Malta e la convenzione Macolin, i pericoli per il poker e gaming online vanno gestiti

La Convenzione Macolin potrebbe cambiare la natura dell'hub europeo del gaming onine, l'isola di Malta. 
Scritto da Cesare Antonini

Una bomba clamorosa quella che è arrivata da Malta, la scorsa settimana, e che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’iGaming e anche del poker online. La questione è molto intricata e siamo ancora nel campo dei rumours seppur di fonti certe e di alto livello, ma bene hanno fatto alcuni colleghi a mettere al centro della discussione un tema che può cambiare la storia dell’hub del gambling online a due passi dall’Italia.

Al centro ci sarebbe la convenzione Macolin, promossa dal Consiglio d’Europa per contrastare truffe e manipolazione degli eventi sportivi e alla quale hanno aderito quasi tutti i Paesi dell’Ue e dello Spazio economico europeo, Italia compresa. Malta, però, sarebbe ancora recalcitrante da questo punto di vista.

Secondo le indiscrezioni raccolte da Luciano Del Frate di Assopoker e da altri info che completano il quadro da parte di Malta Today, ci sarebbe in atto una discussione di altro profilo politico. La storia è molto complessa e consigliamo di documentarvi alla perfezione perché i passaggi sono assai delicati e potrebbero generare conseguenze molto importanti per le società di gioco.

Per semplificare, se Malta aderirà alla Convenzione Macolin, l’impatto sarebbe importante sull’industria del gioco maltese e sulle entrate fiscali, inutile nasconderlo. La normativa maltese sulle scommesse a distanza consentono alle aziende di tutta Europa di avere una licenza (MGA) con cui offrire il gioco d’azzardo a distanza ai consumatori. Tuttavia, secondo quanto spiega Del Frate, queste stesse società potrebbero ora trovarsi di fronte a richiedere licenze diverse in vari Stati membri, ciascuna con i propri costi di licenza.

Ma se per le multinazionali del settore cambierà poco, per le medie gaming company l’impatto sarà non secondario Per i brand più noti, questo tipo di evoluzione regolatoria è già avvenuta da molti anni e quindi cambierà molto poco. Cambierà l’operatività solo i alcuni mercati “marginali” ma stiamo parlando di società quotate in borsa che dispongono di licenze in tutti i paesi e mercati regolamentati. PokerStars, partypoker e altri brand ormai viaggiano da sempre in Europa con una licenza “in tasca”. Ma per le medie e piccole gaming company che operano in modo borderline (spesso senza licenza) invece l’impatto sarà non secondario.

In caso di caduta del veto, le licenze Mga perderebbero una parte del loro valore, fermo restando che nell’ultimo decennio molti paesi europei hanno già regolamentato i mercati interni con la conseguente richiesta di una licenza per operare.

Potrebbero andare in questo senso le mosse dell’isola di incentivare il lavoro sul suo territorio per i tantissimi lavoratori che operano in smart working e che potrebbero tornare vicini alle loro aziende. Del resto Malta ha ancora tutti i più grossi gruppi all’interno e il fatto che ci sia tutto il gaming online sull’isola favorisce la permanenza e la crescita dell’hub che ha già smussato tantissimi angoli adeguandosi alle normative europee.
Tuttavia non va perpetrato lo stesso errore che si fa in Italia, ad esempio: stringere le maglie attorno ai mercati regolati può favorire regolamentazioni più spregiudicate. Malta, da qualche anno a questa parte, ha fatto passi da giganti adeguandosi a tutte le normative sull’antiriciclaggio e sulla sicurezza. Forse sarebbe bene gestire con cautela questa situazione perché preferiremmo avere qualche dot com o dot Eu controllato da uno Stato membro e con cui abbiamo un fitto e limpido scambio di dati, piuttosto che in una legislazione del Sud America. La questione è da seguire con grande attenzione fermo restando che per i players italiani cambierà molto poco visto che sono costretti all’interno della loro liquidità interna.