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Tra 1° maggio e scudetto, week end di beffe per il gioco pubblico

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

Nonostante i locali di gioco non possano riaprire, nelle piazze d'Italia ci si assembra per la festa scudetto: per un 1° maggio doppiamente amaro per i lavoratori del settore.

 

Altro che festa dei lavoratori, altro che coprifuoco: per i lavoratori del comparto giochi nel fine settimana appena andato in archivio è stato caratterizzato da un susseguirsi di beffe, per un insieme di rabbia, frustrazione e disagio generale.

Con il primo maggio che è stato caratterizzato da un'astensione forzata (e pure prolungata) dal lavoro per tutti gli attori dell'intera filiera, a causa delle restrizioni imposte dal Governo per il contenimento della pandemia: lasciando tuttavia l'amaro in bocca per i tanti titolari di attività del ramo, che mentre devono ancora conoscere la loro data di ripartenza, hanno assistito alla riapertura di tanti altri locali, anche quelli molto più esposti a rischi rispetto alle location di intrattenimento. E tanto basterebbe per provocare il risentimento di un intero settore.

A peggiorare ulteriormente le cose, il giorno stesso, è stato però un altro scenario che ha del clamoroso: vale a dire la festa scudetto che si è consumata in varie piazze d'Italia e, in particolare, in quelle di Milano, per celebrare la vittoria del campionato di Serie A da parte dell'Inter.

Tra caroselli in auto e bandiere al vento, i fan nerazzurri si sono riversati in strada per celebrare il successo, con il cuore dei festeggiamenti rappresentato inevitabilmente da piazza Duomo, nel capoluogo lombardo. Esattamente lì, dopo appena qualche mese fa si erano ritrovati i lavoratori del gioco per manifestare la loro necessità di tornare a lavorare, sia pure in maniera composta, educata e in conformità a tutte le prescrizioni imposte dalla pandemia. Esattamente al contrario di quanto avvenuto nel caso dei tifosi. Per un potenziale danno (alla collettività) oltre a un'autentica beffa (per il comparto giochi).
 
Secondo la Questura, erano ben 30mila i tifosi nelle strade. Tanti, tantissimi. Come tanti sono stati gli assembramenti. Con i punti di maggiore concentrazione individuati in largo Cairoli e piazza Duomo, dove in centinaia si sono arrampicati sulla statua centrale. Le forze dell'ordine hanno impedito che la folla si fermasse sul sagrato della Cattedrale e in galleria Vittorio Emanuele, dove gli accessi sono stati chiusi anche grazie alla collaborazione della polizia locale. Ma non è bastato certo questo a rendere la situazione accettabile. Anche da un punto di vista etico, morale, ma anche politico, per un'evidente mancanza di coerenza istituzionale.
 
Non è un caso che a protestare sono stati anche gli esercenti e tante altre categorie. A partire da Confcommercio, con Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, che ha commentato gli assembramenti per lo scudetto dell'Inter via social: “La gioia dei tifosi interisti è più che comprensibile, lo dico da tifoso (seppur di un'altra squadra). Mi chiedo però perché a Milano, in Darsena o in Brera, sia necessario transennare le vie per evitare assembramenti e veicolare i flussi di persone e in piazza del Duomo possano riversarsi in migliaia in modo incontrollato”.
Figuriamoci cosa dovrebbero dire i lavoratori del gioco, tenendo conto che all'interno delle loro sale è noto che i flussi maggiori di persone contano numeri limitatissimi di visitatori contemporanei, spesso anche inferiori alla decina, e in contesti in cui esistono altissimi livelli di sicurezza rispetto ai rischi di contagio.

Nel frattempo a esprimersi sono stati anche i cittadini, lamentandosi con il primo cittadino Giuseppe Sala: “Sindaco, perché i tifosi dell’Inter possono fare questo casino, e noi comuni mortali dobbiamo rispettare le regole anche per andare a mangiare una pizza?”. È uno dei tanti commenti che si leggono sulla pagina Facebook del sindaco di Milano da parte di milanesi indignati per gli assembramenti che si sono visti in varie zone della città.
 
 
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