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Covid-19: chiusure prorogate al 31 gennaio, decisione dopo l'Epifania

  • Scritto da Redazione GiocoNews.it

Mentre si torna alla zona rossa nazionale, si va verso il rinnovo della chiusura per giochi, palestre, teatri, cinema.

Il rinnovo della sospensione - da metà gennaio - delle attività ritenute “non essenziali” è l'ipotesi che continua a essere più probabile all'interno dell'esecutivo. E a farne le spese, ancora una volta, sarebbero i locali di gioco, insieme a palestre, cinema e teatri, dopo che la sospensione di queste attività è stata prevista dal Dpcm del 3 dicembre, con scadenza il prossimo 15 gennaio. Salvo, appunto, prolungamenti. A delineare lo scenario di un'estensione del lockdown sono fonti di governo, le quali tuttavia precisano che, in ogni caso, si deciderà anche sulla base dei dati epidemiologici che arriveranno dopo l’Epifania. Nel caso peggiore, però, potrebbero essere rinnovate le misure che prevedono la sospensione di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e altri spazi, così come la chiusura di palestre, piscine e sale da gioco.

L'ipotesi attualmente al vaglio dell'esecutivo sarebbe quella di protrarre le chiusure almeno fino al 31 gennaio: data – peraltro – in cui scadrà anche lo stato di emergenza, prorogato dal Consiglio dei ministri dello scorso 7 ottobre, in virtù del quale il governo ha la possibilità di adottare misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del Covid-19. E' sulla base di questo status eccezionale, infatti, che il governo può intervenire, in relazione all'andamento epidemiologico e secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente, con misure che possono essere stabilite per specifiche parti o per tutto il territorio nazionale e per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, comunque reiterabili e modificabili. Una serie di principi che, non a caso, sono stati ribaditi anche dai tribunali – amministrativi e non – chiamati a giudicare le misure disposte dal governo a suon di Dpcm, come per esempio quelle adottate nei confronti dei giochi. Rispetto ai quali iniziano a vacillare i criteri di “adeguatezza e proporzionalità”, tenendo conto la serrata totale riservata a questo particolare settore, a differenza di molti altri, senza prevedere invece misure specifiche per zone o per fasce orarie. Una serie di osservazioni che verranno affrontate anche nell'udienza di merito fissata al Tar del Lazio per il 13 gennaio, che potrebbe quindi giocare un ruolo importante nella decisione che dovrà adottare l'esecutivo.

LE RICHIESTE DELL'INDUSTRIA - Nel frattempo, tuttavia, le associazioni che rappresentano gli operatori del comparto stanno chiedendo a gran voce al governo di considerare la riapertura dei locali, sia pure con misure ultra-restrittive, per scongiurare la chiusura di tante imprese vicine al collasso. Del resto, far ripartire i giochi potrebbe voler dire anche produrre entrate per lo Stato, di cui si sente anche al bisogno. Tenendo anche conto che, al contrario, se dovessero protrarsi le chiusure delle varie attività non essenziali, si andrebbero ad aggiungere altre attività alla platea già esistente tra quelle che chiederebbero di rientrare nei ristori del governo, con le associazioni di categoria di tutti i comparti pronte a dare battaglia per aver subito forti cali dei ricavi a causa della pandemia.
È dunque possibile che sulle riaperture (più per palestre e piscine che per i giochi) si assisterà a un nuovo braccio di ferro anche all'interno dell’esecutivo tra rigoristi (come i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia) e non. Con le parole più rassicuranti che sono state pronunciate dal ministro allo Sport Vincenzo Spadafora il quale ha parlato di riapertura dei centri sportivi prima della fine di gennaio come un “obiettivo raggiungibile”, ma sempre tenendo conto della curva dei contagi. E se torneranno a lavorare palestre e piste da sci, si dovranno considerare anche le attività di gioco.
 
IL TREND E LE RESTRIZIONI - Intanto dal 7 gennaio tornerà la suddivisione in tre aree (gialla, arancione e rossa) prevista dal Dpcm del 3 dicembre. Dopo i dieci giorni di lockdown totale (l’ultimo sarà il 6 gennaio) e i quattro di chiusure parziali previsti dal decreto di Natale, a partire dal 7 si tornerà ad applicare la suddivisione del territorio nazionale in base ai tre scenari di rischio, con diverse restrizioni. Al momento in cui è scattata la stretta per il periodo delle festività di Natale e di Capodanno, tutte le regioni erano in zona gialla. Unica eccezione l’Abruzzo, in arancione. Ma nulla cambia per il gioco che continua, come prima, a essere interdetto sull'intero territorio nazionale. Bisognerà poi capire, in base all’andamento della curva dei contagi e alle valutazioni del Comitato tecnico scientifico, se la configurazione sarà confermata o se con ordinanza del ministro della Salute si deciderà di far tornare qualche regione in zona arancione o, nel peggiore dei casi, rossa. Stando all’ultimo report settimanale dell’Istituto superiore di sanità (periodo 14 - 20 dicembre) “la maggior parte delle regioni registra un rischio moderato o alto e quattro regioni a rischio basso di una epidemia non controllata e non gestibile”. In particolare, Emilia-Romagna, Molise, Provincia autonoma di Trento e Valle d'Aosta) “hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l'attuale trasmissibilità”. Cinque regioni (Liguria, Marche, Puglia, Umbria e Veneto) sono classificate a rischio alto. “Si deciderà anche sulla base dei dati epidemiologici che arriveranno dopo l'Epifania”, confermano fonti del governo. Le regioni e le province autonome possono adottare soluzioni ulteriormente restrittive, di carattere locale.
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