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Sale lan, la chiave può venire dall’Europa

  • Scritto da Daniele Duso

A una settimana dai sequestri di alcune sale-lan italiane emergono le prime soluzioni concrete da parte della politica, con Iidea che suggerisce di guardare all’Europa.

A sette giorni dal bailamme che ha interessato alcune sale-lan italiane tendono a calmarsi le polemiche in rete. Inizialmente le notizie dei sequestri di sale-lan, esports bar e locali di intrattenimento digitale, avevano scatenato vere e proprie reazioni rabbiose contro Adm, l’Agenzia delle accise, dogane e monopoli, accusata di chiedere il rispetto di norme che non esistono e di mettere sullo stesso piano videogame e gioco d’azzardo, contro la politica, accusata di disinteressarsi ai problemi di tutta una categoria e contro Sergio Milesi, il titolare della Led srl che a fine aprile aveva presentato un esposto ad Adm chiedendo di verificare l’operato di quei locali che offrono intrattenimento basato su nuove tecnologie pur senza avere le carte in regola, mettendo così in atto una concorrenza sleale nei confronti di operatori attanagliati da crisi economica e norme stringenti.

Restano, dopo l’ultima settimana, da una parte gestori e utenti, che inizialmente si erano scatenati sui social e ora hanno iniziato a comprendere che qualcosa è necessario fare per essere riconosciuti come attività legali; dall’altra le molte aziende del settore amusement e del family entertainment, che non hanno alcuna intenzione di eliminare una forma di concorrenza (semmai mostrano curiosità per includere i cosiddetti esports nella loro offerta), in modo legale, oltre a rassicurazioni giunte dalla politica, che ha visto numerose voci sollevarsi sia alla Camera che al Senato (dalla Lega Nord al Movimento 5 stelle e Gruppo misto) come anche da rappresentanti del Governo (come Federico Freni, del Mef, ministero Economia e Finanze) e, anche se indirettamente, dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Da parte di Adm non c’è alcun intento punitivo”, assicura infatti il deputato Luca Carabetta (M5s), dell'Intergruppo Parlamentare Innovazione, che con una delegazione di parlamentari martedì ha incontrato il direttore generale di Adm, Marcello Minenna, il quale, spiega Carabetta, “è stato molto chiaro spiegando dapprima che Adm, di fronte ad un esposto, non poteva non intervenire, e illustrando poi le modalità che erano a disposizione di queste strutture per mettersi in regola. A scanso di equivoci abbiamo chiesto a Minenna una nuova circolare che illustri più chiaramente il modo corretto di interpretare le norme attualmente vigenti per questo settore”.

Permangono infatti, in merito a questo, numerose perplessità da parte degli operatori, che di fronte a richieste quali l’omologazione di apparecchi elettromeccanici non si sono sentiti chiamati in causa, ritenendo di far uso di dispositivi classificabili in altro modo, così come, ad esempio, si trovano in difficoltà di fronte a richieste normative che impongono la notifica di ogni modifica software. “È chiaro che ciò poteva essere consono per le macchine delle sale giochi di 15 o 20 anni fa”, commenta Carabetta, “ma non allo stato attuale, dove gli update vengono fatti quotidianamente o quasi”. La pronuncia di Adm, pertanto, servirà sicuramente a fare chiarezza, almeno nel breve periodo.

Nel lungo periodo, invece, la soluzione potrebbe venire dalla politica, che potrebbe decidere di inserire la questione dei giochi senza vincita in denaro (il settore dell’amusement), compresi quindi videogame e simulatori, pc e console, nel riordino del settore gioco che il Parlamento dovrà affrontare nei prossimi mesi, e che quindi potrebbe inserire il tema di questa tipologia di intrattenimento a fianco delle tante questioni irrisolte relative al gioco d’azzardo, alla sua distribuzione sul territorio, e alla sua regolamentazione. Certo, il rischio potrebbe essere quello di allargamento della prospettiva che potrebbe portare a un ulteriore allungamento di tempi (che già sono più lunghi del previsto), ma potrebbe trattarsi di un male necessario da affrontare.

