Capannelle, Nuovo galoppo Italia: ‘Rimodulazione corse è uno svuotamento’
Per l’associazione il ‘ridimensionamento’ del calendario di Capannelle (si scende da 73 a 33 giornate di galoppo) non sarebbe un semplice aggiustamento tecnico ma un arretramento strutturale che mette in discussione il futuro del galoppo italiano.
Nuovo galoppo Italia definisce senza mezzi termini “una sconfitta per tutti” la rimodulazione del calendario delle corse 2026 conseguente allo stop di Capannelle fino a settembre.
Il riferimento è al decreto pubblicato nella giornata di ieri, 25 febbraio, con il quale il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste modifica il calendario nazionale delle corse ippiche per l’anno 2026. Una necessità, spiegano dallo stesso Masaf, nata dalla sospensione delle attività presso l’ippodromo di Roma Capannelle per il primo semestre dell’anno, dovuta alla revoca dell’assegnazione della gestione da parte di Roma Capitale poiché il soggetto aggiudicatario non ha sottoscritto il contratto nei termini previsti.
In un commento diffuso oggi, 26 febbraio, l’associazione Nuovo galoppo Italia parte dai numeri e sottolinea che “Roma passa da 73 giornate a 69, poi a 54 e oggi a 33 giornate effettive da settembre in poi”, evidenziando come, a suo giudizio, non si tratti di una semplice rimodulazione ma della “cancellazione di oltre metà dell’attività storica dell’ippodromo di Roma”. Roma, afferma Nuovo galoppo Italia, “non è un impianto qualunque”, ma “l’ippodromo più importante d’Italia per numero di corse, per storicità e per numero di cavalli presenti nel centro di allenamento”, e proprio per questo la riduzione delle giornate viene considerata particolarmente grave.
Nel ragionamento dell’associazione, le giornate originariamente in calendario a Capannelle vengono “distribuite sul territorio nazionale senza una visione organica e senza una strategia complessiva”. La media della nuova distribuzione, si legge ancora nel testo, è di “quattro giornate per impianto, con scostamenti minimi che non cambiano la sostanza”. Dietro quella che viene presentata come una ripartizione apparentemente uniforme, per Nuovo galoppo Italia la realtà sarebbe una sola: “Roma viene svuotata”. L’associazione insiste sul fatto che non si possa far passare quanto deciso come “un semplice atto tecnico”, ma che si tratti di “un arretramento strutturale” che porta con sé una “responsabilità politica e istituzionale che non può essere elusa”.
Il focus resta sempre sulle conseguenze della riduzione di calendario per Capannelle. Secondo NgI con la perdita di metà delle proprie giornate Roma perde “peso economico, indotto, occupazione e prospettiva”, cioè l’insieme degli elementi che determinano la centralità di un ippodromo all’interno del sistema. La chiusura del ragionamento allarga poi lo sguardo oltre i confini dell’impianto capitolino: quanto sta accadendo a Roma non sarebbe solo “una sconfitta romana”, ma “il segnale che il sistema ippico nazionale è entrato in una fase di declino profondo”. Per Nuovo galoppo Italia, infatti, non si tratta di discutere “una giornata in più o in meno”, ma della “sopravvivenza stessa del galoppo italiano”, messa in discussione da una riduzione così significativa dell’attività nello storico ippodromo della capitale.