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Mazzucato (Acmi): 'Manovra cieca che non serve a nessuno e mina la legalità'

  • Scritto da Ac

Le nuove misure sui giochi contenuti nella Manovra di bilancio non piacciono neppure ai produttori, che denunciano i rischi per l'intera filiera.

Siamo di fronte a “un'altra manovra cieca, perché prevede inasprimenti senza alcuna vision sul futuro”. Con queste parole il presidente di Acmi – l'Associazione nazionale dei costruttori della macchine da gioco -, Roberto Mazzucato, commenta le misure inserite all'ultimo momento dal governo nella manovra economica che, come noto, si prepara a rivoluzionare il futuro del settore. Attraverso un altro inasprimento della tassazione, a livello generale, sia pure concedendo la possibilità agli operatori di rifarsi sul payout. Ma in maniera non adeguata, secondo i produttori.

“L'aumento dell'1,25 percento del prelievo erariale sulle Awp – spiega Mazzucato – che si aggiunge all'ulteriore inasprimento della tassazione già disposto dal decreto Dignità per i prossimi cinque anni, non può essere minimamente compensato dalla diminuzione di un solo punto percentuale delle probabilità di vincita. Bisogna tenere conto di tutti i costi e le operazioni richieste alla filiera per mettere in circolazione le macchine con un nuovo payout, che non sono stati evidentemente presi in considerazioni nella stesura delle norme: tra costi di logistica, installazione e acquisto delle macchine, diventa quasi antieconomico anche soltanto rivedere il payout. Al punto che il passaggio alle nuove macchine, probabilmente, non si compierà neanche a livello totale”.

Secondo il leader dei produttori, si tratta di “una manovra fatta senza alcuna progettualità, perché non viene disinnescata la Questione territoriale, limitandosi ad effettuare una sostanziale riduzione del 20 percento degli aggi, rimandando a chissà quando il problema con le Regioni ed i Comuni, visto che i ragionamenti sulla futura generazione di macchine vengono rimandati a domani. Leggendo il nuovo testo di legge, anche se ancora provvisorio, non sappiamo quando e come si potranno fare le cosiddette 'Awp remote'; non sappiamo quando e come verrà inserita la tessera del giocatore, ma sappiamo già che fra dieci giorni aumenta il Preu e solo dopo verrà diminuito il payout e pure a un livello comunque non sostenibile”.
Anche il fattore tempo, in effetti, risulta determinante nella sostituzione degli apparecchi. Secondo Mazzucato ci vorranno infatti un minimo di due mesi di lavoro – “anche volendo lavorare senza sosta durante la pausa natalizia”, spiega – prima di veder rilasciati i primi certificati di omologazione delle prime macchine con nuovo payout e soltanto dopo potranno partire le sostituzioni. Ma anche qui, non senza difficoltà, per via delle altre norme già in essere. “A causa della normativa vigente che ha imposto il tetto sul numero si slot in circolazione e, quindi, su quello dei nulla osta che può rilasciare l'amministrazione, non esiste più, di fatto, un 'magazzino' col quale lavorare per i gestori, che invece rappresentava una base utile a garantire le sostituzioni. E questo ingessa le operazioni di ricambio, fino a comprometterle seriamente. Senza contare, poi, che in ogni singolo comune si può andare incontro ad ulteriori problemi e restrizioni, in virtù delle diverse norme locali, quando si andrà a proporre nuove tipologie di macchine. Ed è proprio questo il punto critico della manovra e la vera mancanza del governo”, aggiunge.
Secondo Mazzucato l'errore più grave è quindi la “mancanza di sincronia tra i vari provvedimenti e il coordinamento tra le norme: sia quelle già in essere, ma anche in quelle oggi proposte”. Una situazione che “è figlia della mancanza di confronto con la filiera industriale”, aggiunge il presidente Acmi. “Mentre se il governo avesse manifestato le proprie esigenze, legate alle esigenze politiche e di cassa chiedendo il parere tecnico della filiera, avrebbe potuto forse tirar fuori anche qualcosa in più, ma senz'altro in modo migliore. Mentre le norme attuali vanno soltanto a creare nuova e ulteriore instabilità, con il rischio di non incrementare le entrate per l'erario, visto che il mercato ne uscirà probabilmente compromesso. A beneficio dell'offerta illegale”. Ed è proprio questo il rammarico più grande per gli operatori: “Arrivare al punto di distruggere tutto quello che si buono è stato fatto in questi anni, con lo straordinario processo di emersione, legalizzazione e messa in sicurezza di un settore”, conclude Mazzucato.

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