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Il momento della verità per il gioco pubblico

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il comparto del gioco pubblico è in attesa della svolta e questa, forse, è davvero la volta buona.

Da qualche mese a questa parte stiamo scrivendo, con convinzione, come questo particolarissimo momento storico che sta attraversando il Paese possa offrire - per quanto assurdo possa apparire a molti - il contesto migliore per poter attuare quella tanto attesa riforma del gioco pubblico di cui si parla ormai da anni, senza però che nessuno se ne sia ma occupato davvero.

I fatti, oggi, sembrano darci ragione: venendo incontro al nostro slancio di palese ottimismo, basato però su indiscutibili criteri di valutazione. Sì, perché, oltre al fatto che il governo e il parlamento sono obbligati a occuparsi, in qualche modo, della “materia gioco”, dovendo affrontare la stesura della prossima manovra di bilancio, a coincidere con questi abituali lavori di fine anno si è inserito l’iter dei lavori della commissione di inchiesta interamente dedicata al gioco che potrebbe (anzi, dovrebbe) offrire tutti gli elementi di analisi e sintesi da utilizzare per la riforma generale del settore.

E la coincidenza dei tempi non è affatto casuale, anzi. Se a tutto questo poi si aggiunge l’altro elemento che caratterizza (e neanche poco) l’attuale momento storico, cioè quello della pandemia e del conseguente finanziamento straordinario fornito dall’Europa e chiamato Recovery Plan, diventa ancora più facile capire le ragioni di tanto ottimismo sul futuro del settore. Con il riordino che, a questo punto, sembra addirittura inevitabile, oltre che necessario, e pure doveroso da parte dello Stato. E in un clima di ricostruzione generale, in cui il Governo (peraltro investito di “poteri speciali” da parte del Presidente della Repubblica, con un mandato senza precedenti) è chiamato a traghettare l’intera nazionale fuori dall’emergenza economica e occupazionale e non solo sanitaria, un “ritocco” sui giochi potrebbe passare - una volta tanto - quasi inosservato.

O, comunque, potrebbe superare facilmente le prese di posizione più strumentali e ideologiche a cui eravamo ormai abituati prima della pandemia. Quando la politica sembrava rapportarsi in maniera molto più “leggera” ai problemi del paese, preoccupandosi più del consenso che del vero senso delle varie contingenze.

Non può neppure sfuggire, peraltro, come l’atmosfera appaia oggi molto più distesa anche in ambito regionale dove, al di là di qualche colpo di coda dei populisti dell’ultima ora, si sia iniziato a ragionare sulla reale essenza del gioco pubblico e non più sul fantomatico demone del “gioco d’azzardo” di cui sentivamo parlare fino a qualche tempo fa. Con la maggior parte delle amministrazioni locali che hanno già disposto - o lo stanno facendo in questo momento - delle proroghe sui divieti o restrizioni da loro stesse imposti alle attività legali. Inseguendo dei fantasmi che oggi non esistono più, neanche nelle menti di chi continua a crederci: con ben altri spettri che circolano oggi sui banchi dei consigli regionali, come quello della disoccupazione, che andrebbe soltanto ad aumentare con la chiusura ex lege dei locali di intrattenimento, che si andrebbe anche ad aggiungere a quelli già chiusi dalla pandemia.

Ma se il cambiamento che sta avvenendo è in larga parte figlio delle circostanze “fortuite” (si fa per dire) che sta vivendo il Paese, è anche vero che, in piccola parte, il merito è anche del mutamento di prospettiva che è stato offerto alla politica e alle istituzioni da un attento lavoro di divulgazione operato in gran parte dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che attraverso vari eventi (come la presentazione del Libro Blu) e le varie audizioni del direttore, Marcello Minenna, ha fornito importanti spunti di riflessioni alle autorità e una presa di coscienza generale rispetto al tema del mercato illecito. Spiegando in maniera concreta e tangibile, poiché dimostrata da dati certi e inconfutabili, la semplice equazione del gioco pubblico: meno gioco illegale, uguale più illegalità. Per capire la quale non servono grandi lauree o specializzazioni, basta soltanto avere cuore o premura di leggere i tanti rapporti provenienti da varie fonti accreditare. Tra le quali, appunto, la stessa Agenzia delle dogane. Come ha avuto modo di ribadire Minenna in occasione dell’ultima audizione parlamentare dei giorni scorsi: la "questione critica è che la domanda di gioco è anelastica: non avere un'offerta di gioco governata vuol dire che gli italiani chiedono questi servizi in ambito non legale”.

E se, da un alto, esiste una parte di partecipazione al gioco illegale che è consapevole, “in altri casi tale partecipazione è conseguente alla capacità di alcuni soggetti di vestire legalmente l'attività illegale, creando dunque apparenti punti gioco autorizzati". Per questo lo Stato non può continuare a stare in silenzio, fingendo di non sapere, o, peggio ancora, non può continuare a perpetrare atteggiamenti proibizionisti che non fanno altro che favorire l’illegalità. Ora che la commissione di inchiesta sta mettendo nero su bianco tutti questi aspetti e i rischi che ne potrebbero scaturire senza un’intervento del governo e del Parlamento, dunque, il momento propizio sembra davvero arrivato. E la prossima manovra, una volta tanto, potrebbe dar vita a un nuovo settore, stavolta davvero sostenibile, invece di affossarlo come acceduto con le precedenti leggi di bilancio.

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