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Nuovo sit-in delle donne del gioco legale: 'Locali pronti, riaprire subito'

  • Scritto da Redazione

La cronaca del nuovo sit-in delle donne del gioco legale nella piazza romana di Montecitorio di oggi, 21 gennaio, all'insegna del grido: 'Il lavoro è la nostra dignità'.


Roma - Come annunciato, le lavoratrici e le imprenditrici del gioco legale sono tornate a manifestare - con una rosa rossa in mano  e delle velette da lutto nere in testa - nella piazza romana di Montecitorio, anche oggi 21 gennaio, per richiamare l'attenzione sulla crisi del settore alla luce delle restrizioni per il contenimento del Covid, e chiedere la fissazione di un confronto con l'Esecutivo.

"Le parole le abbiamo finite, abbiamo bisogno di un dialogo. Da qui non ci si muove fino a quando non abbiamo un riscontro. Sia chiaro a tutti e a tutte: non possiamo tornare a casa senza un risultato, non ce lo possiamo più permettere. Quindi siamo qui e aspettiamo", ha rimarcato Antonia Campanella, presidente dell'associazione Emi Rebus, promotrice dell'iniziativa.

 "Aspettiamo una risposta concreta dallo Stato, perché noi questa volta non ce ne andiamo da qui. Subiamo una grossa discriminazione, visto che i nostri locali sono già pronti e potremmo lavorare in sicurezza più di altri settori, fin da subito.
Lui (il riferimento ovviamente è al premier Giuseppe Conte, Ndr) ci leva il lavoro e lui ci deve pagare, ma non vogliamo l'elemosina, vogliamo solo lavorare", ha detto un'altra delle donne presenti in piazza.
 
Conte è stato chiamato in causa più volte ed accusato di aver dato solo "un contentino" alle manifestanti la scorsa settimana, facendo protocollare la loro istanza di confronto per poi "sparire nel nulla".
 
Con l'invito a scendere nella piazza, a parlare, ricordando che ci sono colleghi che da marzo 2020 non hanno ricevuto un euro e che "Chiudendo il gioco pubblico che paga le tasse il Governo ha aperto le porte alla criminalità organizzata. Chi vuole giocare gioca".
 
"La cassa integrazione non è arrivata all'80 percento. Siamo stanche di stare a casa e di promesse. Non mi muovo da qui se non si riapre oggi stesso.
Tu mi chiudi e tu mi paghi, e subito", ha aggiunto un'altra manifestante, lamentando di aver ricevuto solo 700 euro dall'inizio del lockdown.
"La pandemia non la dobbiamo pagare noi. Noi moriamo di fame e loro litigano per le poltrone".
 
Ora dopo ora, le storie - raccontate dalla viva voce delle donne - si susseguono, tutte drammaticamente "uguali" e dolorose, proiettate anche in forma di video sui muri di un palazzo della piazza. "Tutti i settori sono essenziali, tutti dobbiamo andare a lavorare, tutti abbiamo famiglia. Mettetevi nei nostri panni. Non è giusto quello che ci state facendo. I ristori non bastano, fate respirare le nostre aziende. Abbiamo aspettato, pazientato, rispettato le regole. Le nostre sale hanno attuato dei protocolli rigidissimi".
 

"Fateci riaprire subito. I nostri locali sono pronti e possono riaprire subito", commenta un'altra donna. "Siamo stati due mesi e mezzo a casa, abbiamo dovuto adeguare locali alla normativa anti-contagio. State alimentando oltre il gioco illegale anche l'usura, perché le banche non ci fanno credito. Siete degli ipocriti.
Vogliamo delle risposte subito".
 
Fra gli slogan scanditi sotto le finestre della Camera dei deputati ne risalta uno: "State strumentalizzando la pandemia per sancire la fine del gioco legale. È morto ufficialmente il gioco legale, grazie a voi. Ne danno il triste annuncio le mamme, le mogli e le imprenditrici del settore. Vergogna!".
 
Alcuni politici, attraversando piazza Montecitorio si sono fermati a parlare con le manifestanti e i giornalisti.
Fra loro il forzista Giorgio Mulé, intervenuto già in passato, anche in tv, a perorare la loro causa.
"C'è un problema di ignoranza alla base: il gioco viene erroneamente identificato con il male e la ludopatia.
Dimenticando che il settore legale - attraverso le tasse - garantisce servizi essenziali per tutta l'Italia, quindi mettergli le ganasce avrà presto delle ripercussioni.
E che non ci sono stati né focolai né casi di contagio da Covid ricollegabili agli esercizi di gioco.
Lo Stato si deve limitare a dire come mettere in condizione di aprire le attività, non 'chi' deve riaprire".
 
Il collega di partito Mauro D'Attis, firmatario di varie interrogazione al Parlamento sul tema, rimarca: "Questo Governo è nato male ed è cresciuto peggio. Lo Stato continua a contrastare il gioco legale invece di pensare a intervenire contro quello illegale.
Noi abbiamo fatto un'interrogazione - alla quale non abbiamo ricevuto risposta - per conoscere le ragioni tecniche che hanno portato al lockdown del gicoo, chiuso per primo e riaperto per ultimo. Non c'è stata e non c'è una logica, dopo le misure di sicurezza apportate dai gestori.
Non ci stancheremo di fare proposte e presentare emendamenti a riguardo.
Sono molto più controllate le sale scommesse di un bar con i corner.
Bisognerebbe fare un protocollo con le sale per evitare che ci sia una deriva verso la criminalità".
 
Le immagini della manifestazione 
 
 
 
 
 
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