Le Regioni: ‘Tenere il gioco lontano dai luoghi sensibili’
Si parla anche di gioco patologico, ma senza aggiornamenti, negli schemi di intesa tra Stato e enti locali sulla gestione diretta da parte delle Regioni di risorse sanitarie contrasto delle dipendenze.
“Si richiede, inoltre, in tema di contrasto al gioco d’azzardo patologico, la competenza esclusiva sulla determinazione delle distanze dei punti gioco dai luoghi sensibili.”
Non è una citazione da un documento di fine Novecento, ma è una delle frasi che, nel 2026, colpiscono di più, degli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia ‘Tutela della salute – Coordinamento della finanza pubblica’.
I documenti, uno per ciascuna delle quattro regioni che hanno definito lo schema d’intesa con lo Stato centrale, sono stati pubblicati ieri alla Camera dopo la presentazione nell’aprile scorso da parte del ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.
ADDIO ALLA RIFORMA DEL GIOCO FISICO?
Nei documenti viene chiesto “il pieno riconoscimento alla Regione della possibilità di legiferare in merito al contrasto al gioco d’azzardo patologico, nel rispetto dei principi generali fissati dalla normativa nazionale, per intervenire a salvaguardia della salute dei cittadini.”
Quasi a confermare quando visto finora, che portato a una “stratificazione di norme regionali e comunali non coordinate” (usando le parole di Emmanuele Cangianelli, di Egp-Fipe, qualche giorno fa in un’audizione al Senato), con effetti diretti sull’organizzazione dell’offerta di gioco legale.
E non solo. Dato che proprio su questo muro delle regioni sembra essere schiantato il decreto di riordino del gioco fisico sul quale stava lavorando il governo.
E’ così che, come ha sottolineato il deputato Stefano Vaccari, “il testo sul riordino del gioco fisico concordato con Regioni e Comuni giace da oltre due mesi a Palazzo Chigi“.
LO “SCONTRO” SULLE MOZIONI
Emblematico quanto accaduto nella giornata di ieri, 18 giugno, alla Camera.
Nel corso della discussione sulle cinque mozioni presentate dai partiti di opposizione sul tema del gioco pubblico, si sono scontrate posizioni nettamente opposte.
Tra chi si rende conto che ormai il gioco si è spostato nettamente sull’online, con il “punto gioco” che è sempre in tasca, in barba a asili nido, cimiteri, bancomat e altri luoghi sensibili di fantasia, e chi invece resta convinto che per contrastare il gioco patologico bastano i banchi con le rotelle.
Tanto che, un po’ provocatoriamente, Luciano Ciocchetti (FdI), ieri ha sottolineato: “Sembra quasi che qui dentro non abbia governato nessuno nella storia e, quindi, tutti oggi parlano come se questo gioco d’azzardo, il gioco pubblico sia avvenuto all’improvviso durante questo Governo.”
L’ACCORDO STATO REGIONI
Una discussione, che si ripropone, come detto, ad altri livelli nell’incapacità comunicativa tra Stato e Regioni, che rischia, peraltro, non solo di allungare i tempi del riordino, ma anche di offuscare altre tematiche, ben più importanti.
Come la tutela della salute dei cittadini, la tutela della legalità, o le iniziative di informazione e comunicazione serie diverse da tanto advertising leggermente riadattato che si vede in giro.