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Operatori ippica: 'Urgono norme per il rinnovo degli impianti'

  • Scritto da Fm

Dopo la firma del decreto sulle sovvenzioni per le società di corse, gli operatori ippici chiedono con un'urgenza una normativa condivisa per rinnovare il patrimonio degli impianti.

All'indomani del crisma dell'ufficialità sul decreto sui principi per la determinazione e l’erogazione di sovvenzioni per le società di corse riconosciute posto dal sottosegretario di Stato con delega all'ippica, Giuseppe L'Abbate, arrivano i commenti da alcuni degli operatori del settore. Che si dividono fra l'ottimismo e la speranza di cambiamenti “sostanziali” alle dinamiche interne all'interno della filiera.

 

Se il grande passo in avanti è stato fatto, dopo la decisione di alcuni ippodromi di “bloccare le corse”, la manifestazione di protesta della scorsa settimana davanti alle finestre del Mipaaf e il lungo confronto con il sottosegretario e i ministeriali, per scrivere la parola “fine” sulla vicenda bisogna infatti aspettare l'approvazione del decreto da parte degli organi di controllo, che avranno 45 giorni di tempo per rispondere. Se dovessero rilevare che qualcosa non va, sarebbero poi necessari altri 45 giorni. Nel complesso quindi tre mesi, che potrebbero compromettere fortemente la tenuta del settore, già allo stremo.
 
Intanto, ad esprimere soddisfazione per la firma del decreto è Pierluigi D'Angelo di Ippodromi partenopei, gestore di Agnano: “Ringrazio il sottosegretario e i dirigenti per l’impegno profuso auspicando che l’iter non sia viziato da qualche errore materiale o criticità e che la procedura sia completata nei tempi previsti e richiesti dalla contabilità di Stato”.
 
Anche Marco Rondoni, direttore generale di HippoGroup Cesenate, auspica “una rapida conclusione del processo di formalizzazione dei rapporti fra società di corse e Mipaaf annunciato. In momenti come questi vanno date garanzie alle imprese ed un sostegno concreto nella programmazione pluriennale delle proprie attività. Non è possibile ogni anno conciliare queste situazioni con il fare impresa, è necessario a garantire occupazione e i giusti servizi agli operatori .
Questo per la gestione ordinaria, mentre per quello che riguarda l’adeguamento, il rinnovo ed il rilancio delle strutture, ormai mediamente obsolete, serve un'urgente normativa, da redigere di concerto con le Amministrazioni proprietarie di buona parte degli impianti che le supporti con l’aiuto dello Stato e l’iniziativa dei privati, per rinnovare il proprio patrimonio di impiantistica. In questo momento le disponibilità del Recovery found potrebbero con cifre ridotte avviare un processo virtuoso positivo per l’ippica, gli operatori e le città che ospitano ippodromi”.
 
