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Eurispes su chiusure gioco: 'Attenzione a effetto boomerang'

  • Scritto da Daniele Duso

Secondo gli avvocati Sambaldi e Strata (Eurispes) serve considerare che chiudere significa 'calo delle entrate, aumento criminalità e se è soluzione effettiva al Gap'.

 

"L’attuale contesto emergenziale dovuto alla crisi pandemica ha posto in evidenza il rischio concreto che la criminalità organizzata si espanda in ampie parti dell’economia legale, inclusa quella del gioco pubblico". È l'incipit di una approfondita disamina fatta in un articolo pubblicato sul magazine dell'Eurispes, dagli avvocati Chiara Sambaldi e Andrea Strata, direttori dell’Osservatorio giochi legalità e patologie dell’Eurispes, del periodo che attualmente sta vivendo il settore del gioco legale italiano, alla luce delle restrizioni causate dalla pandemia e di scelte politiche talvolta poco lungimiranti, e in alcuni casi basate più su questioni di principio che non su solide analisi scientifiche dei dati.

Gli avvocati di Eurispes sottolineano subito la condizione di un settore quello gioco legale, appunto, "fortemente indebolito dal lungo sacrificio di chiusura imposto alla rete fisica di raccolta (295 giorni), ma anche da sostegni economici insufficienti e da aumentate difficoltà di accesso al credito, a causa di problematiche legate alla gestione dei rapporti bancari, tuttora oggetto di approfondimento a livello istituzionale". 

CINQUE MILIARDI PERSI - "La perdita per le entrate erariali è pari a circa 5 miliardi di euro, come risulta dal bollettino statistico delle entrate diramato dal Dipartimento delle Finanze. Insomma, una congiuntura fortemente critica che affligge un comparto legale del quale, è utile ricordare, il dominus è lo Stato e ciò per motivi di tutela primaria dell’ordine pubblico e della sicurezza". 

In tutto questo il governo "da una parte non intende riaprire, nell’immediato, il settore del gioco pubblico, sulla base del parere fornito dal Comitato tecnico scientifico (Cts), che considera le relative attività produttive di rischio medio-alto, dall’altra è ben consapevole di perdere risorse erariali, “regalando” denaro alla criminalità organizzata, anche perché i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dimostrano che una parte della domanda di gioco non è venuta meno con la chiusura del settore, ma si è semplicemente riversata verso il canale illegale".

UN DONO ALLA CRIMINALITÀ - "Le organizzazioni criminali - spiegano Sambaldi e Strata - agiscono su più fronti ed in particolare investono nel segmento che ad oggi ha consentito di conseguire i maggiori guadagni con rischi contenuti ovvero quello del business delle scommesse abusive che sfruttano le piattaforme telematiche poste in paesi stranieri, al di fuori del circuito controllato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Anche le indagini di Polizia giudiziaria più recenti confermano che l’interesse mafioso per i circuiti di raccolta delle scommesse sportive al di fuori del controllo dello Stato italiano, è in crescita costante e trae vantaggio dall’indebolimento della rete legale, determinato in primis dalla chiusura imposta dalla pandemia, ma anche dagli effetti delle leggi regionali, che di fatto ridisegnano la distribuzione del gioco pubblico, confinandola lontana dai centri urbani e così lasciando spazi a territori non coperti dall’offerta legale.

IL CASO PIEMONTE - La Legge Regionale del Piemonte n. 9/2016 rappresenta un caso emblematico ed il dibattito in consiglio regionale per eliminarne le distorsioni è tuttora aperto e porta alla luce la contrapposizione perseguita da una parte della politica che rifiuta un’analisi che dia il giusto peso, nel bilanciamento degli interessi primari in campo, alla tutela della legalità.

MINACCE NON PERCEPITE - "Da una prospettiva più ampia, il generale Pasquale Preziosa, Presidente dell’Osservatorio sulla Sicurezza dell’Eurispes, a novembre scorso, nell’ambito di un approfondimento su “Geopolitica, criminalità organizzata e terrorismo: riconoscere le nuove minacce” ha osservato che: «Il fenomeno mafioso è antico ma va stadiato a scadenze regolari allo stesso modo delle malattie nel campo medico». Le fonti aperte non rappresentano informazioni utili per i fenomeni criminali che dissimulano continuamente la realtà e occultano le vittime. Le vere minacce sono quelle non ancora percepite dagli organi di sicurezza. Solo un lavoro di “Intelligence” basato sulla analisi qualificata riduce i rischi di trovarsi di fronte a nuove minacce interne non percepite e a rivelare l’invisibilità delle organizzazioni presenti sul territorio».

LA RICERCA EURISPES SUL "CASO" PIEMONTE - È ancora attuale il passaggio conclusivo del capitolo dedicato all’illegalità della Ricerca pubblicata dall’Osservatorio Giochi Legalità e Patologie dell’Eurispes sul territorio piemontese: «(…) in un’ottica che si propone di osservare a 360° la fenomenologia criminale ed illecita, nella sua inesorabile evoluzione (dimensione terrestre, online e forme ibride di raccolta), escludere dal territorio l’offerta pubblica di gioco implica lasciare spazi in senso propriamente fisico (territoriale, appunto) alle offerte illegali. Significa lasciare gli utenti dei servizi di gioco in balìa dell’unica offerta disponibile, che finisce con l’essere quella non autorizzata e, quindi, non controllabile e controllata». 

EFFETTO BOOMERANG - Quando si critica aprioristicamente il settore del gioco pubblico, basandosi esclusivamente sulla logica che “il gioco con vincita in denaro crea tout court dipendenza”, bisogna comunque considerare l’effetto boomerang generato dalle misure di contenimento dell’offerta legale di gioco: meno entrate erariali, aumento della criminalità, nessuna soluzione effettiva nel contrasto al disturbo da gioco d’azzardo patologico.

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