Loot Box e videogiochi: azzardo oppure no, la questione resta in primo piano
L'Europa torna a trattare il tema delle loot box all'interno dei videogiochi, un tema sul quale ci sono state negli anni diverse pronuncie, senza tuttavia l'emergere di una posizione comune (quantomeno a livello comunitario) sulla questione.
Una delle ultime voci è quella dell'Oberste Gerichtshof (Ogh), la Corte Suprema austriaca, che con una recente sentenza (di dicembre 2025) stabilice che le loot box di un noto videogame di simulazione calcistica non costituiscono gioco d’azzardo illegale e rispettano i limiti imposti dalla legge nazionale sul gioco (GSpG).
Le considerazioni della Ogh possono, ora, costituire un importante elemento che si aggiunge alla discussione in ambito continentale, anche se, occorre sottolinearlo, in tal caso la questione è "limitata" alle loot box del simulatore calcistico Fifa, della Ea Sports.
Le loot box, infatti, questo probabilmente il nodo che rende la questione non sempre interpretabile nello stesso senso, non sono sempre dello stesso tipo e non rispondono sempre alle stesse dinamiche. Pare chiaro, dopo che regolatori, enti di controllo e politica hanno affrontato più volte la questione, il tema presenti numerose sfaccettature che obbligano, di volta in volta, considerazioni diverse.
IL "CASO" FIFA – Secondo la Corte austriaca, dunque, queste "casse premio" non devono essere valutate isolatamente, poiché il loro scopo oggettivo è ottenere contenuti da utilizzare nel gioco e non un guadagno monetario autonomo. Di conseguenza, è stato negato il diritto alla restituzione delle somme spese dai giocatori, con una decisione di ultima istanza che chiude il caso in Austria. I giudici hanno sottolineato che il successo in modalità come "Ultimate Team" non dipende esclusivamente dal caso, ma è influenzato dall'abilità, dalle tattiche e dalla conoscenza delle meccaniche di gioco da parte dell'utente, configurando così un "gioco misto". Ma la pronuncia, come già sottolineato, si limita al videogame della Ea Sports.
LA PRECEDENTE SENTENZA AUSTRIACA – In passato, infatti, sempre l'Austria si era già espressa sul tema con un orientamento opposto. Nel marzo 2023, infatti, un tribunale della città di Hermagor, in Carinzia, aveva dichiarato che i pacchetti di Fifa Ultimate Team dovevano essere classificati come gioco d'azzardo, richiedendo pertanto una licenza per la vendita. In quell'occasione, il tribunale aveva stabilito che Sony aveva violato il monopolio austriaco del gioco d'azzardo, intimando all'azienda il rimborso delle somme spese da un utente, poiché il contratto d'acquisto nel PlayStation Store era formalmente concluso con il produttore della console.
L'INTERROGAZIONE ALLA CE – A dimostrare che il tema delle loot box gode di una grande attenzione in tutta Europa è l'interrogazione alla Commissione europea presentata da Catherine Griset (del gruppo Patrioti per l'Europa), la quale ha chiesto di valutare il divieto delle valute virtuali nei videogiochi all'interno del mercato interno. Griset ha denunciato come tali sistemi possano comportare una "manipolazione fraudolenta dei minori" e creare dipendenza, sottolineando che spesso queste valute rendono poco comprensibile il valore reale del denaro speso.
ITALIA, LA PRONUNCIA DELL'AGCM – In Italia, dove l'attenzione è altissima sul fronte della tutela dei consumatori, in tema di loot box si è espressa l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), la quale ha aperto due istruttorie nei confronti di Activision Blizzard per i videogiochi 'Diablo Immortal' e 'Call of Duty Mobile'. Il Garante ipotizza possibili violazioni del Codice del consumo, legate all'uso di un design manipolativo delle interfacce (i cosiddetti "dark patterns") per indurre gli utenti a giocare con assiduità e a compiere acquisti in-game in modo non pienamente consapevole. Sotto la lente dell'Antitrust sono finite anche le sollecitazioni aggressive tramite notifiche push e l'inadeguatezza delle informazioni sui diritti contrattuali, come il diritto di ripensamento.
SPAGNA, UNA LEGGE SPECIFICA – Anche la Spagna, nel frattempo, si sta muovendo verso una disciplina specifica. Il governo iberico ha previsto la redazione di linee guida per un uso più sicuro e responsabile dei beni digitali non fungibili e delle loot box. Gli esperti consultati dal Consiglio consultivo sul gioco responsabile spagnolo hanno evidenziato la mancanza di una regolamentazione efficace e la necessità di applicare strumenti normativi esistenti per proteggere i minori e i gruppi vulnerabili dai potenziali effetti di dipendenza.
IN OLANDA DIVIETO ASSOLUTO – Nei Paesi Bassi, invece, la posizione è ancora più netta, per certi versi radicale: il governo olandese ha infatti ipotizzato un "divieto assoluto" per le loot box nei videogame. Nonostante alcune sentenze passate avessero ritenuto tali meccanismi estranei all'azzardo, il ministro per la protezione legale Franc Weerwind ha spinto per una regolamentazione severa, inserendo la questione in un più ampio ripensamento delle politiche nazionali sulla prevenzione della dipendenza da gioco e sulle restrizioni pubblicitarie