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Marcotti (Federbingo): ‘Green pass non è il problema, lo è il modello’

  • Scritto da Daniele Duso

Secondo il presidente di Federbingo non è il "green pass il problema", bensì il suo modello di applicazione, per questo chiede un incontro con il governo.

“Sono un fortissimo sostenitore del green pass e penso che non sia il green pass il problema, bensì il modello”. Non ama i giri di parole, Italo Marcotti, presidente di Federbingo. “Le sale hanno avuto una caduta verticale, se facciamo una comparazione con lo stesso periodo dello scorso anno siamo almeno a un -50 percento dei volumi che noi non possiamo assorbire”.

Ha qualche idea del motivo di questa drastica riduzione? “Forse le persone più anziane hanno difficoltà a scaricare il green pass, a usare il telefonino. Lo penso perché in molti casi nelle sale bingo lo scarichiamo noi per loro. Però quanti evitano di averne a che fare perché si vergognano di non saper utilizzare uno smartphone?”

Dunque anche per le sale bingo il green pass è una tragedia? “Assolutamente no. Voglio che sia chiaro, siamo dei fortissimi sostenitori del green pass, perché un periodo di lockdown come quelli dei mesi scorsi è un qualcosa che non vogliamo più rivivere. Per questo abbiamo applicato in modo draconiano le nuove norme, ma il risultato è questo, una perdita di metà della clientela”. 

Una situazione, quella delle due ultime settimane, che ha freddato ogni entusiasmo dopo la riapertura. “Il mese di luglio 2021 aveva mediamente fatto segnare un incremento”, spiega Marcotti. “Eravamo ripartiti subito al massimo perché non esiste oggi attività commerciale sicura in italia come le sale bingo”. Poi è arrivato quello che Marcotti definisce “il combinato tra limitazioni per l’applicazione del protocollo sanitario e, negli ultimi quindici giorni, l’applicazione dei controlli relativi al green pass. I livelli di sicurezza all’interno delle sale bingo sono massimi, nessuna sala bingo è stata focolaio covid, i protocolli sanitari funzionano. Ora però ci troviamo a veder applicati costi ulteriori, mentre le nuove disposizioni riducono la capacità produttiva. Abbiamo minori incassi per minori postazioni e una ulteriore caduta dei ricavati”.

Quale potrebbe essere la soluzione? “Noi vogliamo innanzitutto un incontro con il governo. Vogliamo portare all’attenzione del governo che il problema non è il green pass, ma che il problema è il modello. Questo perché noi siamo le prime attività che hanno dovuto toccarlo con mano, ma già mi chiedo cosa capiterà da settembre in poi, quando arriverà il maltempo, il freddo, e tutti torneranno a lavorare solo al chiuso. In Francia ci sono stati incentivi per le attività che hanno subito delle contrazioni, mi auguro che il governo italiano faccia la stessa cosa”.

Anche perché almeno fino al prossimo anno, con il green pass, dovremmo conviverci. “Sappiamo che dovremo conviverci, e che il rovescio della medaglia sarebbe una misura che non vorremmo incontrare nuovamente. Non è che la situazione può migliorare. Il tampone è raro. Il giocatore di bingo non spende 15 euro per farsi fare un tampone, perché il bingo è solo un divertimento. Questo peraltro", chiosa Marcotti, "la dice lunga anche sulla dipendenza da gioco".

 

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