Sale giochi e scommesse: la Corte costituzionale conferma i divieti locali
La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 20 depositata nella giornata del 24 febbraio, ha chiarito le regole del cosiddetto ‘Daspo antirissa‘, misura di prevenzione che vieta l’accesso a locali pubblici a chi abbia partecipato a risse o commesso reati nei pressi di bar, sale giochi e locali di intrattenimento.
Secondo la Corte, il Daspo antirissa ordinario, che limita l’interdizione a locali specifici collegati ai fatti contestati, non viola la Costituzione. In pratica, chi riceve il provvedimento resta libero di frequentare altri locali e di partecipare a scommesse, slot e attività di gioco legale, purché non si rechi nei luoghi indicati dal provvedimento.
Diversamente, il Daspo antirissa aggravato, o provinciale, che può estendere il divieto a tutti i locali dell’intera provincia, rappresenta una restrizione della libertà personale. Per questa forma più severa, la Corte ha stabilito che è necessaria la convalida dell’autorità giudiziaria, a tutela dei diritti costituzionali del soggetto interessato.
La sentenza evidenzia come il legislatore abbia progressivamente ampliato la portata del Daspo antirissa: inizialmente limitato a locali specifici, oggi può riguardare anche chi sia stato solo denunciato o arrestato, senza condanna definitiva, e include la possibilità di vietare lo stazionamento nelle immediate vicinanze dei locali coinvolti.
Per le sale scommesse, bingo e sale slot, questo significa che i provvedimenti locali restano operativi e legittimi ma qualsiasi divieto che coinvolga l’intero territorio provinciale dovrà passare attraverso il vaglio di un tribunale. La misura mantiene così il suo scopo di prevenzione della sicurezza pubblica, senza compromettere il diritto di accesso a esercizi non coinvolti.