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Cassazione: 'Beni sproporzionati non giustificati da ricevute vincite gioco'

  • Scritto da Fm

Per la Cassazione gli attestati di riscossione di somme vinte al gioco in concorso a pronostico non bastano a legittimare disponibilità sproporzionate rispetto al reddito.

"Non si può dimostrare la proporzione tra redditi disponibili e valore degli acquisti e/o degli investimenti attraverso la mera indicazione e produzione degli attestati di riscossione di somme vinte al gioco in un concorso a pronostico che, in quanto rilasciati sulla base di presentazione di ricevute non nominative, certificano la sola percezione della somma, ma non il giocatore vincente che potrebbe averle cedute, anche dietro corresponsione di danaro, a chiunque avesse necessità di far apparire la liceità di una provvista".

 

Ad evidenziarlo è la Corte di Cassazione, in una sentenza con cui ha rigettato il ricorso di un uomo – indagato per produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti - contro l'ordinanza del Tribunale di Novara che ha bocciato l'istanza di riesame proposta avverso il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari aveva convalidato il sequestro preventivo di oltre 45mila euro, rinvenuti fra la sua abitazione e la sua auto.

 

I giudici di merito hanno ravvisato la sproporzione tra l'ammontare del denaro sequestrato all'indagato e i redditi riferibili al suo nucleo familiare, compresi quelli di cui è titolare la sua convivente, "valutando non plausibili le giustificazioni fornite dal predetto a sostegno della provenienza lecita di tali somme", si legge nella sentenza. Tali somme, secondo il ricorrente, erano da ricondursi all'attività di pizzaiolo presso il locale del fratello, a risparmi accumulati nel corso degli anni e, appunto, a vincite al gioco per oltre 32mila euro complessivi.
 
 
Secondo la Cassazione, "il Tribunale del riesame ha anche argomentato congruamente la decisione in relazione all'affermata sproporzione tra i redditi e i cespiti patrimoniali del ricorrente e della sua convivente e la somma sequestrata, esprimendo, con motivazione aderente al dato normativo, le ragioni della non credibilità delle sue giustificazioni e il motivo per cui il reddito del nucleo familiare fosse del tutto insufficiente a generare un risparmio pari alla somma sequestrata, tanto più che lo stesso indagato ha ammesso di avere prelevato dalla banca la somma riscossa a titolo di liquidazione per evitare eventuali iniziative da parte dei creditori.
Lo stesso giudice ha anche motivato circa l'inidoneità della documentazione prodotta a dimostrare che il denaro fosse riconducibile all'incasso di alcune vincite al gioco, evidenziando la natura non nominativa delle ricevute, in linea con i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte (cfr. Sez. 2, n. 35646 del 12/07/2018 Rv. 273467)".
 
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