La giostra degli ippodromi: il punto, da Capannelle a Trieste
Il numero degli ippodromi italiani in attività cala sempre di più, e potrebbe scendere ancora nel 2026. Da Trieste a Capannelle, passando per Livorno e Taranto, sono tanti quelli ‘in sospeso’.
Gira sempre più forte la grande “giostra” degli ippodromi italiani, sulla quale, se continua così, i posti a breve saranno tutti occupati. O tutti vuoti, a seconda del punto di vista.
Nelle ultime settimane difatti c’è stato un susseguirsi di notizie poco confortanti su molti impianti della penisola.
Il mese di febbraio, ad esempio è iniziato con la revoca da parte del ministero dell’Agricoltura del riconoscimento alla Nordest Ippodromi per l’organizzazione delle corse ippiche al Montebello di Trieste nell’anno in corso. Un provvedimento emanato su richiesta della stessa società di corse per “imprescindibili esigenze di sostenibilità economica, con un intervento non più procrastinabile sui costi di gestione imposti dall’attuale congiuntura”.
Non si sa ancora se la chiusura sarà definitiva o solo temporanea, vista la dichiarazione della Nordest Ippodromi: “La decisione attuale non preclude scenari futuri. La Società lascia aperta la possibilità di una ripresa delle attività, subordinandola tuttavia a uno sforzo congiunto e concreto tra Azienda, operatori e istituzioni, unico percorso percorribile per ristabilire le condizioni idonee all’ippica locale.”
Intanto le corse già in calendario a Trieste nel 2026 sono state riprogrammate a Treviso – gestito sempre dalla Nordest Ippodromi – e a Padova, come da decreto del ministero dell’Agricoltura.
Per capire quale futuro avrà l’ippodromo è interessante ascoltare quando dichiarano alla tv locale Telequattro (Medianordest) Elisa Lodi, assessora del Comune di Trieste alle Politiche del Patrimonio Immobiliare e dello Sport, e Pierpaolo Roberti, assessore regionale del Friuli Venezia Giulia alle Autonomie locali.
Lodi sottolinea che il concessionario si confronterà con il Comune la prossima settimana: “L’intendimento del Comune è quello di capire cosa verrà fatto al suo interno, le motivazioni per cui viene ridotto l’attività o addirittura chiusa, quali sono le intenzioni per il futuro e anche chi ci lavora dentro, quale sarà sostanzialmente il futuro di chi opera dentro. Il quadro è preoccupante, è una struttura storica, una delle prime in Italia (inaugurata nel 1892, Ndr), quindi la tensione è massima sull’evolversi di questa situazione”.
Roberti parte dall’idea progettuale che propone di trasformare l’area dell’ippodromo in una Cittadella dello sport, dato che la Regione ha già individuato una possibilità d’intervento economico-finanziaria da 30 milioni di euro. “Il privato ha già presentato un’idea progettuale, c’era uno scoglio che era quello dell’attuale concessione per la gestione dell’ippodromo che prevedeva anche delle gare di Ippica. Il fatto che vengano sospese per evidenti difficoltà economiche, come già si legge sui giornali, potrebbe essere un ostacolo in meno. Sappiamo benissimo che già da tempo purtroppo quell’ippodromo era in profonda crisi e da qui anche l’interesse evidente del privato nel voler pensare a qualcosa di nuovo in quel sito”. La palla quindi passa al Comune di Trieste, e su questo l’assessore puntualizza: “Aspettavo a raccogliere quella proposta e finanziarla. Poi se il Comune la valuterà positivamente, bene, e se il privato la riterrà sostenibile, bene, altrimenti pazienza, riprenderemo le risorse e continueremo a tenere l’ippodromo così com’è”.
Restando in tema di chiusure, la mente corre subito all’ippodromo dei Pini di Follonica, che resterà fermo nel 2026 ma con l’intenzione del Comune di bandire “il procedimento a evidenza pubblica per l’individuazione di unnuovo concessionario a partire dall’anno 2027”. Ma non dimentichiamoci che lo scorso autunno il consiglio comunale della cittadina toscana ha adottato una variante urbanistica che consentirà di aprire l’area che lo ospita a nuovi utilizzi funzionali, superando il vincolo di unitarietà funzionale che ad oggi lega le abitazioni/foresterie all’attività ippica del centro sportivo.
Fra le situazioni in bilico o in via di definizione, poi c’è quella dell’ippodromo Paolo VI di Taranto, dopo il rinvio a un “provvedimento successivo” del riconoscimento per l’anno 2026 della società Caroli Global Service Srl, titolare della gestione dell’impianto, “all’atto della conclusione del supplemento di istruttoria per verificare la disponibilità del compendio sportivo alla società Caroli Global Service Srl per l’anno 2026, a seguito della vendita immobiliare del compendio pignorato che sarà effettuata tra gennaio e marzo 2026”, come da decreto del Masaf.
Per il Caprilli il Comune di Livorno ha avviato l’iter per la gestione temporanea nel 2026 con una procedura di affidamento diretto alla Alfea, attuale gestore dell’ippodromo pisano di San Rossore, e già concessionario dell’impianto labronico qualche anno fa. Su questo abbiamo raccolto una nuova dichiarazione del sindaco Luca Salvetti: “Noi abbiamo fatto la nostra proposta puntuale e precisa con tutto quello che serviva metterci dentro; il Ministero la sta valutando, ci chiede dei chiarimenti su chi è il soggetto che fa la discussione delle scommesse e noi li forniamo, illustrando la nostra strategia. Il Masaf poi deciderà se accettarla o meno, ma visto qual è il quadro mi sembra che il nostro sia un soggetto serio e puntuale. L’amministrazione comunale ci mette del proprio, cosa che non vedo fare spesso in giro in Italia nel mondo dell’Ippica.”
A Corridonia (Mc) invece l’assegnazione in concessione– dietro regolare bando – dell’ippodromo ‘Sigismondo Martini’ alla Caroli Global service, che già gestisce l’ippodromo Paolo VI di Taranto, è finita sotto la lente del Tar Marche. I giudici amministrativi hanno dichiarato“inammissibile per difetto di giurisdizione” il ricorso presentato dal Comitato corse ippiche, che si è era aggiudicato il bando di gestione del 2021, ma senza mai firmare la convenzione, e generando quindi un “limbo amministrativo”. È stata accolta l’eccezione sollevata dai legali del Comune di Corridonia e ora spetterà al giudice ordinario definire se i beni posti in affidamento siano di di proprietà dell’ente comunale p del Comitato.
In questa lunga lista, ovviamente non ci siamo dimenticati dell’asta andata deserta per la vendita dell’ippodromo del Casalone di Grosseto, né dei progetti per l’edificazione del nuovo stadio di Palermo (con una proposta al momento scartato per realizzarlo al posto dell’attuale ippodromo), né di quello del Comune di Bologna per la riqualificazione dell’ippodromo Arcoveggio.
E, dulcis in fundo, aspettiamo anche di sapere come andrà a finire per Capannelle, visto che la prossima settimana scadono i termini per la firma sulla convenzione da parte della società di corse La Marsicana,che si è aggiudicata formalmente la procedura lanciata dal Comune di Roma per la gestione provvisoria nel 2026.
Per ora, preferiamo non dar retta alle “voci di corridoio” che ipotizzano un suo passo indietro.