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Covid-19 e nuovo Dpcm, il mondo del gioco: 'Adm intervenga'

  • Scritto da Francesca Mancosu e Marta Rosati

Ristoranti in attività fino alle 24 ma per sale giochi, scommesse e Bingo la serrata scatta alle 21: rabbia e preoccupazione tra le associazioni di categoria, pressing su Adm.

Si può rimanere al ristorante sino alle 24, ma sale giochi, scommesse e Bingo sono costrette a chiudere alle 21. Questo prevede il nuovo Dpcm emanato per fronteggiare la cosiddetta seconda ondata del virus Covid-19 ed è soprattutto questa disparità di trattamento fra attività, a mandare su tutte le furie le associazioni di categoria del gaming che si sentono fortemente penalizzate senza comprendere fino in fondo il senso delle misure adottate dal Governo.

 

Burrascoso inizio di settimana per il mondo del gioco, costretto a fare i conti con nuove misure restrittive, quando per molti è ancora tempo di raccogliere i cocci dopo il lockdown di primavera. Per molte attività del settore, la chiusura alle 21 rappresenta di fatto un nuovo stop.
 
A sottolinearlo a Gioconews.it, è Maurizio Ughi, numero uno dell'associazione Obiettivo 2016 e promotore di una nascente confederazione di associazioni pronte a battere i pugni sul tavolo dell'Adm perché faccia voce grossa col Governo, al fine di far valere le proprie ragioni a difesa del settore.
Se proprio dobbiamo consolarci in qualche modo – afferma Ughi - diciamo che l'esecutivo nazionale si è ricordato di noi, visto che siamo citati nell'ultimo Dpcm, ma certo che se per i punti scommesse l'impatto non sarà poi così significativo, per le sale Bingo e Vlt i danni saranno davvero importanti. L'85% del proprio fatturato, queste lo fanno dalle 20.30. Consentirne l'esercizio almeno fino alle 24 come vale per i ristoranti credo sarebbe già più sensato perché – osserva – la sensazione è che certe misure vengano adottate senza un'istruttoria di riferimento. L'ordinanza del governatore della Lombardia Attilio Fontana ne è un esempio lampante”.
 
“Ci sono alcune città in cui, per effetto di ordinanze sindacali le attività di gioco possono iniziare solo alle 18. Possibile non ci si renda conto che con certe scelte si mettono a rischio Pmi e lavoratori?” A commentare in questo senso è il presidente Sapar Domenico Distante che rispetto a quei governatori di Regione che si sono affrettati a prendere provvedimenti in senso restrittivo nei confronti delle attività del gioco, dice: “Sparano sulla Croce rossa ed è veramente frustrante continuare a vedere sempre un atteggiamento punitivo nei confronti del settore, per questioni di propaganda politica”.
Sulla possibilità di un confronto con il Governo, Distante spiega: “Noi non abbiamo nessuna necessità e voglia di andare contro l'esecutivo, ma vogliamo collaborare”.
 
 A questo proposito Ughi rivela che "un considerevole gruppo di associazioni si sta organizzando in una confederazione che facendo leva sul numero uno dell'Adm Marcello Minenna vuole portare le istanze del settore, sul tavolo del Governo".
 
"C'è la necessità - sottolinea Ughi - di conciliare le esigenze di domanda e offerta e, con la nostra esperienza, pretendiamo di essere parte attiva nei processi decisionali che ci riguardano. Lavoriamo - sottolinea - in nome e per conto dello Stato, lo stesso Stato che si è dimenticato di noi perché non abbiamo avuto accesso a nessuna misura di sostegno. La verità - denuncia - è che laddove i grandi concessionari hanno una scialuppa di salvataggio con l'online, i gestori dei locali da gioco no e così si mette a rischio la sopravvivenza di alcuni di questi".
 
 
BARBIERI (ASCOB): “SALE BINGO, LE PIÙ COLPITE” - Salvatore Barbieri dell'Associazione concessionari del bingo evidenzia che il suo comparto è il più colpito dal Dpcm “visto che la sera dopo le 21 è l'orario di gioco principe.
Il 70 percento delle sale apre alle 18 con una pausa per la cena, quindi una simile limitazione oraria avrà un grave impatto su tali attività. Sono allibito, perché per l'ennesima volta il mondo del gioco è trattato in modo diverso da bar e ristoranti.
Secondo quanto recita il Dpcm infatti l’attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie sono consentite dalle 5 del mattino alle 24, se il consumo avviene ai tavoli, o solo fino alle 18 se non è previsto. Ebbene, mentre i ristoranti hanno tavoli di 80-90 centimetri di diametro, quelli dei bingo sono di un metro e mezzo di diametro e al massimo, come da normative anti-Covid, possono ospitare quattro persone”, ricorda Barbieri.
Chi scrive le norme, prosegue il presidente di Ascob, “dovrebbe sapere come funziona.
Come mai l'Agenzia delle dogane non interviene? Spero che non sia stata avvisata o ascoltata, altrimenti non si spiega.
Chiunque poteva spiegare come funziona nelle sale e che non ci può essere assembramento, visto che devono sottostare a protocolli più rigorosi di quelli validi per altri tipi di attività.
Se la ratio del Dpcm è assicurare la distanza interpersonale, un accesso limitato di persone, e la mancanza di assembramenti agli ingressi, credo che non ci siano locali migliori delle sale bingo per fare questo.
In questi periodo molte di loro sono state controllate, e nessuna è stata sanzionata né da Adm né dall'Asl.
Quindi, perché questa disparità di trattamento, per l'ennesima volta?
Il settore viene di nuovo messo sotto i piedi e ancora di più i nostri dipendenti, trattati come carne da macello.
In più, dobbiamo comunque pagare 7500 euro al mese di canone, a fronte di una riduzione dell'orario di lavoro del 50 percento e della capienza dei posti delle sale di un terzo.
Ma veramente pensano che così una sala possa rimanere aperta?
L'Agenzia delle dogane e dei monopoli deve aiutarci e farsi sentire. Serve l'intervento del direttore generale Marcello Minenna per far capire che bisogna equiparare le sale gioco a bar e ristoranti, e anche il sottosegretario Baretta dovrebbe andare ai tavoli di governo a perorare la nostra causa.
Senza dimenticare ovviamente la Lombardia, che ha chiuso tutto.
Per tutte queste ragioni, stiamo valutando se è il caso di ricorrere per disparità di trattamento”.
 
