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Awp e Vlt: crollo della raccolta causato dal green pass (e dall'Osservatorio?)

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dall'analisi dei dati svelati da GiocoNews.it sull'andamento della raccolta degli apparecchi durante l'estate emerge chiaramente il legame con il green pass, riaccendendo il dibattito.

Agosto è stato un mese difficile per gli operatori del settore degli apparecchi da intrattenimento, già alle prese con la ripartenza e con tutte le difficoltà del caso provocate dalla pandemia. Non ultima, tra queste, l’entrata in vigore dell’obbligo di mostrare il “green pass” per entrare nei locali gioco: anzi, a dire il vero, il controllo del certificato vaccinale risulta, al momento, l’ostacolo numero uno per gli operatori rappresentando la principale causa del crollo della raccolta. Come abbiamo rivelato su queste pagine virtuali, la raccolta durante l’ultimo mese dell’estate è crollata significativamente su Awp (-30 percento sul 2019) e Vlt (-45 percento), nonostante un andamento incoraggiante e di crescita durante i primi due mesi di ripartenza (giugno e luglio).

Un dato clamoroso, che non è però da ritenere figlio della stagione, tutt’altro. Dalle ulteriori analisi condotte da GiocoNews.it sui dati provenienti da alcuni tra i principali concessionari italiani, emerge chiaramente che il crollo delle giocate (come rivela il grafico che proponiamo nel seguito) è risultato praticamente verticale proprio nel giorno del 6 agosto: ovvero, la data di entrata in vigore dell’obbligo di green pass. Con il trend negativo che è poi successivamente rimasto attorno allo stesso livello per tutti i giorni successivi.

ADI Ago21

Un motivo di preoccupazione in più per gli addetti ai lavori, visto che l’intenzione del governo non sembra essere di rimuovere l’obbligo, bensì di estenderlo a tante altre attività: un modo per risolvere l’evidente incoerenza normativa e per riparare al tempo stesso la disparità di trattamento tra le attività sottoposte al vincolo rispetto a quelle che ne risultano (inspiegabilmente) esonerate. Ed è proprio questo il punto critico e la vera nota dolente, per l'industria, che continua a interrogarsi su come sia stato possibile introdurre un obbligo così stringente per l'accesso ai locali di gioco, nonostante questi siano notoriamente (almeno per chi conosce il settore) frequentati da un numero esiguo di persone contemporaneamente, rendendo pressoché impossibili gli assembramenti, mentre altri ambienti come per esempio i supermercati o – peggio ancora – i mezzi pubblici, dove il rischio è al contrario notevolmente più alto, non ci sia ancora tale prescrizione. Anche alla luce del fatto che, in tutte le fasi della pandemia, anche quelle più critiche, non si sono mai ravvisati dei folocai o dei contagi significativi all'interno dei locali di intrattenimento. Sia chiaro, i dubbi degli addetti ai lavori del comparto non sono mai dipesi da una volontà di sottrarsi alle responsabilità o per sfuggire ai doveri istituzionali che impongono a tutti di adoperarsi per contribuire all'uscita della pandemia. Anzi, tutt'altro.

Awp lug21

VLT lug21

 

E in questi ultimi 18 mesi abbiamo più volte avuto modo di evidenziare la dedizione e il rigore dell'intera filiera nell'applicazione e rispetto di tutti i protocolli e restrizioni introdotti man mano dal Legislatore. A scuscitare le perplessità è più che l'altro l'evidente insussistenza di una reale necessità di tale obbligo, a fronte di evidente e assolutamente prevedibili ricadute in termini economici, che abbiamo appena confermato mostrando i dati ormai disponibili della raccolta. A scatenare l'ira, però, degli operatori, è proprio la risposta alla precedente domanda (anche se probabilmente retorica) visto che la decisione assunta dal governo di limitare gli accessi anche negli ambienti di gioco deriva con ogni probabilità dalla presa di posizione dell'Osservatorio sul gioco patologico che aveva chiesto di dare una stretta agli accessi nelle sale, prontamente recepita dal Ministero della Salute attraverso una specifica circolare, in seguito alla quale si è arrivati all'obbligo di green pass.

Eppure, come evidenziato più volte dalle associazioni di categoria che rappresentano i lavoratori del comparto, i rischi delineati in quel documento dell'Oservatorio non sembrano aderenti alla realtà. Anzi, al contrario, sembrano capovolgerla, chiedendo all'organismo e al Ministero competente di svelare i dati scientifici alla base di una tale decisione, dall'impatto così rilevante. Ebbene, in seguito all'accesso agli atti richiesto dalle sigle che rappresentano gestori e concessionari (tra cui As.Tro e Acadi), non emergerebbe alcuna analisi scientifica suffragata da dati o rilevazioni specifiche, facendo per lo più pensare a delle opinioni: comunque rilevanti, per carità, perché provenienti da esperti, ma forse non così “stringenti” e scientificamente rilevanti al punto da poter giustificare delle decisioni così drastiche, in grado di provocare – come ampiamente prevedibile – risultati economici così fortemete critici e negativi. Il cui peso grava non soltanto sulle spalle degli addetti ai lavori e di tutti gli occupati (i quali di certo non ne avevano proprio bisogno, soprattutto in questo momento) ma anche sull'intera cittadinanza tenendo conto che le mancate giocate si traducono inevitabilmente in minore gettito erariale e, quindi, meno denari nelle casse dello Stato.

Come messo nero su bianco dall'associazione Assotrattenimento, dunque, “Non esistono elementi obiettivi, quali indagini e/o ricerche effettuate (o reperite) dall’Osservatorio” a supporto delle raccomandazioni inviate alla metà di luglio agli assessorati regionali alla Sanità  con lo scopo di valutare l’adozione di misure restrittive nei confronti delle attività di gioco, per prevenire “ i gravi rischi correlati alla riapertura senza un'adeguata e rinnovata regolazione di tutta la gamma dei giochi, al fine della prevenzione del disturbo da gioco d'azzardo ed anche come corollario - di mantenimento del regime di cautela per un possibile riacutizzarsi della pandemia”.

C'è quindi da chiedersi: cui prodest, tutto ciò? E, soprattutto, chi pagherà per questi danni causati al settore e all'economia? Per un'altra domanda, probabilmente, da ritenere puramente retorica.

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