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Poker Generation sarà serie Tv? Il messaggio del film del 2012, adesso, sarebbe una catastrofe

12 novembre 2018 - 15:20

Poker Generation diventa una serie Tv: il timore del messaggio che potrebbe passare in questa fase storica e delicata del settore. 

Scritto da Cesare Antonini

Visto che il film è andato molto bene (è ovviamente un eufemismo questa affermazione), c'è chi ha pensato di trarre una serie Tv da Poker Generation. Un teaser del progetto verrà presentato al festival Popoli e Religioni, a Terni, da uno dei “vecchi” protagonisti del lungometraggio deel 2012, Andrea Montovoli. E siamo curiosi, ma anche e soprattutto spaventati, vista la delicatezza del messaggio che può mandare in giro per l'etere un programma del genere. Non sappiamo dove e come verrà programmata la serie ma se la storia è rimasta quella di sei anni fa che ci imbarazzò (e neanche poco) al cinema, adesso potrebbe avere effetti pressoché devastanti per il “nostro” poker. Sì perché per come era architettata la sceneggiatura il messaggio che passava è proprio l'assist che ora vorrebbero i detrattori del nostro settore.

Dalle prime notizie che trapelano Andrea Montovoli sarà ancora tra i protagonisti e sarà ancora Tony, il fratello di Filo. I due nel film erano uniti da un legame fortissimo e che, per necessità, iniziano a dedicarsi al poker professionistico. Diventeranno giocatori di altissimo livello ma non senza perdersi e ritrovarsi. Ricordo l'imbarazzo provato già in quel momento dove, però, flop a parte al botteghino, il film passò quasi inosservato o meglio, non ottenne il successo che si pensava potesse riscuotere. 
Per carità, grande rispetto per chi investì tanti soldi sulla pellicola e anche sul regista esordiente, Gianluca Mingotto, ma le recensioni che si trovano in giro sul web ancora oggi andrebbero corrette. Innanzitutto il film non ha portato benissimo a Mingotto che si è fermato a quell'esperienza. La pellicola non era girata male ma non può mai essere paragonato né a Rounders né a Regalo di Natale. Giammai!
Il capolavoro di Pupi Avati racconta un poker ovviamente diverso e il messaggio è decisamente poco edificante se lo vogliamo proprio leggere con le lenti della “medicina” e della “psicologia”. Ma la pellicola è un capolavoro così incredibile (e anche il suo sequel) che va oltre al torbido delle 9 di mattina quando i protagonisti lasciano la partita dove qualcuno si è giocato case, macchine, la vita.
Rounders pure corre sul brivido del pericolo, del fallimento, della sconfitta e della rinascita. Rispetto all'approccio di Poker Generation, però, il fatto che le skills del protagonista siano comunque cruciali per la sua riabilitazione economica e sociale, supera qualsiasi retaggio negativo e fa emergere con grande forza la bellezza di questo gioco. Nel film c'è qualcosa di buono ma il rischio di essere fraintesi è talmente alto (per chi non ha tutte le informazioni per leggere la storia) che mette paura. Così come ci mette paura lo sviluppo sotto serie Tv. Il rischio sta nel far pensare alla gente che guarda il film, che attraverso il poker tutto si può risolvere. E l'escalation del protagonista è talmente irreale che potrebbe ingannare qualcuno. Sai com'è, nell'epoca delle fake news, il timore è ancor più concreto.
Tuttavia siamo curiosi di scoprire (e lo faremo) come si sta sviluppando il progetto. E' probabile che allungando la trama e la costruzione dei personaggi in più puntate si possano correggere alcuni grossi difetti che ci hanno lasciato questo retrogusto che “sa di tappo”, di una pellicola che rappresenta un'occasione persa per il settore. Poteva essere una pietra miliare, un'eredità importante di quegli anni in cui tutti, in Italia, giocavano a poker. E adesso che siamo considerati come gli “appestati” dai politici “monatti” che ci circondano, avrebbe fatto comodo un pilone da fondamenta al quale appoggiarci nei momenti più bui. Chissà, magari la nuova scommessa di Montovoli, può correggere il tiro e riabilitare il settore. Che curiosità!

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