GINESTRA (AGISCO): "ACCANIMENTO INUTILE" – Ancora sul versante delle agenzie di scommesse, a prendere posizione è Francesco Ginestra di Agisco. “L'impressione è che si vogliano sempre colpire le stesse persone. In fondo, ristorazione e intrattenimento sono attività simili e non c'è motivo che ci sia una tale disparità di trattamento. Bastava dire di monitorare gli ingressi, la quantità di persone consentite et cetera. I nostri punti gioco sono già dotati di scanner, e assicuriamo i controlli in sala con i nostri dipendenti, nell'interesse di tutti. Per cui, questo limite alle 21 è un accanimento inutile. Ritengo che Adm dovrebbe prendere posizione, dopo tre mesi di lockdown non ha senso restringere di nuovo gli orari, sempre con la preoccupazione incombente di nuove mosse dei sindaci. La confederazione del gioco che si è appena creata si sta attivando in tutte le sedi possibili per portare all'attenzione le problematiche del settore, quindi aspettiamo un segnale dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli per cercare di capire la situazione. Molti di noi non riusciranno a restare aperti, perché con questi limiti è difficile pagare i costi fissi delle attività, anche alla luce di un bilancio già provato da quanto accaduto quest'anno. Penso anche alle sale bingo, dove la chiusura alle 21 è assai penalizzante, visto che buona parte del lavoro viene svolto di sera. Per questo il Governo dovrebbe garantire un sostegno importante al settore, altrimenti rischia di affossarlo definitivamente, avvantaggiando i concessionari non italiani, a danno di tutti”.
 
PASTORINO (STS-FIT): "LIMITI LOCALI SONO UNA SPADA DI DAMOCLE" - “Almeno in questa fase, il Governo ha pensato al peso della crisi economica del Paese, per cui ha adottato una linea più morbida per tutti i settori, sapendo che se dovessimo tornare ad un lockdown nazionale la metà delle imprese non reggerebbero e non ci sarebbero le risorse economiche per sostenere le uscite per la cassa integrazione e per dare contributi alle imprese. Poi è chiaro che se tra qualche settimana ci saranno di nuovo gli ospedali sarà chiamato a prendere altre decisioni”, esordisce Giorgio Pastorino, presidente del Sindacato totoricevitori sportivi. “Seguendo il discorso del premier Conte ho notato che le sale gioco sono state menzionate quasi subito, mentre durante il lockdown, nonostante tale tipo di attività siano state fra le ultime a riaprire, non sono mai state nominate. L'orario ridotto (dalle 8 alle 21, Ndr) può avere un senso, poiché l'impressione è che nelle ore serali ci siano più problemi di assembramento e di controlli. Quindi, l'indicazione di fondo è quella di lasciar lavorare le sale gioco durante il giorno e di fissare una sorta di coprifuoco dopo una certa ora. Le sale sicuramente perderanno parte del fatturato, ma la situazione è comunque migliore di quella registrata la scorsa primavera. Mi lascia perplesso il fatto che venga lasciata ai sindaci la facoltà di inasprire le regole, cosa per cui oggi si sono lamentati, e resta da capire cosa accade se le Regioni emanano un provvedimento di natura diversa rispetto alle norme che ci sono nel Dpcm. Torniamo al solito discorso: la sovrapposizione di competenze fra i vari enti sulle materie in cui sono in competizione, come la sanità. L'importante è che domani un'altra Regione non esca fuori con un'altra ordinanza, e che si mantenga una linea comune fra Stato e Regioni, senza altre fughe in avanti come quella della Lombardia, o della Liguria. Guardando ad esempio ai limiti di Genova, per la quale la Regione ha istituito delle 'zone rosse' nel centro storico e in alcuni quartieri, viene spontaneo chiedersi quanto sono davvero incisive misure come queste, visto che poi chi vuole giocare si sposta di qualche centinaio di metri e gioca comunque. Perciò, anche se le varie Regioni dovessero tutte uniformarsi ai contenuti del Dpcm, resterebbe comunque la spada di Damocle delle decisioni locali. Il pericolo è che poi a catena arrivino una serie di ricorsi, che chissà quando verranno discussi. Per questo, bisogna essere sicuri che si vada tutti nella stessa direzione”.
 
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