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Il governo passa ai fatti: ora tocca agli Enti locali

  • Scritto da Alessio Crisantemi

L’emendamento proposto dall’Esecutivo alla Manovra-bis accelera il processo di riduzione delle slot nella Penisola: un viatico per la Conferenza unificata ma ora tocca agli enti.

Dalle parole ai fatti. È il messaggio, forte e chiaro, lanciato dal governo agli enti locali e alle altre parti in causa che intervengono – direttamente o indirettamente – al tavolo della Conferenza unificata dove si sta cercando, già da troppo tempo (e con troppa fatica), di raggiungere un accordo. Dopo i tanti annunci relativi a una presunta razionalizzazione dell’offerta sul territorio, l’Esecutivo prova a fare un passo avanti mettendo nero su bianco, attraverso una legge, il “taglio” alle slot. Pari addirittura al 34 percento del numero di apparecchi presenti oggi nei locali pubblici. Per quello che il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha definitivo “un significativo intervento di riduzione dell'offerta e di razionalizzazione del settore”. Al quale si andrebbe ad aggiungere, secondo le intenzioni del rappresentante del governo, “il dimezzamento degli attuali 98mila punti gioco; l’introduzione della tessera sanitaria per poter giocare; tempi allentati di gioco per contrastare la compulsività; la riduzione a 100 euro per le Vlt; nonché lo stop al gioco per sei ore al giorno”. Per un intervento tutt’altro che banale nei confronti del settore e dell’offerta statale di gioco più in generale. In risposta ai vari oppositori che lamentano la mancanza di interventi concreti per limitare il gioco nel paese. Invece, il sottosegretario tira fuori un coniglio dal cilindro e con un tocco di bacchetta magica si prepara a cancellare metà della rete distributiva del gioco italiano. O, meglio, unicamente di quella degli apparecchi, visto che gli altri giochi continuano a non essere interessati dai piano di riforma del settore. Intanto, però, i primi provvedimenti concreti sono arrivati e a supporto del piano di restringimento delle rete nazionale di slot si prepara ad essere adottato – come rivelato da questo Quotidiano proprio nell’ultima ora – un nuovo contingentamento predisposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dal quale verrà automaticamente ridimensionata la distribuzione nei pubblici esercizi.

Adesso, quindi, tocca agli enti locali fare la propria parte, visto che diventa difficile, a questo punto, continuare a respingere le proposte governative di riduzione, a meno che non si voglia davvero lasciare inalterata l’attuale distribuzione. Nonostante la proposta governativa continui ad essere credibile solo in parte – tenendo conto, come ricordato più volte, che l’Esecutivo si è appena impegnato nei confronti di Bruxelles nel tirar fuori nuove entrate proprio dal mercato del gioco e dagli apparecchi da intrattenimento, per i prossimi tre anni – le regioni dovranno trovare nuove argomentazioni se si vorrà respingere anche questa ultima proposta. Non è un caso, infatti, che la filiera delle new slot continua ad essere in subbuglio: e ancor più nelle ultime ore, dopo i recenti sviluppi in Parlamento, che hanno portato una parte del settore a scendere di nuovo in piazza per manifestare contro delle “politiche inique” che penalizzerebbero soltanto una parte del comparto.
Che il settore debba prepararsi a degli ulteriori sacrifici, è un fatto noto e pure inevitabile. Come del resto si rendono conto gran parte degli addetti ai lavori. Quello che non convince nessuno, tuttavia, è la soluzione scelta dal governo che si concentra su un unico “prodotto”, che è senz’altro il più esposto e il più “gettonato” dagli italiani, ma con il rischio di andare ad accumulare soltanto della cenere sotto il tappeto, lasciando pressoché inalterato il panorama, dal punto di vista dei rischi connessi alle patologie e agli eccessi. Una politica che si possa definire lungimirante, nei confronti del gioco come di ogni altro settore, dovrebbe prevedere (o, almeno, provare a farlo) anche i rischi connessi alla sua applicazione sullo scenario economico e produttivo locale; ed è proprio quello che sembra mancare al piano di riordino del gioco pubblico (e, soprattutto, all’approvanda manovra fiscale), che non prende in considerazione, nei fatti, le possibili ricadute in termini di illegalità, di disoccupazione e di disagio sociale che ne potrebbero derivare. Se i margini per le imprese del gioco non saranno più sufficienti, è evidente che gran parte di esse sarà costretta a chiudere baracca, mettendo per strada i propri dipendenti. Mentre altre – c’è da scommetterci – proveranno strade alternative alla legalità nel tentativo di sbarcare il lunario e continuare a pagare bollette, stipendi e tirare avanti. I segnali che arrivano dal Nord Italia, in alcuni territori che hanno ristretto fortemente l’installazione delle slot, sono tutt’altro che rincuoranti, con un’escalation di macchine da gioco che promettono ed erogano premi, punti e vincite mascherate sotto varie forme, che si possono già trovare in troppi locali. Perché senza un adeguato piano repressivo, lo Stato non sarà mai in grado di arginare il fenomeno dell’illegalità. E allo stesso modo, senza un adeguato piano preventivo, non sarà mai efficacie nell’educare i cittadini al consumo consapevole e al contrasto delle dipendenze.
Eppure, si continuano a chiedere (o a promettere) soluzioni estreme, trovando soluzioni (o iniziative presunte tali) di carattere emergenziale, senza mai affrontare davvero a fondo le questioni. Limitandosi ad un’analisi di superficie. Perciò, se i ritardi (immensi) della Conferenza unificata serviranno a esplorare in maniera completa ed esaustiva, allora si potrà concedere anche qualche settimana in più alle nostre istituzioni. Ma la sensazione diffusa e piuttosto generale – stando anche alle questioni evidentemente parziali affrontate nei diversi tavoli di lavoro – è che non sia questo il caso. Ma le conseguenze, questa volta, non saranno affatto banali. E quelle sì, tutt’altro che superficiali.
 
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