La scuola interna di partypoker può rivoluzionare il mercato delle poker academy?

Le scuole di poker rischiano di andare in crisi se le room si attrezzano con programmi di formazione interni? La mossa di partypoker può cambiare il mercato?
Scritto da Cesare Antonini

Le scuole di poker in Italia e la formazione, vivono un ottimo momento, non c’è dubbio. E vorremmo iniziare a capire, in questi giorni, se può uccidere il mercato o risultare totalmente inutile, l’iniziativa lanciata da partypoker in alcuni mercati che ha sostanzialmente estromesso tutti i solver e i software “terzi” alla poker room. L’idea, in poche parole, è questa: dare supporto ai players per imparare il gioco e migliorare il proprio poker direttamente dalla room senza trasferire dati all’esterno e affidarsi a scuole, software e tabelle. Una soluzione democratica per mettere a disposizione di tutti gli stessi strumenti, le stesse armi per combattere al tavolo da gioco. Un appiattimento che conferma la tendenza delle room a proteggere i recreational players e tutelare le pool dei players togliendo vantaggi spesso imbattibili ai reg.

Ovviamente ciò non esclude che chi vuole crescere e studiare può rivolgersi ad una delle tante scuole che ancora funzionano e registrano ottimi numeri tra ore di coaching distribuite e corsi effettuati di tutti i livelli e per tutti i giochi. L’apprendimento rimane una cosa personale, un percorso solitario.

L’offerta lanciata da partypoker in quel degli Stati Uniti si chiama “For the Player”. I giocatori che si iscrivono riceveranno una serie di newsletter settimanali esclusive con materiali di contenuto come “GTO Trainer Pack”, “Strategy Episodes”, “Poker Decision Hands”, “Interactive Train & Explain Series” e altro ancora.

Inoltre, ai giocatori verranno forniti blog di formazione e sessioni live con il Team LearnWPT composto da Andrew “LuckyChewy” Lichtenberger, Tony Dunst, Vanessa Selbst, Jared Tendler e Nick Binger. Insomma, un’offerta di primo piano. Ma l’appiattimento di cui parlavamo prima piacerà ai giocatori? Di sicuro a tutti no ma è anche vero che anche con questi strumenti si potrà emergere. Come in una classe di un liceo o di un corso universitario, tutti hanno gli stessi strumenti eppure la differenza la fanno lo studio e l’applicazione e le intuizioni. Per questo, sì, potrebbe funzionare.

Sui solver qualche player troverà maggiori difficoltà e questo divieto proteggerà davvero i players meno attrezzati all’insegna del divertimento.
Di base, però, noi siamo per la meritocrazia. Non per i vantaggi ma se c’è chi studia, si applica ed eccelle perché non dovrebbe vincere soldi al tavolo?
Staremo a vedere cosa succederà, nel frattempo, studiate, studiate, studiate.