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Iaccarino (As.Tro): 'Il proibizionismo non cura il Gap'

  • Scritto da Redazione

Armando Iaccarino, presidente del Centro studi di As.Tro, punta il dito contro l'espulsione del gioco legale e i suoi effetti sulla prevenzione del Gap.

"Pensare che il proibizionismo sugli apparecchi d’intrattenimento risolva il problema della dipendenza, significa giocare una partita di retroguardia". Lo sottolinea
Armando Iaccarino, presidente del Centro studi di As.Tro, nel suo intervento all'evento “Domani smetto! Un viaggio nelle dipendenze alla ricera di sintomi, cause e possibili azioni” in programma oggi, mercoledì 28 febbraio, a Spirano (Bg).


"Il distanziometro, nelle forme in cui è stato introdotto, laddove è stato introdotto, ha carattere espulsivo, sia per l’ampio perimetro di riferimento (300 o 500 metri), sia per le tipologie di luoghi definiti sensibili, che vanno dalle scuole ai bancomat o ai compro oro, passando per ogni altro vero o presunto luogo di aggregazione.Quando si realizza che il 98 percento della superficie di una città è interdetto ad una attività di gioco, se non si è ipocriti, si deve ritenere che la strategia adottata sia, nella sostanza se non nella forma, proibizionista", dice ancora Iaccarino.

"Va da sè che il tema 'fasce orarie' risulta incomprensibile laddove riguardi esclusivamente quel 2 percento di superficie utile per l’istallazione di apparecchi da gioco. Una strategia proibizionista è efficace e la storia dimostra che è risultata tale ogni qual volta è stata adottata. Non credo sia discutibile affermare che non si è
mai raggiunto il risultato voluto con strategie del genere. La domanda di un bene sottoposto a proibizione ha sempre trovato surrogati, particolarmente rivolgendosi al mercato illegale, ma non solo. In settori ad alta tecnologia la domanda si sposta verso prodotti lasciati più liberi ovvero verso prodotti di nuova introduzione che si affermano tra le pieghe di una regolamentazione che non è sempre in grado di seguire l’innovazione tecnologica", ricorda il presidente del Centro studi di As.Tro.
 

"La realizzazione di un sistema come il 'gioco pubblico' ha realizzato e garantito un forte presidio sul territorio e la costante attenzione sul tema, che prima era fortemente sottovalutato; in secondo luogo e, conseguentemente, se oggi siamo qui a discutere del tema è perché da quel sistema, il gioco pubblico, è pervenuta una mole tale di informazioni che non ha precedenti e che consente forme di analisi del fenomeno. La commissione bicamerale sul tema della diffusione del gioco censiva nel 2002 circa 700mila apparecchi cosiddetti videopoker, diffusi sull’intero territorio nazionale. Si tratta quindi di un fenomeno che proviene da lontano e che ha mostrato qualche segno di regressione negli ultimi anni, sia nel numero che nell’organizzazione distributiva del prodotto. Due elementi sono di particolare evidenza: il numero degli apparecchi presenti è sceso intorno ai 400mila e, sulla base delle norme appena approvate dovrà attestarsi a breve sui 265mila. L’offerta di gioco è vincolata da regole molto precise poste a tutela del giocatore e garantita dal collegamento in rete di tutti gli apparecchi e dalla gestione pubblica della rete in questione. In breve, siamo di fronte ad uno dei settori imprenditoriali più controllati nell’intero panorama economico nazionale, sia per quanto riguarda le caratteristiche del prodotto e della distribuzione, sia per quanto riguarda i requisiti dei soggetti che operano nel settore; la filiera è infatti tenuta a dimostrare il possesso di requisiti analoghi a quelli richiesti a chi partecipa a gare pubbliche. Per assoluta chiarezza ritengo necessario sottolineare che il sistema del gioco pubblico, così come sinteticamente raccontato, nasce soprattutto per contrastare lo strapotere della malavita organizzata del settore e ricondurre a legalità un segmento importante dell’industria nazionale, ivi compreso l’aspetto fiscale. Obiettivi questi che mi sembrano assolutamente di rilievo e meritevoli del massimo impegno. Il tema del contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo, che comunque trovava un presidio già solo nella razionalizzazione del settore realizzata attraverso la strutturazione del 'gioco pubblico', per il sistema di regole ed il flusso di informazioni da tale strutturazione derivato, assume una sua particolare specificità a partire dal 2010".
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