Global Starnet, Corallo al Pd: ‘Cadute accuse nei miei confronti’
Francesco Corallo, amministratore di Global Starnet Ltd, scrive a Stefano Vaccari e Virginio Merola (Pd) dopo le interrogazioni presentate al Mef.
Dopo le due interrogazioni presentate al ministero dell’Economia e delle finanze sulla sua azienda, l’amministratore di Global Starnet Ltd, Francesco Corallo, interviene direttamente per “fornire alcune informazioni utili” ai deputati Stefano Vaccari e Virginio Merola (Pd).
LA VICENDA “CORTE DEI CONTI”
Innanzitutto “per chiarezza ed a scanso di equivoci” Corallo fa un breve e doveroso cenno alla vicenda riguardante la Corte dei conti.
Precisando che i giudici hanno accertato che la sua società, pur nella complicata fase di start up dell’introduzione della raccolta del gioco tramite apparecchi “ha regolarmente svolto la raccolta del Preu.
La sentenza n° 68/2015 della Corte dei conti, rimarca, ha diviso il danno in un 30 percento come attività di raccolta del Preu ed un 70 percento come danni conseguenti alla mancata
iniziale regolare connessione telematica degli apparecchi durante la fase di start up.
La Corte dei conti ha poi riconosciuto che Global Starnet per la parte del 30 percento = raccolta Preu aveva svolto regolarmente tale attività.
Ed ha ritenuto che il 70 percento correlato alle difficoltà tecniche della fase iniziale di start up andasse suddiviso al 50 percento tra corresponsabilità dello Stato (Adm e Sogei) e 50 percento corresponsabilità del concessionario.
Quindi ha condannato Global Starnet Ltd al versamento del (50 percento del 70 percento) = 35 percento del complessivo danno erariale.
Questa percentuale residua del 35 percento non è casuale.
Va ricordato, sottolinea Corallo, che tutti i 10 concessionari furono condannati dalla Corte dei conti, ma in appello 8 di essi poterono fruire della definizione agevolata all’epoca prevista versando il 30 percento.
Global Starnet non disponeva delle somme per pagare la definizione agevolata, e dunque fu costretta a proseguire l’appello e la Corte dei conti ritenne di condannarla al 35 percento, ossia un po’ di più di quella percentuale del 30 percento di cui gli altri 8 concessionari poterono usufruire definendo il giudizio.
GLI ESITI IN TRIBUNALE
L’amministratore di Global Starnet Ltd quindi evidenzia che tutte le accuse nei suoi confronti sono “cadute con sentenze di non luogo a procedere” e che tutti i precedenti sequestri penali sono stati annullati a seguito di sette ordinanze della Cassazione e due provvedimenti del Tribunale del Riesame.
LA RENDICONTAZIONE MANCANTE
Attualmente, si legge nella nota di Corallo, gli ex amministratori giudiziari hanno reso il conto della gestione solo dal 2017 sino al 31 dicembre 2024 e quindi solo e parzialmente quello della Global Starnet Ltd.
In tale rendicontazione sono descritte spese sostenute dagli ex amministratori giudiziari per consulenti vari per ben 14.248.334 euro, a cui vanno aggiunti i compensi percepiti da loro e dai loro collaboratori per svariate decine di milioni di euro.
Somme tratte dalle finanze di Global Starnet Ltd che, essendo stati annullati i sequestri, vengono poste a carico dello Stato e quindi vanno restituite alla stessa Global Starnet Ltd e che ben potrebbero essere destinate ad abbattere ulteriormente il debito di Global Starnet Ltd di 335 milioni più interessi legali scaturente dalla sentenza della Corte dei conti n° 68/2015, unitamente ai circa 190 milioni di euro già trattenuti da Adm.
A tali somme andranno aggiunti i compensi e spese sostenuti nell’anno 2025 ed anche questi, per la parte da rimborsare a Global Starnet ltd ed a Global Starnet srl a fronte del dissequestro, potranno essere utilizzati per diminuire ulteriormente il credito della Corte dei conti.
