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Bingo: bando di gara approda al Mef, ma l'iter è bloccato in attesa del riordino

  • Scritto da Ac

L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha predisposto anche il bando di gara per le concessioni del bingo che approda al Mef, dove si ferma insieme a quello di online e scommesse.

 

E anche il bando di gara per l'assegnazione delle concessioni del bingo è pronto. O, almeno, si fa per dire. Ad essere pronta – secondo le indiscrezioni raccolte da GiocoNews.it in ambienti istituzionali - è la procedura amministrativa necessaria per la predisposizione formale della gara a cura dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La quale, come già avvenuto per il bando delle scommesse e per quello dell'online, ha eseguito il proprio compito inviando la sua proposta di gara al Ministero dell'Economia, come da iter istituzionale, per il successivo inoltro al Consiglio di Stato che dovrà esprimere il proprio parere in via consultiva. Invece, esattamente come nel caso dell'online e delle scommesse, anche il bando relativo alle concessioni del bingo è destinato a rimanere 'parcheggiato' nella cancelleria del Mef.

In attesa di sviluppi riguardo al piano di riordino del gioco che si attendevano dalla conclusione dei lavori della Conferenza unificata. Peccato però che a terminare prima dei lavori della stessa conferenza è proprio il governo, con le dimissioni del premier Matteo Renzi attese per lunedì prossimo, facendo quindi mancare il principale interlocutore al tavolo di confronto tra Stato ed Enti locali. E facendo così saltare ogni possibile trattativa e l'atteso accordo definitivo.
 
IL SETTORE IN STALLO - Un autentica doccia gelata per gli addetti ai lavori, che hanno vissuto gli ultimi mesi col fiato sospeso proprio in attesa della conclusione dell'iter in Conferenza unificata, e che si ritrovano ora addirittura senza governo e col rischio di non vedere nessun intervento legislativo relativo ai giochi.
Ritrovandosi ancora una volta a operare in balia degli eventi. Una situazione di stallo (e di crisi) che accomuna oggi tutti i segmenti del gioco pubblico: senza l'accordo tra Stato ed Enti locali non sarà più possibile fare impresa per gli operatori del gioco. Vale per le slot, con i locali che non potranno più aprire in virtù dei 'distanziometri' in vigore su gran parte dei territori e anche quelli che rimarranno in attività saranno destinati a un declino a causa delle sempre più diffuse limitazioni degli orari di esercizio. Ma vale anche per le società di scommesse, che attendono da anni il rinnovo delle concessioni che non potrà concretizzarsi finché sarà in vigore l'assetto normativo territoriale attuale, che renderebbe impossibile attivare le nuove concessioni che le gara pubbliche andrebbero ad assegnare, sempre a causa delle restrizioni regionali (col risultato che il bando andrebbe deserto). 
 
LA CRISI DEL BINGO - Idem per il bingo, anche se per questo settore lo scenario sembra essere forse peggiore e comunque senz'altro preoccupante, tenendo conto dei troppi rinvii e dei dati particolarmente scoraggianti che scaturiscono dall'impasse istituzionale. Come evidenziato dai rappresentanti della filiera nello speciale dedicato al settore dalla rivista Gioco News, nel numero di dicembre: “Al di là delle problematiche operative relative alla locazione degli immobili – spiega Italo Marcotti, presidente di FederBingo - purtroppo la mancata conclusione dell’iter di assegnazione attivato nell’anno 2014, e poi annullato a seguito di una sentenza del Tar del Lazio, ha sottoposto gli operatori ad una lievitazione dei costi, vedasi il canone mensile versato ad Adm a titolo di proroga onerosa. Inoltre, cosa ancor più grave, la miscela schizofrenica creata dalle normative locali e dal latitante riordino statale in materia di gioco pubblico sta minando la stabilità economica delle società concessionarie”.
Il problema, dunque, è quello della sopravvivenza della sale bingo sul territorio: “Abbiamo risentito di un calo abbastanza elevato del gioco del bingo, a causa dei limiti orari di imposti in alcune città italiane – spiega Salvatore Barbieri, presidente dell'associazione degli operatori del bingo Ascob. “Nelle città con regolamenti di questo tipo si è assistito a una diminuzione anche del 30 percento del gioco, mentre nelle altre zone dove non ci sono limiti orari c'è un calo che va dal 7 al 10 percento”.
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