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Nuovo lockdown entro Natale: ecco se e quando potrà scattare

  • Scritto da Ac

Per il comparto del gioco pubblico torna lo spauracchio di un nuovo lockdown nazionale: questi i calcoli del governo che non fanno ben sperare.

 

Se c'è una cosa che tutti temono in questo momento, in Italia, forse anche più del virus stesso, è il ricorso a un nuovo lockdown generale. Uno scenario che, se realizzato, potrebbe rappresentare la morte dell'intero sistema economico e produttivo, con particolare riferimento ad alcune attività specifiche. Tra le quali – manco a dirlo – quelle di gioco. Sì, perché, come tutti temevano già prima di marzo, se il governo (o, peggio ancora, le singole Regioni) avesse dovuto scegliere quali attività chiudere, di certo avrebbe dato precedenza a quelle di gioco. Ritenute non di prima necessità. Ed è proprio ciò che è avvenuto a fine febbraio, con le sale da gioco che sono state tra le prime ad abbassare le saracinesche su tutto il territorio. Per poi essere, addirittura, le ultime a riaprire. Come ben ricordano gli addetti ai lavori, che ancora devono recuperare ciò che è stato perduto nei mesi precedenti. Adesso però la situazione potrebbe addirittura peggiorare visto che si torna a parlare di un nuovo lockdown (che, in alcuni territori, come la Lombardia, è già stata disposto), seguendo nuovamente il criterio della “rilevanza” delle attività in termini di prima necessità.

COSA DICONO I TECNICI - A preoccupare, sotto tutti i profili, sono i numeri del contagio. I quali dicono che un lockdown esteso potrebbe arrivare prima di Natale. Ormai è allarme “arancione” in Italia con sempre più strette e zone rosse locali: ma la corsa verso l’allarme “rosso”, cioè quello del lockdown generalizzato, è sempre più probabile. Le grandi città stanno diventando il nuovo epicentro della seconda ondata del Covid: a dirlo sono i numeri e gli scenari (“giallo”, “arancione” e “rosso”) messi a punto dal Cts (Comitato tecnico-scientifico) e dall’Istituto superiore di Sanità e condiviso dal Governo con le Regioni nei giorni scorsi. Una sorta di bussola per decidere cosa chiudere in base all’andamento dell’epidemia. Secondo questi scenari se l’indice R-t supera quota 1,5 e gli ospedali vanno in crisi, l’unica soluzione è quella di lockdown estesi. E oggi quell’indice all’1,17 in tutta Italia è molto vicino in diverse Regioni.
 
ITALIA IN FASE ARANCIONE - “L’epidemia è entrata in una fase acuta”, ha scritto l’Iss nell'ultimo report settimanale in cui chiede di intervenire a livello sub-regionale con misure di “contenimento e mitigazione”. Le Regioni più a rischio secondo il report integrale dell'Istituto sarebbero dieci: Abruzzo, Campania, Emilia, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. In questi giorni è dunque più che probabile che si vada verso chiusure più estese (anche tra le Regioni) visto che il virus non si riesce più a frenare e cresce la pressione sugli ospedali. Con queste due spie rosse Governo e Regioni, come previsto dallo scenario arancione - quello prima del rosso che punta solo su lockdown generalizzati - fanno scattare, come previsto dai tecnici di Cts e Iss, restrizioni sempre più incisive.
 
I NUMERI PER FAR SCATTARE IL LOCKDOWN - Secondo il documento messo a punto dai tecnici e ora sul tavolo di Governo e Regioni dopo la fase “arancione” scatta quella “rossa” quando si registra una “trasmissibilità non controllata” del virus insieme a una “criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”. Questa fase si concretizza quando gli Rt regionali sono sopra a 1,5 e ci sono “incidenza dei casi e gravità clinica elevate” 2 una “trasmissione comunitaria diffusa con cluster non più distinti tra loro” oltre a una “pressione sostenuta per i Dipartimenti di prevenzione e per i servizi assistenziali”. Quando si entra in questa fase il documento prevede una unica misura: quella dei lockdown. Che possono essere “localizzati”, cioè con “restrizioni della mobilità da/per zone interessate” oppure nel caso più grave “lockdown generalizzato con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico”. Uno scenario estremo che al momento non è all’orizzonte ma potrebbe esserlo nelle prossime settimane. Oggi l’indice R-t medio in Italia è all’1,17. In particolare in 16 Regioni e nelle 2 Province autonome di Trento e Bolzano il valore dell'indice di trasmissibilità Rt è sopra l'1. Il valore più alto si registra in Valle d'Aosta (1,53), seguita da Piemonte (1,39) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (1,32).
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