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L'ora del Piemonte, lavoratori del gioco in piazza 'per' la modifica della legge del 2016

  • Scritto da Fm

I lavoratori del gioco del Piemonte organizzano per il 18 marzo una manifestazione a Torino per sollecitare la modifica della legge del 2016 'promessa' dalla Giunta per eliminarne la retroattività.

Manifestare "per" e non "contro". È l'obiettivo dell'iniziativa organizzata dai lavoratori del gioco legale del Piemonte, e da alcune associazioni rappresentative del settore, che di pari passo proseguono le interlocuzioni con la politica, per il 18 marzo "a supporto della Regione per la modifica della legge regionale" che dal 20 maggio entrerà in vigore a tutti gli effetti anche per le attività già in essere nel 2016, decretandone la sostanziale espulsione dal territorio.

Sul tavolo, l'eliminazione della retroattività della normativa, promessa dalla maggioranza regionale fin dalla campagna elettorale del 2019 e quindi dai membri della Giunta, oltre che chiesta dalla proposta di legge in materia presentata dal leghista Claudio Leone. Una proposta che sembrava prossima all'approvazione, sicuramente entro maggio, ma costantemente messa sotto attacco dalla minoranza del consiglio regionale e dalle associazioni del sociale, specie dopo la pubblicazione dello studio dell'Istituto di ricerche economiche e sociali per il Piemonte secondo cui la legge vigente avrebbe portato ad una forte riduzione dei volumi di gioco con una contropartita della perdita di 'soli' 52 posti di lavoro. 

Una palla presa al balzo dai detrattori della modifica al vaglio del Consiglio ma che ora i lavoratori piemontesi cercando di riprendere e di porre nelle mani della Giunta, anche grazie al sit in in programma fra 20 giorni a Torino in piazza Castello, alle ore 10, nel pieno rispetto delle normative per il contenimento del Covid.
Un appuntamento spinto da un grande tam tam sui social, a cui si affiancano altre iniziative.
 
A PIEDI DA ALESSANDRIA A TORINO - Per attirare l'attenzione dei media, ad esempio, alcuni lavoratori hanno annunciato l'intenzione di raggiungere quella piazza, nel cuore del centro storico, partendo da Alessandria quattro giorni prima, percorrendo i 90 chilometri che separano le due città a piedi. Con l'invito esteso a chiunque vorrà ad unirsi a questo originale "cammino della speranza".
 

