Brunson e le minacce di morte dal mafioso Spilotro per il 25% delle vincite di poker
Ricordate Joe Pesci che impersonava Nicky Santoro in “Casino” di Martin Scorsese? Era ispirato a Tony “The Ant” Spilotro, un boss della mafia americana che minacciò Doyle Brunson di morte. Anzi: “Ti infilerò dodici rompighiaccio in quel tuo grosso intestino grasso”, disse Spilotro a Texas Dolly. E c’entrava il poker. Eccome se c’entrava.
Facciamo qualche passo indietro. L’88enne Brunson, che ha avuto una carriera leggendaria come giocatore di poker professionista per oltre cinque decenni, è stato descritto da Joe Levin nel Texas Monthly mentre le World Series of Poker si avviano verso il loro evento principale a luglio.
Secondo la storia riportata dal New York Post, il legame di Brunson con Benny Binion, che insieme a suo figlio Jack ha fondato le World Series of Poker nel loro casinò nel centro di Las Vegas nel 1970, lo ha aiutato a scongiurare la minaccia.
Benny Binion era egli stesso un boss della mafia nel nativo Texas di Brunson prima di creare una nuova vita come proprietario di un casinò a Las Vegas. Era amico (tra virgolette) di Spilotro, un uomo che venne poi ritenuto responsabile di più di 20 omicidi. E bene il motivo del contendere era proprio il poker visto che Spilotro avrebbe cercato di mettere le mani sul 25% delle vincite di poker di Brunson.
Perché, voleva sapere Doyle, Spilotro ne avrebbe dovuto aver diritto? “Se non ti piace, infilerò dodici rompighiaccio in quel tuo grosso intestino grasso”, avrebbe detto il mafioso a Brunson.
“Non puoi uccidere tutti”, si dice che alla fine il “Grandpa” del poker abbia detto al mafioso.
Spilotro risposeo: “Non dovrò uccidere tutti. Solo il primo”.
Poi, forse, l’influenza positiva di Binion ma, anche con la sua 3bet forse Doyle ha dimostrato di non avere paura. Ma anche Spilotro non sembrava volersi fermare.