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Nuovo Dpcm, oggi la bozza e i nuovi colori: ecco le possibilità per i giochi

  • Scritto da Ac

Con l'indice Rt in risalita e la variante del virus che dilaga, diverse regioni cambiano colore e fanno slittare le riaperture: per il gioco se ne riparla ad aprile.

Con il nuovo Dpcm in dirittura di arrivo, di riaprire i locali di gioco non se ne parla. Anzi. I focolai causati dalle varianti del Covid-19 provocano l’innalzamento dell’Rt in molte parti d’Italia e sono diverse le Regioni che potrebbero cambiare colore. Con il Piemonte in fascia arancione, Lazio e Lombardia in bilico, come pure la Puglia, le Marche e la Basilicata. Potrebbe andare in rosso la Campania, ma anche l’Emilia Romagna che ha già fatto entrare Bologna in “arancione scuro”. Uno scenario che rende praticamente impossibile la ripartenza di quelle attività – come quelle di gioco – che sono al palo da troppi mesi, portando gli addetti ai lavori allo stremo. Ma nonostante l'attenzione dedicata dalla politica alla materia, diversamente da quanto poteva accadere prima, grazie anche all'attenzione mediatica suscitata dai movimenti di piazza, non ci sono i presupposti per un allentamento di alcun tipo di restrizione. Con l'unica eccezione, come anticipato, per cinema e teatri, che potrebbero trovare un'apertura a fine marzo.
A preoccupare, come detto, è l’andamento della curva e per questa ragione la bozza del nuovo Dpcm che sarà consegnata oggi ai governatori per essere messa a punto entro lunedì, non porterà ad alcuna riapertura. Su questo, oltre al ministro della Salute Roberto Speranza, anche quello degli Affari Regionali Mariastella Gelmini sono stati espliciti. Se ne riparlerà a partire dal 6 aprile, dopo le vacanze pasquali, ma solo se la curva sarà davvero in discesa. Altrimenti, si potrebbe addirittura slittare ulteriormente. Uno scenario, quest'ultimo, che preoccupa ancor più gli addetti ai lavori del comparto giochi, che stanno esaurendo la benzina necessaria anche soltanto per tenere in piedi le proprie aziende e scongiurarne la chiusura già prima della riapertura.
Del resto, il governo non sembra avere scelta, in fatto di riaperture, guardando ai dati. Non è un caso che anche le Regioni hanno dovuto fare un passo indietro dopo la spinta “aperturista” dei giorni scorsi. Con il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, che solo tre giorni fa aveva definito "ragionevole" riaprire i ristoranti la sera, che ora chiede prudenza. “Siamo all’inizio della terza ondata, non si può mollare ora”, ha detto Bonaccini in un tweet. 

Ma non è il solo a pensarla in questo modo. Il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha già annunciato che l’Rt è a 1,03 e dunque va in arancione, la Lombardia rimane sul filo e dunque i vertici del Pirellone attendono “l’analisi della cabina di regia per capire che cosa succederà”. Mentre aumentano in tutta Italia le restrizioni locali (Siena e Pistoia da domani saranno zone rosse per una settimana). Il Lazio è ancora sotto il valore 1 ma “l’attenzione deve rimanere altissima”, raccomanda l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato senza poter escludere che oggi l’incrocio dei dati — tenendo conto delle numerose “zone rosse” create nell’ultima settimana — porti in fascia arancione seguendo le indicazioni della cabina di regia. Mentre in Campania il sindaco Luigi de Magistris non esclude che Napoli possa diventare zona rossa mentre la Regione confida di rimane in arancione. La decisione sui colori regionali sarà presa oggi dal ministro della Salute dopo il monitoraggio settimanale.

IL NUOVO DPCM – Insomma, il concetto è chiaro: la situazione di altissimo rischio non consente allentamenti. Se l’ipotesi di aprire i ristoranti nelle Regioni in fascia gialla non sembra essere imminente, figuriamoci se qualcuno si possa sognare di riaprire i giochi, come pure palestre e piscine. Il nuovo Dpcm confermerà dunque il divieto di spostamento tra le Regioni fino al 27 marzo e non consentirà di andare nelle seconde case se si trovano in “zona rossa”.

