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Un lustro senza nuovi giochi, ma occhio alle slot

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Cinque anni senza nuovi giochi. E' la moratoria proposta (e approvata) dalla Commissione Affari sociali della Camera rispetto alla quale si ha l'insolita convergenza di tutte le forze politiche, per una battaglia – quella contro il gioco – evidentemente bipartisan.

E' evidente dal plauso dell'ex ministro Giorgia Meloni alla misura introdotta al disegno di legge sulla ludopatia, che ci tiene, addirittura, a bollare la misura restrittiva come uno dei provvedimenti voluti dal suo partito (introdotta, non a caso, con un emendamento dell'onorevole Taglialatela di Fratelli d'Italia), a cui fa eco l'onorevole di Scelta Civica, Paola Binetti. Ma chi ha buona memoria ricorderà come la stessa proposta fosse contenuta anche nella proposta di legge avanzata durante una precedente legislatura dal Partito Democratico, in una delle rare iniziative politiche condivise dall'intera base del partito guidato oggi da Matteo Renzi. Insomma, tutti chiedono (e a dire il vero, ormai da tempo) uno stop del gioco pubblico, evitando l'uscita di nuovi prodotti. Del resto, gli stessi addetti ai lavori chiedevano la stessa cosa già qualche anno fa, puntando al consolidamento delle proprie attività economiche e alla messa in sicurezza del sistema, piuttosto di inseguire ulteriori modelli di sviluppo e programmare nuovi e ulteriori piani di investimento.
Peccato però che il testo di legge in fase di definizione, nonostante i potenziali e auspicabili buoni auspici, presenti delle insidie tutt'altro che banali per il settore. E per il paese, per giunta. Sì, perché dietro a quella che si presenta come una razionalizzazione della distribuzione del gioco, quasi a voler anticipare la Legge delega, vi è il rischio di una scomparsa pressoché totale degli apparecchi da intrattenimento. Guardando il testo approvato dalla Commissione e quindi in attesa della discussione alla Camera, si legge all'articolo 4, sotto la voce “Divieto di introdurre nuovi giochi con vincite in denaro e moratoria delle concessioni”, la seguente disposizione: “A decorrere dalla data dell’entrata in vigore della legge e per un periodo di cinque anni non è consentita l’attività di nuovi apparecchi di videolottery o slot machine a valere sulle concessioni già in essere”.
Una disciplina che, come illustrato dall'onorevole Binetti, “fatte salve le regole del gioco attualmente in atto, prevede una moratoria nei prossimi cinque anni per nuove concessioni e nuovi giochi, in particolare per slot machine e videolottery”. La ratio, dunque, sarebbe chiara e riferita esclusivamente alle future istallazioni di macchine da gioco. Ma il rischio, per chi conosce la materia, appare altrettanto evidente, soprattutto per quanto riguarda le new slot. Una situazione analoga si ha nei territori in cui sono stati presi provvedimenti altrettanto restrittivi in materia di nuove istallazioni: occorre tenere a mente, in questi casi, che gli apparecchi da intrattenimento sono presenti in numero sostanzialmente stabile da ormai qualche anno sulla Penisola, ma questo non significa che le macchine attive nei locali pubblici sono sempre le stesse. Al contrario, il ricambio delle new slot è piuttosto frequente e il ciclo di vita di una macchina difficilmente supera un periodo massimo di tre anni, anche nei casi più fortunati di macchine incredibilmente performanti. Ciò significa che i gestori di apparecchi sostituiscono frequentemente le singole macchine nei locali, fermo restando il limite di giochi presente in ogni locale. Di conseguenza, se non si avrà l'accortezza di specificare tali aspetti nella norma, come già avvenuto in alcuni territori, nelle “nuove o future installazioni” previste nella legge, rientrerebbero anche i ricambi di giochi, che verrebbero assimilati a nuovi giochi. E ciò vorrebbe dire che, all'interno dei cinque anni previsti dalla moratoria, si assisterebbe alla scomparsa più o meno dell'intero mercato delle new slot. Un problema che diventerebbe particolarmente serio per l'Erario, più che per gli operatori, tenendo conto che oltre il 50 percento delle Entrate dovute dai giochi provengono proprio dagli apparecchi da intrattenimento. E tanto dovrebbe bastare per garantire la giusta attenzione da parte del Legislatore in fase di approvazione della nuova legge. Ma il nostro paese (e la politica, soprattutto) non ha mai smesso di sorprenderci. Per questo sarà bene sollecitare l'attenzione su un tema tutt'altro che banale, come il rischio di scomparsa del gioco lecito, che potrebbe scaturire da una legge sulla cura delle dipendenze.

 

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