Nel frettempo, di fronte a chi ha citato anche l’intervento del Coni per normare un’attività che viene spesso associata allo sport, si è espressa quindi anche Iidea, l’associazione che rappresenta l’industria del videogioco in Italia, che ha ritenuto giusto precisare che “gli esports sono parte del settore dei videogiochi e non sono né gioco d’azzardo né sport”. Una posizione netta, non nuova, quella dell’associazione di categoria, che in merito al cosiddetto langate ritiene “necessario guardare all’Europa come riferimento per affrontare le sfide relative allo sviluppo del settore”.

Iidea esprime la sua piena solidarietà ai gestori delle sale Lan che hanno subito il sequestro di Pc e console, e ritiene, così riporta una nota dell’associazione, “che la normativa di pubblica sicurezza che impone l’omologazione degli apparecchi utilizzati per il gioco nei locali aperti al pubblico (art. 110 Tulps), di cui è stata contestata la violazione, non sia applicabile ai dispositivi messi a disposizione degli utenti per giocare ai videogiochi nelle sale Lan e auspica che questa interpretazione venga chiarita e confermata al più presto”.

Nel frattempo l’associazione fa sapere che “si rende disponibile ad accogliere le istanze dei gestori delle sale-Lan e a lavorare insieme per definire una soluzione condivisa per l’inquadramento più corretto della loro attività sulla base della normativa vigente ed eventuali proposte da sottoporre all’attenzione delle istituzioni”.

Ma su una cosa Iidea ritiene che non si debba far confusione, come in effetti qualcuno ha fatto nei giorni scorsi: è infatti “importante non confondere l’attività delle sale Lan con l’intero ecosistema esports. Gli esports sono leghe, circuiti competitivi, tornei o competizioni simili che tipicamente coinvolgono un pubblico di spettatori in cui singoli giocatori o squadre videogiocano, sia di persona che online, allo scopo di ottenere premi o per puro intrattenimento e, benché in Italia non esista una regolamentazione specifica, come Iidea ha più volte fatto notare, gli stessi sono assoggettati alle norme generali dell’ordinamento al pari di qualsiasi altra attività economica”. 

Iidea si dice consapevole che ci siano norme che attualmente impediscono lo sviluppo del settore in Italia e impattano negativamente sulla sua attrattività a livello internazionale, come ad esempio la regolamentazione in materia di manifestazioni a premi. Tuttavia “una regolamentazione specifica per il settore non esiste nemmeno nei principali mercati esports in Europa, come ad esempio Regno Unito, Germania e Spagna. L’unica eccezione è rappresentata dalla Francia, che ad oggi è l’unico Paese europeo ad aver introdotto una norma che chiarisce correttamente che gli esports non devono essere considerati né sport né gioco d’azzardo, né devono conseguentemente essere regolamentati come tali.

“Laddove il Governo italiano ritenga necessario intervenire”, dichiara il direttore generale dell’associazione, Thalita Malagò, “Iidea auspica che qualsiasi valutazione sia effettuata guardando all'evoluzione del settore esports nel contesto europeo, sia in termini di mercato che di cambiamenti normativi. In questo modo, non si rischia di danneggiare o minare la competitività dell'Italia rendendola meno attraente per gli investitori di altri paesi”. 

Continua Malagò spiegando che “il Parlamento europeo ha appena pubblicato una bozza del suo rapporto non legislativo "sugli Esports e i videogiochi" (2022/2027 (Ini)). In questo rapporto, si afferma che "a causa della natura senza confini [degli esports], l'Unione europea è il livello appropriato per affrontare le sfide". Il rapporto dovrebbe essere approvato quest'anno e sostiene lo sviluppo di una strategia a lungo termine per i videogiochi nell'Ue, compresi gli esports, da mettere in atto per l'intera regione. E anche questi sviluppi dovrebbero essere presi in considerazione”.

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