Le varianti Covid rallentano dunque i protocolli per riaprire in sicurezza, nonostante il pressing a tutto campo da parte di alcune forze di maggioranza e delle categorie. La parola spetta al Cts, ma è difficile che venga raggiunta un’intesa sulle nuove regole prima del via libera al nuovo provvedimento per il contenimento dei contagi. La linea di prudenza nei confronti dell’ipotesi di un allentamento delle misure anti Covid espressa dal coordinatore del Cts Agostino Miozzo in occasione del recente incontro a palazzo Chigi con il premier Draghi e alcuni ministri - uno per ciascuna forza di maggioranza - fa pensare che la possibilità che gli esperti mettano mano a protocolli di sicurezza, primo passo per la riapertura o l’estensione di alcune attività, sia allo stato attuale contenuta. In vista del Dpcm che, come ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza in un’informativa al Senato, sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, operatori del gioco, oltre a ristoratori, operatori del cinema e del teatro, titolari di palestre e piscine, gestori di impianti sciistici chiedono di riaprire, e si dicono disposti ad adottare regole ancora più stringenti pur di tornare a respirare. Ma la posizione espressa da Speranza in parlamento non delinea un’apertura su questo fronte. “Non sottovalutare le difficoltà e i rischi è indispensabile - ha sottolineato il ministro - per tentare di evitare una nuova diffusione incontrollata del contagio, che metterebbe nuovamente in crisi i nostri ospedali e renderebbe più difficile la nostra campagna di vaccinazione. Non è un problema italiano: è il mondo nel quale viviamo che non è in una condizione di sicurezza, perché ancora forte è la circolazione del virus e perché si fanno strada varianti con un tasso di contagiosità elevato. E resta, purtroppo, molto alto il numero delle vittime”.

PRESSING A TUTTO CAMPO PER RIAPRIRE - La richiesta degli operatori, di tutti i settori, è stata sostenuta anche da alcune forze politiche della maggioranza, in uno schema bipartisan: dall’altra parte però il ministro della Salute e gli esperti del Cts frenano, segnalando il rischio contagi, specie alla luce delle nuove varianti. Si tratta di individuare nuove regole, in grado di contemperare da una parte la salute delle persone, soprattutto nello scenario di una variante inglese che a metà marzo sarà predominante in tutta Italia, dall’altra la necessità dei diversi settori di tornare ad aprire. Una partita non facile, che ha in prima linea il Cts, il Comitato tecnico scientifico chiamato a definire i paletti nell’ambito di nuovi protocolli di sicurezza.

Spiragli però arrivano dal ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, che si espresso rispetto al caso dei ristoranti: “Occorre definire protocolli in grado di garantire la sicurezza delle persone, la salute dei cittadini, ma anche la possibilità per il settore della ristorazione di ripartire - ha sottolineato il ministro -. Attraverso il Cts stiamo lavorando a un protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza”. Il dossier è anche sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, dopo che il 24 febbraio si è tenuta una lunga videochiamata tra il ministro, Giancarlo Giorgetti e il presidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, Lino Enrico Stoppani. Un incontro di un’ora, durante il quale i rappresentanti delle categorie hanno presentato al governo un documento contenente le misure emergenziali necessarie alla ripartenza di un settore messo in ginocchio dalla pandemia. Tra le proposte delineate nel documento, l’adozione di un piano di ripartenza, riprendendo il lavoro già svolto con il Cts durante il precedente governo, per la riapertura graduale ma stabile, parametrata sulle caratteristiche strutturali dei locali, che consenta ai pubblici esercizi che dispongono di servizio al tavolo di tornare a lavorare anche di sera nelle zone gialle e di giorno nelle zone arancioni. È probabile che l’elaborazione di un nuovo protocollo di sicurezza per la ristorazione da parte del Comitato tecnico scientifico parta proprio da queste proposte. D’altro canto, è difficile che le nuove linee guida prendano forma prima del prossimo provvedimento anti - Covid, che potrebbe registrare il via libera del governo già alla fine di questa settimana.