LA LETTERA A CIRIO - Il terzo fronte previsto dagli operatori piemontesi per attirare l'attenzione sulla questione è l'invio di una lettera al governatore regionale, Alberto Cirio, che riportiamo integralmente qui di seguito.
"Buongiorno Presidente Cirio, e Consiglieri, siamo ormai prossimi (20 maggio) alla scadenza prevista dalla legge N.9/2016: questo termine sarà il termine di distruzione di un settore a livello Regionale, quello degli operatori del gioco legale.
Non può essere vero che un amministrazione liberale come la vostra possa accondiscendere e accettare che si innesti questo meccanismo di distruzione occupazionale e sofferenza economica.
Il terrore dell’ostracismo delle opposizioni però stanno rendendovi complici di tale scempio.
Chi siamo? Questo ormai dovreste saperlo: siamo dei lavoratori, che meritano dignità e diritti, siamo persone che hanno famiglie, che contribuiscono alla produzione di un gettito erariale, che a livello nazionale è il terzo, siamo onesti contribuenti tassati per ben tre volte, versiamo infatti in primis il prelievo erariale utile, imposta elevata all’ennesima potenza dal governo centrale come in nessuno altro paese al mondo, versiamo la tassa sulle vincite e quelle relative ai nostri ricavi, siamo quegli operatori del gioco pubblico che garantiscono con le nostre apparecchiature e i nostri ambienti la legalità, salvaguardando la socialità e avvertendo il consumatore di eventuali problematiche, siamo coloro che per lavorare devono garantire dei requisiti (sulle nostre persone) per ottenere licenze di Pubblica sicurezza nonché investitori di concessioni rilasciate dai Monopoli di Stato.
Vi sembra poco…
Vi assicuriamo che saremo in molti e a breve ci potrete vedere in piazza, potrete sicuramente notare che le 'quote rosa' nel settore rappresentano circa il 70 percento degli occupati, quote che lo Stato dice di voler tutelare.
I numeri 'reali' li conoscete, per quel che riguarda il Piemonte, non date attenzione ai dati elusi e falsati da qualche esponente politico, promotore di proibizionismo e disfattismo.
I Report di Cgia Mestre li elenchiamo nuovamente.
Aumenta la raccolta ma aumenta anche l’illegalità. La raccolta in Piemonte nel triennio 2016-2019, nonostante il distanziometro previsto dalla legge regionale, è aumentata di 460 milioni di euro, ben il 7 percento in più. A causa delle norme nazionali, regionali e locali, tra cui la riduzione del numero degli apparecchi da intrattenimento, l’aumento delle distanze da luoghi sensibili e la riduzione degli orari di gioco, ha determinato un incremento del gioco illegale. I controlli della Guardia di finanza sul gioco hanno quindi evidenziato un aumento delle irregolarità e un aumento esponenziale dell’imposta evasa che è passata da 477 mila euro del 2016 a oltre 4,5 milioni di euro nel 2018. A tal proposito vi invito a leggere le dichiarazioni del Procuratore Antimafia de Raho.
Effetti sul lavoro. Gli incassi delle slot machine in Piemonte sono in forte crollo, così come le occupazioni che hanno portato un netto taglio alle entrate erariali. Le slot in Piemonte sono diminuite di oltre 17mila unità tra il 2016 e il 2019, riduzione che ha interessato anche gli esercizi generalisti, come bar e tabacchi, in cui sono presenti apparecchi da gioco: dai 6.323 del 2016 ai 1.431 del 2019 (77,4 percento), più del doppio rispetto al taglio su scala nazionale (30 percento). Anche i dipendenti sono interessati da questo taglio, considerato che la loro occupazione è garantita dal reddito degli apparecchi. Si stima, senza considerare l’impatto del distanziometro sul settore delle sale dedicate (sale gioco e sale scommesse), una perdita dei posti di lavoro pari a 1.700 unità. Da maggio 2021, considerata invece la piena applicazione del distanziometro, si stima una perdita complessiva dei posti di lavoro tra le 2.870 e le 3.800 unita rispetto al 2016.
E’ di circa 163 milioni, tra Preu e canone concessorio, la perdita annua per l’Erario. Perdita che può aumentare sino a 200 milioni se si calcola il mancato gettito legato alla riduzione di fatturato per le aziende del settore. In Piemonte il comparto degli apparecchi ha garantito nel 2019 un gettito di oltre 354 milioni di euro. Se questo gettito sparisse e ci fosse la necessità di rimpiazzarlo, ogni famiglia piemontese dovrebbe versare ben 176 euro. Ma la realtà dei fatti è che questo settore contribuisce alle casse pubbliche ben oltre 400 milioni se si considerano, oltre al Preu, tutte le altre forme di imposizioni che gravano sulle imprese.
Vi preghiamo, vi scongiuriamo, vi invitiamo a promuovere e votare con estrema urgenza un provvedimento giusto come la proposta di legge regionale n.99.
Fatelo ora, fatelo il prima possibile. L’abolizione della retroattività sarà garanzia di liberalità e tutela occupazionale nonché di investimento, sarà promotrice di sviluppo per tutte le imprese e microimprese, così facendo potrete dare, per l’ennesima volta, un segnale di buona amministrazione locale e continuità rispetto a quello che avete compiuto, anche in questi tempi difficilissimi di emergenza sanitaria".
 
IL TEMPO DI SCENDERE IN PIAZZA - Un'iniziativa che si pone sulla scia della doppia manifestazione del settore andata in scena il 18 febbraio in parallelo a Roma e Milano, come con il presidio permanente delle "donne del gioco legale" nella Capitale, oltre che di quelle annunciate dai sindacati per le prossime settimane, tutte con l'obiettivo di aprire un dialogo con il Governo per ottenere sostegni adeguati al comparto ed una celere riapertura, nel pieno rispetto dei protocolli stabiliti nel pieno dell'emergenza Covid, e con la disponibilità a seguirne altri, ancora più stringenti.
Una richiesta che, se possibile, nonostante l'ultimo Dcpm preveda la chiusura delle attività ritenute "non essenziali" (come il gioco) fino al 6 aprile, si è fatta a ancora più forte dopo la decisione del ministro dei Beni culturali - in accordo con il Comitato tecnico scientifico - di riaprire cinema e teatri dal 27 marzo, secondo norme giustamente molto rigide.
 
 
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