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Dislocare, ma dove? Il Consiglio di Stato vuole vederci chiaro in Emilia

  • Scritto da Redazione GiocoNews.it

Il Consiglio di Stato interviene nuovamente sulla “questione territoriale” che riguarda il gioco pubblico in Emilia Romagna e offre nuove speranze all'industria.

 

 

Si fa preso a dire “dislocare”. Proponendo, cioè, all'industria del gioco pubblico delle alternative per la ricollocazione dei propri locali che vengono dichiarati “illegali” dalla Legge 5/13 della Regione Emilia-Romagna e della delibera di Giunta n. 831/17 che ha successivamente introdotto l'applicazione del cosiddetto “distanziometro” in maniera retroattiva. Facile a dirsi, senza dubbio (e nemmeno troppo, comunque, pensando all'incoerenza rispetto alla Riserva di legge sulla materia), e un po' meno da farsi: visto che, in gran parte dei territori interessati dalla legge regionale, si rivela tecnicamente impossibile o quasi trovare un'alternativa. Nasce da qui il lungo contenzioso tra gli addetti ai lavori e l'amministrazione locale, allo scopo di dimostrare l'assurdità della legge in questione – per via dell'impossibilità di applicarla – e non solo l'anomalia logica della sua concezione. Anche se, secondo il Tribunale amministrativo, l'effetto espulsivo non sembra esistere, come hanno lasciato intendere più volte i giudici del Tar Emilia, intervenuti sulla materia. Diverso, invece, sembra essere per il Consiglio di Stato, che attraverso un secondo parere (sia pure interlocutorio) interviene nuovamente sul punto focale della annosa controversia in atto tra le società del settore gaming e la Regione Emilia Romagna, concedendo nuovi spiragli in ottica di una possibile soluzione del caso. Come spiega il legale esperto di gaming, Gianfranco Fiorentini, che segue direttamente il procedimento in corso.

“Il Consiglio di Stato, in modo molto puntuale, dimostra di volere comprendere bene come, dove e se, nel Comune di Bologna, un imprenditore possa effettivamente delocalizzare la sua sala giochi colpita dal 'distanziometro' – spiega il legale -. I documenti trasmessi dal Comune di Bologna, a seguito del primo parere interlocutorio, non sono stati giudicati comprensibili, quindi il Consiglio ha ribadito la necessità di ricevere tutti gli atti in modo comprensibile per rispondere alle domande che in questo tempo assillano tutti i ricorrenti, frustrati dalle recenti sentenze negative del Tar Emilia Romagna che, nei casi di Bologna e Riccione, ha negato l’effetto espulsivo del distanziometro nonostante le superfici inidonee alla delocalizzazione superassero il 97 percento del territorio a Bologna e – addirittura - il 100 percento a Riccione”.

Inoltre il Consiglio di Stato ha ordinato al Comune di Bologna e all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di trasmettere tutti i documenti alla ricorrente (la società Romagna Giochi) che aveva formulato istanza di accesso in tal senso, istanza che era stata ignorata nonostante la necessità di garantire il contraddittorio.

“Anche questa è un'apertura molto importante perché in questo modo abbiamo accesso alla formazione della istruttoria e potremo svolgere le osservazioni e deduzioni con il nostro Consulente tecnico”, conclude Fiorentini. “Il punto è nodale perché avrebbe ricadute evidenti anche sugli altri ricorsi pendenti al Tar dell'Emilia Romagna dal momento che molti Comuni della Regione hanno adottato strumenti urbanistici espulsivi del gioco legale”.

Che sia dunque giunto il momento della verità per il settore del gioco pubblico e per la soluzione dell'infinita questione territoriale? Troppo presto per dirlo. Per il momento, tuttavia, si tratta di un piccolo passo per gli operatori locali che potrebbe tradursi in un grande passo per l'intera filiera. Magari anche fornendo spunti preziosi al Legislatore in ottica di riordino del comparto in un momento di riforme inevitabili e che diventano sempre più urgenti tenendo conto anche della crisi generale – del comparto e del paese – provocata dalla pandemia.

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