Il direttore generale Minenna chiede più poteri per l'Agenzia accise, dogane e monopoli per tutelare il gioco legale e anticipa: 'Nuovi bandi già predisposti e inviati al Consiglio di Stato'.
Scritto da Redazione
Minenna (Adm): 'Gioco, sì a nuove regole e strumenti di controllo'
“Stimiamo un giro nel settore del gioco illegale che muove oltre 100 miliardi di euro e provoca minori entrare erariali, nelle casse dello Stato, per circa 15 miliardi di euro l’anno. È di tutta evidenza che di fronte a questo stato dell’arte dobbiamo avere delle regole amministrative coordinate e strumenti di vigilanza ancor più incisivi”.
A dirlo è Marcello Minenna, direttore generale dell’Agenzia accise, dogane e monopoli in un’intervista a L’Espresso.
“Non mi riferisco a conoscenze tecniche e specialistiche interne all’Agenzia, anzi. Abbiamo un ottimo gruppo che studia continuamente l’andamento delle giocate e ci consente di intervenire sui gestori accreditati non appena registriamo anomalie”, puntualizza il Dg, ricordando come Adm abbia oscurato oltre “200 siti illegali solo dallo scorso gennaio” e collabori “quotidianamente con le forze di polizia e i diversi Centri Operativi della Direzione investigativa antimafia. Ma non basta, il problema è di carattere normativo”.
Il sistema secondo Minenna infatti dovrebbe evolversi, alla luce dei cambiamenti che in questi anni sono avvenuti all’interno delle organizzazioni criminali. ”Per capire il sistema bisogna immaginarlo come un doppio binario, legale e illegale. Le mafie seguono entrambi i canali per confluire, movimentare e riciclare più denaro possibile. Inoltre dopo il blocco del 2020 dovuto alla pandemia, con la chiusura delle sale scommesse, le mafie si sono assicurate un incremento degli utili in maniera rilevante”.
Di fronte a questo nuovo modus operandi secondo il direttore generale l’Agenzia dovrebbe “avere poteri di controllo approfonditi e immediati”.
Altra questione rilevante per Minenna è la regolamentazione del gioco e la frammentazione normativa fra Stato e Regioni. “È necessaria, ad esempio, la realizzazione di un albo che preveda regole chiare per tutti. Aprire le frontiere del gioco legale ad una vigilanza preventiva e non repressiva è il primo punto cruciale di un approccio dinamico al settore e non più statico. La mia precedente esperienza in Consob mi ha insegnato che per controllare e monitorare un settore così delicato, occorre far emergere i punti di criticità e di illegalità, al fine di porre a terra un percorso di completa armonizzazione del sistema. L’Agenzia deve avere quindi poteri di controllo approfonditi e immediati. Invece, le diverse competenze normative ripartite tra Stato e Regioni e la stratificazione di leggi sono un punto di caduta rilevante. Il settore ha bisogno di regole anche severe ma certamente determinate”.
Le ultime battute sono per i nuovi bandi, già predisposti e inviati al Consiglio di Stato per il parere di competenza, che “potrebbero essere una grande occasione per rilanciare il settore e renderlo più trasparente: consentendo l’arrivo di importanti know-how internazionali e allo stesso tempo garantendo un risultato certo di minor permeazione alle infiltrazioni mafiose. Ma se non cambia il quadro normativo la strada sarà in salita“.