I POSSIBILI SPIRAGLI - Intanto però la Conferenza delle Regioni ha chiesto al governo di accelerare sulla revisione dei criteri e dei parametri che sono alla base della definizione della colorazione delle diverse fasce di rischio: “Abbiamo chiesto che questo avvenga sin dalle prossime ore”, ha detto Bonaccini, “e che questi lavori arrivino a conclusione nei prossimi giorni”. E all'interno di questo scenario potrebbero aprirsi nuove possibilità per i settori a rischio default, come quello del gioco, che non può più certo rimanere fermo, senza neppure essere adeguatamente ristorato, come accaduto fino ad oggi. La speranza (e l'obiettivo) degli addetti ai lavori, è di poter ottenere una riapertura dei locali di gioco almeno sui territori in fascia gialla, adottando restrizioni ulteriori e misure straordinarie, ma evitando la chiusura totale. E in questo senso, le misure che hanno portato alla riapertura dei musei che potrebbero portare anche alla ripartenza di teatri e cinema, giocherebbero a favore del gioco. Anche se continua a prevalere, soprattutto tra i membri del Comitato tecnico scientifico, la linea che accomuna i locali ai servizi di non primaria necessità, come palestre o discoteche, per in quali non si ravvisa l'urgenza di farli ripartire. In tale ambito, un parere chiesto dal (precedente) ministero dello Sport agli esperti aveva portato alla spiegazione che palestre e piscine potranno riaprire solo quando il numero dei contagi sarà di 50 persone per 100mila abitanti. Una situazione da zona bianca, che ad oggi è ancora sulla carta, sulla quale sembrano collocarsi anche le riaperture dei giochi. Ma la corsa della variante inglese non aiuta.

NECESSARIO UN CAMBIO DI PROSPETTIVA - Sta di fatto tuttavia che una tale valutazione, decisamente sommaria, della situazione, non può più stare in piedi, con la “materia gioco” che richiede una rivalutazione e uno specifico approfondimento, visto che la sua ripartenza è assolutamente necessaria per i lavoratori, che sono sempre cittadini, come tutti gli altri che si intende proteggere. Come evidenziato dalla filiera nelle piazze. Oggi, infatti, non si può più ignorare anche l'aspetto economico e finanziario oltre a quello dei contagi, per discriminare sulle riaperture. Senza contare, peraltro, che una valutazione scevra da giudizi o condizionamenti morali, dovrebbe mostrare quanto il livello dei rischi all'interno dei locali di gioco sia decisamente inferiore e imparagonabile rispetto a quello delle palestre o delle discoteche. E anche rispetto a quello di altre attività che sono state riaperte già tanto tempo fa, come ad esempio i centri estetici. Possibile che all'interno di una sala di centinaia di metri quadrati non possano entrare un numero ridottissimo di persone? E' la domanda che pongono, in concreto, gli addetti ai lavori alla politica e (volendo e potendo) agli scienziati. In effetti, guardando per esempio al caso delle agenzie di scommesse: perché non pensare di riaprire i locali anche facendo entrare almeno un giocatore alla volta? Tutte domande che continuano a non avere risposta ma che prima o poi dovranno trovare un interlocutore. Ora che la maggioranza allargata propone una fitta serie di interlocutori che dovrebbero far superare il muro ideologico contro il quale si scontrava il settore nei precedenti governi di questa stessa legislatura. E nella speranza che il governo possa assegnare quanto prima la delega al comparto giochi, riattivando le interlocuzioni dirette con il settore.

OBIETTIVO RISTORI – Nel frattempo, però, c'è un'altra importante partita da giocare per il settore, che è quella dei ristori: soprattutto in virtù della prolungata chiusura e del rischio degli ulteriori slittamenti. Sì, perché il piano attuato finora dal precedente governo si è dimostrato completamente inefficace a tutelare i lavoratori del gioco e senza una revisione urgente di queste misure, in pochi potranno arrivare alle prossime scadenze. Su questo potrebbero sembrare confortanti le parole epsresse ancora una volta da Bonaccini, anche se non espressamente riferite ai giochi, il quale ha spiegato: “Abbiamo apprezzato – ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni – l’impegno ad una concomitanza più stringente fra provvedimenti restrittivi e l’azione per indennizzi e ristori. Positiva anche l’intenzione manifestata dai ministri Gelmini e Speranza ad estendere i ristori anche laddove le restrizioni siano introdotte con ordinanze regionali assunte d’intesa col ministero della salute. Su questo punto – che avevamo posto da tempo – attendiamo però un riscontro positivo anche dal ministero dell’economia”. Ed è proprio dalla triangolazione di questi tre dicasteri che si attendono risposte concrete per il comparto giochi: magari anche aggiungendo la quarta gamba che potrebbe essere fornita da quello del lavoro, tenendo conto dell'immenso rischio occupazionale a cui sta andando incontro il settore. La ministra Gelmini è stata chiara, dicendosi favorevole “ai ristori immediati per chi non può lavorare”, ribadendo il coinvolgimento dei ministri economici nella cabina di regia. La risposta a chi invoca “un cambio di passo rispetto al precedente governo” è però netta: “Va bene la discontinuità ma non faremo salti nel buio”.

 

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