l'ora di tornare allo shopping, agli acquisti in libertà e all'esperienza di intrattenimento. Che riguardano quindi anche i locali di gioco. Ed è quello che pare stia avvenendo in queste settimane in Cina, con i comportamenti di revenge spending delineati dalla tendenza a recuperare il tempo perduto in quarantena, senza nessun reale cambiamento, sia nei valori che nei comportamenti ("evviva, si torna a spendere!"). Nell'altro scenario, negativo per gli operatori, lo stress creato dai traumi non facili da superare potrebbe diffondere una sensazione di disagio che potrebbe invitare tutti a maggiori riflessioni e a maggiore prudenza nell'uscire di casa e frequentare spazi o locali pubblici. 
La realtà, tuttavia, potrebbe essere fatta dall'insieme di questi due atteggiamenti individuabili nella varietà di target che compongono la popolazione globale. Di certo quello che servirà, in qualunque caso, sarà un cambio di mentalità anche negli addetti ai lavori e nelle aziende, che dovranno comunque riconquistare i consumatori.
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