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Non è mai troppo tardi per un riordino

  • Scritto da Alessio Crisantemi

In attesa del riordino del gioco pubblico il governo parte da un riordino delle idee, messo nero su bianco nella bozza di delega: alla ricerca di uno spazio per l'attuazione.

 

 

Un’altra occasione persa per il gioco pubblico o un piccolo passo in avanti verso la tanto attesa riforma generale del comparto? E’ questo il grande dilemma che attanaglia l’intera filiera del gioco pubblico nell’ultima settimana che precede le elezioni del presidente della Repubblica: che potrebbe quindi diventare, come noto, anche una delle ultime settimane dell’attuale legislatura. Sì, perché attorno alla votazione del nuovo Capo dello Stato ruotano una serie di incognite che tengono in sospeso l’intero paese e, prima ancora, la totalità degli impegni parlamentari, con una serie di riforme e provvedimenti che rischiano di rimanere impantanati in questo processo di elezione che si preannuncia particolarmente complesso e delicato e che potrebbe addirittura portare alla caduta anticipata dell’esecutivo e allo scioglimento della camere. In questo caso, dunque, rimarrebbero incompiuti tutti quei processi di riforma ritenuti non urgenti, tra i quali finirebbe inevitabilmente anche quello relativo al gioco pubblico, visto che la lista degli appuntamenti legislativi non prorogabili è già lunga, tra le misure relative all’emergenza sanitaria e quelli abituali di inizio anno, come il milleproroghe (dove comunque il gioco potrebbe trovare menzione attraverso il prolungamento delle concessioni) o la delega fiscale e le varie urgenze che riguardano la magistratura, il fisco e le pensioni. Senza contare, poi, la priorità assoluta data ai provvedimenti legati al Pnrr, per non perdere i fondi promessi dall’Unione europea.


Nel frattempo, tuttavia, il governo è partito dal riordino delle idee, riguardo al gioco pubblico, con la stesura di una bozza di legge delega relativa al comparto (di cui abbiamo anticipato qui i contenuti). Ed è già qualcosa. Un punto di partenza, se non altro, in vista della futuribile riforma. In questo senso, dunque, il sottosegretario all’Economia “delegato” ai giochi, Federico Freni, oltre ad aver fatto fede agli impegni che si era assunto in occasione delle sue varie apparizioni pubbliche, ha dimostrato anche di avere chiari in mente non solo gli interventi necessari a risolvere le criticità del comparto, ma anche i vari passaggi procedurali per arrivare alla vera attuazione di un vero riordino. Salvo però doversi attenere (subendola) all’agenda generale del governo e a quella della Legislatura che, come detto, sembrano sottoposte a un count-down che non lascia ben sperare, in ottica di riforme. Nel caso in cui dovesse completarsi a breve l’esperienza con l’esecutivo di Mario Draghi (o con qualunque eventuale successore che possa consentire di tenere in piedi la stessa maggioranza e la stessa squadra di governo), infatti, bisognerebbe tornare alle elezioni, e l’avvio di una nuova legislatura potrebbe voler dire lo slittamento (almeno) al 2023 o giù di lì di tutti i processi di riforma non prioritari, tenendo conto dei tempi di votazione e insediamento di un nuovo esecutivo. Ma la cosa forse peggiore (sempre in ottica di riforme) è che qualunque esecutivo che potrà scaturire da un’elezione democratica di certo non potrà contare su una maggioranza così estesa e trasversale come quella attuale, in grado di rendere più disinvolto (almeno in teoria) ogni processo di riforma, anche quelli più ostili.
In questo senso, in effetti, come diciamo da tempo, la nascita del governo Draghi poteva rappresentare un’occasione da non perdere per la riforma dei giochi: anche se i fatti sembrano proprio portare verso il solito, triste epilogo, a cui il settore non potrà mai abituarsi, cioè quello dell’ennesima occasione perduta.

 

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