Aspiranti sindaci a Campione d’Italia, una sfida da non sottovalutare

L'analista di gaming Mauro Natta sottolinea i tanti profili delicati di cui si deve occupare un sindaco a Campione d'Italia, a iniziare dal nodo Casinò.
Scritto da Mauro Natta

Foto di Glen Carrie su Unsplash

Il proporsi a candidato come primo cittadino di Campione d’Italia pare diventato un’ansia, temporaneamente, per due; ho letto il programma elettorale proposto dal signor Carlo Russo.
Non conosco la realtà della cittadina, le esigenze e quanto l’ente pubblico si prefigge di portare a termine per andare incontro alla popolazione che non è molto numerosa ma, come in ogni altro comune, presenta problemi da risolvere.
E non si potrebbe nutrire dubbio alcuno sul fatto che l'autonomia finanziaria sia indispensabile, così come non è possibile omettere il ruolo della casa da gioco, relativamente alla problematica in discorso.

Nella mia personale non conoscenza della situazione reale e completa mi soffermo su alcuni punti collegati in corda doppia con la gestione della locale casa da gioco.
Ciò che reputo maggiormente rilevante e, per questo, di primaria importanza, è la assoluta prevalenza della competenza sull’appartenenza ovvero che la politica stia il più possibile discosta dalla gestione del Casinò, bene inteso in qualunque tipologia gestionale. Il risultato attivo del bilancio, in un modo o nell’altro, influisce sempre positivamente sull’ente pubblico concedente. Nel caso di affidamento ad una società a capitale pubblico il concedente potrà  interessarsi dell’andamento societario richiedendo di conoscere il trend tramite situazioni contabili redatte trimestralmente o semestralmente; in buona sostanza una struttura di controllo senza volersi sostituire a chi è il vero responsabile. 

Infatti, nel caso di gestione pubblica, concorre a determinare la tassa di concessione che riveste una minore importanza stante la destinazione dell’utile da parte dell’azionista, il quale altri non è che lo stesso ente pubblico e allo stesso tempo proprietario.
Nel caso di gestione affidata in concessione al privato la tassa avrà una diversa considerazione ma, pur avendo garantita l’autonomia finanziaria, sarà superiore a quella analizzata nel caso precedente.

A prescindere da ogni altro eventuale ragionamento, non si può disconoscere che il primo pensiero dell’ente pubblico è il controllo sulla regolarità del gioco e degli incassi. 
Che in un caso può determinare l’organizzazione del lavoro e della produzione, mentre nell’altro spetta al privato la scelta relativa all’organizzazione di cui sopra.
Ciò non toglie che la natura giuridica delle entrate che derivano dalla gestione della casa da gioco imporrebbe al concedente alcuni obblighi in quanto, credo, trattasi di entrate di diritto pubblico.

Ma le osservazioni al programma non si esauriscono con quanto sopra perché c’è un punto che mi riesce poco comprensibile.
L’argomento consiste nella ricerca di una società di marketing onde procedere al rilancio con maggiori probabilità di riuscita. Ma una scelta simile non può coniugarsi disgiuntamente dalla professionalità e competenza che si può reperire solo da chi ha una profonda conoscenza di tutti i giochi, della migliore clientela e dei servizi indispensabili da offrire a detti frequentatori. Dopo potrà subentrare la professionalità da richiedere a chi è in grado di applicare al marketing la dovuta ed opportuna conoscenza di altri.
Si deve ammettere che l’immobile ove risiede il Casinò ha una grande disponibilità di spazi extra da impiegare ed è agevole comprendere il ricorso al marketing ma sempre tenuto debito conto dell’attività principale. Questo per rilevare che le iniziative dovrebbero considerare la opportuna compatibilità con la casa da gioco che rimane l’esigenza primaria ed irrinunciabile.

Non è mia intenzione insegnare qualcosa che ritengo di conoscere discretamente, soltanto consiglio ad iniziare la ricerca di chi potrebbe attivarsi nello studio e nella successiva messa a terra di uno specifico programma di rilancio credibile. Sicuramente non mi propongo per un compito tanto impegnativo che richiede esperienze recenti nel mondo dell’azzardo autorizzato ed un'età molto meno avanzata.
Molto probabilmente mi ritrovo ad aver messo troppa carne al fuoco ma il lodevole dovere di rilanciare la casa da gioco non sarà un impegno di poco momento. Comporta, tra l’altro, un attento esame del mercato, della concorrenza e della situazione economica che, al momento, non pare godere se non di incertezza.