Tra le attività che davano sostentamento al sodalizio mafioso estorsioni, spaccio di stupefacenti, furti e gestione di agenzie scommesse e di piattaforme per il gioco illegale.
Palermo, fermati 31 indagati per mafia attivi nel settore scommesse
Estorsioni, spaccio di stupefacenti, furti e anche la gestione di tre agenzie di scommesse oltre al controllo di alcune piattaforme per la raccolta di scommesse illegali. Questi i settori su cui si basava il business delle 31 persone fermate a Palermo da Polizia e Carabinieri su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura della repubblica, contro i quali è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Si tratta, spiega un comunicato della polizia, dell’epilogo di una fase operativa già avviata lo scorso 20 luglio a carico di numerosi indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata. Un provvedimento restrittivo che scaturisce da una complessa attività di indagine avviata dalla Squadra mobile di Palermo e dal Servizio centrale operativo nel 2019 che ha consentito di acquisire gravi indizi sull’attuale organigramma delle famiglie mafiose attive nell’ampio contesto criminale del mandamento del quartiere Brancaccio.
Le indagini attuali hanno consentito di ricostruire gli assetti delle famiglie mafiose di Brancaccio, in particolare della famiglia Ciaculli, identificando i probabili vertici, gregari e soldati, che dalle acquisizioni info-investigative il giudice ha ritenuto gravemente indiziati di numerosi reati–fine dell’associazione mafiosa, dalle estorsioni, commesse ai danni di numerosissimi commercianti e imprenditori, il cosiddetto pizzo, alla gestione delle numerose piazze di spaccio sparse sul territorio di Brancaccio, oltre alla gestione delle acque irrigue, impropriamente sottratte direttamente alla conduttura “San Leonardo”, di proprietà del Consorzio di Bonifica Palermo 2.
Attività che non si sono fermate nemmeno in piena emergenza epidemiologica, quando un indagato si è impossessato di venti cartoni di mascherine Fp3 contenenti 16.000 mascherine, sottraendole ad un ospedale cittadino dove svolgeva attività lavorativa perché appartenente all’area “Emergenza Palermo”, per rivenderle a scopo di lucro.
Tra gli ulteriori “affari” della famiglia Ciaculli ci sarebbe anche il controllo e la gestione delle piattaforme di gioco per le scommesse online illegali. Questo delicato settore, che risulta una costante nella moderna economia che costituisce gli affari delle famiglie mafiose siciliane, avrebbe assicurato cospicui introiti nella cassa della consorteria di Ciaculli e di quel mandamento mafioso, che avrebbe imposto sul territorio l’utilizzo di piattaforme di gioco che non avrebbero rispettato la normativa sulla prevenzione patrimoniale imposta alle attività ludiche dalle leggi italiane. Il compenso, tuttavia, sarebbe stato versato dagli esercenti, in proporzione ai guadagni ricavati, nelle casse del mandamento mafioso. I proventi delle attività illecite sarebbero stati poi reinvestiti in alcune attività commerciali.
Per questo, contestualmente, la Polizia giudiziaria ha dato esecuzione al sequestro preventivo del capitale sociale, dei beni aziendali e dei locali dell’impresa, per un presunto valore complessivo di circa 350.000 euro in quanto frutto di intestazione fittizia, nei confronti di imprese ed esercizi commerciali, tra i quali una rivendita di prodotti ittici, due rivendite di caffè e tre agenzie di scommesse.