Tutela equidi, allevatori alla Camera: ‘Norme equilibrate e non penalizzanti’

Scritto da Daniele Duso
Sulla tutela degli equidi nel corso dell’audizione alla commissione Agricoltura alla Camera allevatori e Fise sottolineano che togliendo le attività sportive i cavalli spariranno.

Sì alla tutela degli equidi, ma considerando che “se le attività sportive sono proibite allora i cavalli scompaiono, non finiscono liberi nei prati“.

A dirlo è Simone Perillo, della Federazione italiana sport equestri nel corso dell’audizione, ieri, 21 aprile, in commissione Agricoltura alla Camera in merito alle Pdl sulle “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione”.

Nell’occasione, con Fise, sono stati auditi anche l’associazione allevatori Cavallo del Catria, Horse Angels, Lav, Animal Equality e Italian Horse Protection,

Perillo difende con forza il ruolo dello sport equestre e la classificazione del cavallo come atleta. “Nei decreti ministeriali del 2025 del ministero della Salute”, spiega, “la visita di dignità sportiva è equiparata alla visita di dignità tecnica e sportiva della Federazione italiana sport equestri”.

Il rappresentante Fise ha sottolineato come esistano già “regolamenti molto severi a livello internazionale in materia di antidoping equino”. Pur condividendo la necessità di tutela e benessere animale, secondo l’associazione, un eccesso di regolamentazione potrebbe danneggiare l’intero comparto.

Già ora, nota Perillo, “essendo il cavallo un atleta, si trova ad affrontare lo stesso problema del doping che riguarda gli atleti umani”.

GLI ALLEVATORI: “NO A DIVIETI GENERALIZZATI, A RISCHIO RAZZE E FILIERA”
Anche Arianna Brunelli, dell’Associazione allevatori Cavallo del Catria, esprime una posizione critica verso le proposte di legge.

Brunelli ricorda che la normativa europea distingue già tra animali destinati e non destinati alla produzione alimentare. “La proposta di vietare la macellazione degli equini interromperebbe la sostenibilità economica del sistema con conseguenze dirette”, sottolinea.

Tra queste, “la perdita di redditività dell’allevamento, l’abbandono delle attività nelle aree interne e il rischio concreto di estinzione di numerose razze autoctone”.

Secondo Brunelli, un divieto totale avrebbe effetti indiretti anche sulla gestione dei cavalli sportivi e dei cavalli da corsa, soprattutto nella fase di fine carriera.
Sottolinea come al settore allevatoriale servano norme equilibrate. Norme che tengano conto della realtà produttiva e delle esigenze territoriali, senza penalizzare un comparto già fragile.

LA POSIZIONE DI HORSE ANGELS
Diversa la posizione di Horse Angels, rappresentata in audizione da Roberta Ravello. Secondo l’associazione vi sono molte criticità nella gestione dei cavalli da corsa e della loro carriera sportiva.

I cavalli sportivi riconosciuti nell’area Coni devono essere registrati come non destinati alla macellazione“, spiega. E aggiunge: “questo perché sono cavalli atleti, mentre per i cavalli da corsa, di competenza del Masaf, non esiste ancora un obbligo analogo”.

Ravello sottolinea che “vi sono situazioni in cui la classificazione viene utilizzata in modo opportunistico, ad esempio, per semplificare la gestione sanitaria e ridurre gli obblighi”.

Ravello sottolinea come la fase di fine carriera rappresenti il punto più fragile del sistema. Evidenzia quindi la “persistenza di pratiche illecite, tra cui gare clandestine, l’uso di sostanze dopanti, la detenzione di strutture abusive, e la macellazione illegale”.

Secondo Horse Angels, la mancanza di un obbligo uniforme tra cavalli sportivi e cavalli da corsa crea un sistema disomogeneo e difficile da controllare.

Crediti fotografici ©Instagram / Associazione allevatori cavalli del Catria