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Italia al centro del mondo (del gaming), nonostante tutto

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Italia al centro del mondo (del gaming), con l'Italy Briefing di Gn media Gioconews all'Ice Totally Gaming di Londra, settimana cruciale per il gioco pubblico. 

Nemo propheta in patria, dicevano i latini. Ed è proprio quello che sono soliti ripetersi gli addetti ai lavori del comparto del gaming italiano quando si trovano ad esplorare i mercati esteri. Avviene, in particolare, ogni anno, in occasione della fiera Ice Totally Gaming di Londra - la manifestazione di settore più importante al mondo - dove il mercato italiano viene visto, e da sempre, come un punto di riferimento a livello globale. Non soltanto, com’è facile immaginare, per via dell’ampiezza e varietà dell’offerta di gioco sul territorio (fisico e virtuale) che permette pochi paragoni all’estero. Ma anche per via del suo modello di regolamentazione e controllo del settore che viene preso ancora oggi a modello, in Europa e non solo. “Un sistema - come viene in genere rappresentato - che ha il merito di riuscire a rispondere efficacemente alle esigenze di carattere pubblico e privato”. 

Avendo garantito, in questi anni, ingenti entrate nelle casse dello Stato attraverso una progressiva operazione di bonifica del territorio che ha portato a una massiccia emersione di vere e proprie economie sommerse e la messa in sicurezza di un’offerta fino a quel momento fuori controllo (e qui l’interesse pubblico perseguito): consentendo al tempo stesso lo sviluppo di un’industria che ha creato posti di lavoro aprendo le porte anche a grandi player esteri e internazionali (e qui gli interessi privati, oltre alla perfetta compliance con i dettami dell’Unione sulla libertà di impresa e la libera circolazione di beni e servizi). Meriti importanti, non c’è dubbio: ma all’estero. Da noi, invece, i dubbi ci sono eccome, con una parte di politica e istituzioni che dimenticano - o, forse, ignorano - completamente questi aspetti, additando l’industria a volte come se fosse una filiera di criminali o di untori del popolo. Certo, va detto, in Italia non è stato fatto sicuramente tutto quello che c’era da fare per allestire un vero e proprio “sistema ideale” o un modello da riprendere a tutto tondo; perché se la campagna politico-mediatica contro il settore ha preso piede, al di là delle strumentalizzazioni e delle varie derive populiste, oltre alle battaglie ideologiche da ritenere in qualche modo innate (e spero pure forsennate), è perché in questi quindici anni di progressiva regolamentazione del comparto la parte meno sviluppata è stata quella della prevenzione e della cura in generale degli aspetti sociali (intesi anche quelli di stampo territoriale, che hanno portato poi all’esplosione del conflitto con le regioni). E anche se l’unico colpevole, in questo senso, è lo Stato e con esso i governi che si sono succeduti a Montecitorio, a rimetterci è sempre e comunque l’industria e gli operatori che la rappresentano.
Per fortuna però ci sono anche le esperienze estere: e in questo senso, dicevamo, la fiera Ice di Londra rappresenta il punto di riferimento a livello mondiale, per l’industria e per i regolatori chiamati a scrivere le regole  in ogni singolo mercato. Ed è qui che c’è da sentirsi fieri di essere italiani. Specialmente negli ultimi anni, da quando l’Editore di questa testata (Gn Media) ha allestito un momento di confronto internazionale incentrato sul mercato italiano del gaming, creando quell’Italy Briefing divenuto ormai un appuntamento fisso della kermesse londinese e un’occasione imperdibile per tutti gli stakeholder interessati alla realtà tricolore. Quest’anno l’interesse è più vivo che mai, in virtù degli importanti sviluppi normativi (e legislativi) che si preparano a caratterizzare questa nuova stagione del gioco. A partire dal bando di gara per il rilascio delle concessioni dell’online che nonostante l’immenso ritardo (circa due anni) con cui è stato emanato dal ministero, è comunque in grado di suscitarne discreti appetiti, rappresentando un punto di accesso per gli operatori esteri che intendono affacciarsi sulla Penisola, esplorando i confini del Bel Paese e provando a conquistarne i giocatori. Soprattutto in tempi di possibile liquidità condivisa. Tutto questo, però, mentre nello stesso anno dovranno essere bandite anche le gare per le scommesse sportive e il bingo e dovrebbe essere avviata una nuova produzione di apparecchi da intrattenimento, con tecnologie più vicine a quelle delle Vlt e sulle quali molte realtà internazionali hanno qualcosa da dire. Altri motivi in più per affacciarsi in Italia.
Il 2018 è però anche l’anno della riduzione delle slot e del (presunto) riordino dell’offerta: altri aspetti che suscitano una serie di interrogativi a livello internazionale che a Londra (e al’Italy Briefing) troveranno risposte o, almeno, possibili interpretazioni. 
Fermo restando, tuttavia, l’interesse generale nei confronti delle politiche di controllo e gestione del settore, in termini di contrasto all’illegalità e di tassazione, dove l’Italia rappresenta un benchmark fondamentale e un autentico apripista per tutti gli altri mercati europei. Fornendo un esempio e un punto di riferimento ancora oggi da studiare, e di cui dovremmo tutti essere fieri. Nonostante tutto.

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