Molto articolato il commento di Ottavio Di Paolo, presidente dell'Anag - Associazione nazionale allenatori galoppo.
“C'è una punto cruciale su cui puntare: il rilancio del settore e la ristrutturazione degli impianti.
Molti ippodromi, infatti, non solo ospitano le corse ma sono anche centri di allenamento, e andrebbero risistemati; in alcuni casi proprio rasi al suolo e ricostruiti.
Se noi dobbiamo offrire uno 'spettacolo', dobbiamo anche assicurare un ambiente accogliente e curato per i proprietari dei cavalli. Ma, purtroppo, siamo 'abituati” al degrado, ai box cadenti, alle erbacce.
Mentre in altri Paesi, come la Francia, l'ippica è un business milionario e le strutture sono paragonabili ad hotel di lusso, in Italia ci sono ippodromi che un tempo erano meravigliosi, ma che nel corso del tempo non sono mai state adeguati, ristrutturati, gestiti.
Tutto questo non è giusto, perché i gestori degli ippodromi ne avrebbero la responsabilità e il ministero delle Politiche agricole dovrebbe controllare quello che fanno le società, e se sono o meno in grado di assicurare un buon livello delle strutture.
Perché, poi, la fatiscenza delle strutture si ripercuote a catena su tutto il resto della filiera.
Il cavallo da corsa dovrebbe trasmettere un'atmosfera, un'emozione, ci sono le corse e anche l'allenamento, e chi entra negli ippodromi va lì per vivere un sogno.
Allo stesso modo andrebbe fatta una selezione delle persone che lavorano nel mondo dei cavalli, con più sensibilità, oggi c'è troppa ignoranza”.
Di Paolo quindi auspica una maggiore “presenza” del Mipaaf anche nelle questioni che riguardano il rapporto delle scuderie con i gestori degli ippodromi.
“Nei contratti proposti a Roma e Milano manca un'equa distinzione fra i diritti e i doveri, e il ministero quindi dovrebbe dare delle linee guida e procedere alla modifica dell'attuale regolamento delle corse. Prima esisteva il jockey club, come ente tecnico di riferimento, ora sono rimasti gli ippodromi e le società di corse, quindi le categorie ippiche si trovano a 'subire' le decisioni.
Per questo, andrebbe creato un tavolo tecnico, un'equipe che definisca insieme agli ippodromi e al Mipaaf come il settore debba svilupparsi.
Inoltre, bisognerebbe ridare linfa al comparto prevedendo più denaro per il montepremi, la defiscalizzazione della scommesse; ci sarebbero più risorse, e con maggiori risorse si attirano più investimenti”.
Infine, il presidente dell'Anag si rivolge direttamente al ministro Teresa Bellanova: “A lei chiederei perché, pur avendo strutture potenzialmente meravigliose ed una cultura ippica come pochi, dobbiamo essere il fanalino di coda dell'ippica, mentre altre nazioni hanno a disposizione milioni, creano occupazione, e noi dobbiamo assistere a questo declino.
I fantini migliori sono italiani e molti sono andati all'estero, dove stanno facendo benissimo. Stessa cosa per molti allenatori. E ciò rende ancora più evidente che abbiamo un background di alto profilo”.
Per poi concludere: “Ovviamente, siamo contenti che le società di corse abbiamo un maggior raggio d'azione e che possano lavorare meglio, ma hanno la responsabilità, quindi se faranno le ristrutturazioni previste devono poi mantenerle. E il Mipaaf deve controllare.
Il settore ippico ha uno sviluppo sociale e pubblico, all'interno dei centri di allenamento militano gli interessi di tante realtà, allevatori, allenatori, proprietari, quindi le società di corse che bloccano i convegni devono ricordarsi che creano comunque un 'problema' che lede i diritti di tanti operatori, e non devono dimenticare che il loro ruolo è pubblico.
Non fare le corse vuol dire non svolgere un pubblico servizio: gli impianti non sono la 'casa' degli ippodromi che possono fare quello che vogliono, devo rispettare le note del ministero, hanno un contratto.
Per tutte queste ragioni, è bene che il Mipaaf sia più presente, che assicuri un maggior controllo e favorisca il dialogo”.
 
Al coro di quanti accolgono favorevolmente la firma del decreto e spingono sull'acceleratore per le riforme attese dal settore si unisce anche Roberto Faticoni del Siag- Sindacato italiano allenatori guidatori. “Dopo il nostro appello e la partecipazione alla manifestazione del nostro rappresentante notiamo che il sottosegretario Giuseppe L’Abbate ha preso atto delle problematiche degli ippodromi e sta cercando di trovare la quadra su tutto questo per il bene del settore. Speriamo anche che gli ippodromi, nel momento in cui avranno i contratti pluriennali, inizino ad offrire più servizi agli operatori. Come associazione dei professionisti speriamo sempre in una unità d’intenti fra tutti gli ippodromi e le categorie per cercare di aiutare chiunque rappresenti come istituzione il nostro mondo. Ad oggi il nostro portavoce è l’onorevole Giuseppe L'Abbate, che bisogna accompagnare in un percorso di riforma serio e importante per il rilancio del settore. Negli anni passati, tutti i nostri interlocutori non hanno avuto mai il tempo porta a compimento la riforma dell'ippica. Per colpa dei vari governi che si sono succeduti, ma anche per colpa nostra”.
 
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