LA VICENDA DEL CONFERIMENTO DEL “RAMO D’AZIENDA”
Gli ex amministratori giudiziari hanno costituito una nuova società denominata Global Starnet srl, cui hanno conferito quello che hanno denominato “ramo d’azienda” ma che in realtà ricomprende l’intera azienda.
Un’operazione, secondo Corallo, “frettolosamente avallata dalla Corte d’appello, forse senza ben comprenderne i termini”.
Gli ex amministratori giudiziari hanno ritenuto di lasciare in capo alla “bad company” Global Starnet Ltd l’intero debito scaturente dalla sentenza della Corte dei conti n° 68/15 (anche se si tratta di debito afferente alla pregressa attività concessoria, ben presente nella contabilità della Global Starnet Ltd).
Per Corallo “la non inclusione del debito della Corte dei Conti tra i debiti trasferiti alla Global Starnet srl è illegittima” per almeno due ordini di ragioni.
Innanzitutto, “l’operazione ha avuto ad oggetto il trasferimento della quasi totalità del patrimonio aziendale e dell’intera struttura operativa“, dalle immobilizzazioni materiali e immateriali ai dipendenti.
Il patrimonio netto contabile del c.d. “ramo d’azienda” conferito ammonta a 70.664.555,00 euro, con totale attività pari a 180.029.323 e totale passività pari a 109.364.768 euro.
Tale perizia secondo Corallo “svaluta” il reale valore di Global Starnet srl ad appena 70 milioni, quando un’altra perizia ha valutato l’azienda che è stata conferita in circa 220 milioni“.
In sostanza, alla Global Starnet Limited conferente, rimarca l’amministratore, non è rimasta alcuna attività operativa, alcuna struttura organizzativa, alcun dipendente, alcuna concessione, alcun rapporto commerciale attivo.
Ergo, il credito doveva (e deve) risultare solidamente a carico sia della conferente Global Starnet Ltd, sia della conferitaria Global Starnet srl, in lineare applicazione dell’articolo 2560 del codice civile.
IL TRASFERIMENTO DELLA CONCESSIONE ALLA NEW CO.
Il Ministero poi del tutto incomprensibilmente assume che non sarebbe stata trasferita alla Global Starnet srl la concessione di gioco, ma solamente garantita la gestione in “continuità” delle attività concessorie, scrive ancora Corallo.
La prosecuzione delle attività concessorie però non può prescindere dall’esistenza del titolo concessorio, che quindi deve ritenersi in possesso di Global Starnet srl, secondo il manager.
Global Starnet srl è oggi “una società non sequestrata, che opera con normali amministratori e che quindi non può che operare in forza del possesso di un titolo concessorio valido, che esiste o non esiste (tertium non datur)”.
E poiché non è ipotizzabile una gestione “d fatto” di una concessione, si deve ritenere che “l’espressa approvazione di Adm all’intera operazione di conferimento dell’azienda nella Global Starnet srl (in virtù degli atti di cui siamo in possesso), abbia comportato il trasferimento della concessione di gioco”.
I PROBLEMI PER IL DEPOSITO DEI BILANCI IN UK
Infine, sempre a commento delle interrogazioni del Pd, Corallo sottolinea che Global Starnet, pur dissequestrata dal 30 settembre 2025 “non ha mai ricevuto la consegna della documentazione contabile a supporto e riscontro dei bilanci da depositare nel Regno Unito (fatture attive, passive, registri corrispettivi, etc.).
Per questo, non può approvare e depositare i bilanci (che devono essere certificati da primarie società di certificazione), col rischio sino ad oggi tamponato ma ormai imminente che la Companies house inglese (equivalente della Camera di commercio italiana) cancelli la società Global Starnet Ltd trasferendo tutti gli asset alla Corona inglese, come prescritto dalle norme vigenti in UK.
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