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'Lo stop al gioco è illegittimo', fioccano istanze di revoca

  • Scritto da Mr

Oltre 20 istanze di revoca della sospensione del gioco decisa da Dpcm, risposta entro il 23 dicembre o ricorso al Tar: studio legale profila anche danno erariale.

Ben 20 istanze in autotutela, e il numero è destinato a salire, sono state presentate alla Presidenza del Consiglio dei ministri e per conoscenza alla Corte dei Conti, per chiedere la revoca del provvedimento contenuto nel Dpcm del 3 dicembre scorso che impone la proroga del lockdown per le attività di raccolta di gioco.

A coordinare l'azione il sindacato Agisco, a farsene carico lo studio legale Lorenzoni di Roma che ha ricostruito la genesi di tutti i Dpcm emanati con l'avvento della seconda ondata del Covid-19, tenendo conto del Documento elaborato in sede di conferenza Stato-Regioni e Province autonome nel mese di luglio, contenente le Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, le stesse - spiega l'avvocato Niccolò Travia - alle quali i titolari delle attività di giochi, slot e scommesse si sono adeguati, sostenendo degli investimenti, salvo poi ritrovarsi a dover nuovamente chiudere l'ottobre scorso.

Con l'istanza in autotutela, ogni singola attività rivoltasi allo studio legale, chiede al Governo di revocare lo stop alle attività del comparto. Nelle motivazioni si fa riferimento a "macroscopiche illegittimità e profili discriminatori per assenza di evidenze scientifiche sul rischio di contagio e sui pericoli per la diffusione del virus negli ambienti in questione" e viene anche evidenziato che la misura è stata uniformemente imposta su tutto il territorio nazionale, senza tenere conto della differenziazione per zone, come individuate per colore dal ministero della Salute.
 
Questo considerato che altri esercizi paragonabili siano invece aperti al pubblico. Lo studio legale ha preparato per tutti la stessa richiesta al Presidente del Consiglio dei ministri, ma su misura per ogni soggetto che avanza contenstualmente anche istanza di risarcimento. Per ciascuna impresa, messi in evidenza il calo di fatturato che le chiusure considerate immotivate e illegittime stanno comportando, i costi sostenuti per rispettare i protocolli di quelle Linee guida per la riapertura, non senza tener conto dei contributi previsti dai Ristori. Un lavoro certosino insomma.
 
E se la documentazione è finita anche alla procura della Corte dei Conti è perché, secondo lo studio legale romano, si profila anche la possibilità di un danno erariale, considerate le ingenti minori entrate nelle casse dello Stato che lo stop al gioco ha determinato.
 
Nel dossier depositato si mette inoltre in evidenza come la chiusura delle sale fisiche non comporti automaticamente il ricorso, da parte dei giocatori, all'online, quanto piuttosto tende casomai ad incentivare le attività illegali. La deadline per ottenere una risposta è fissata al 23 dicembre prossimo, dopo quella data, in assenza dell'accoglimento dell'istanza da parte del Governo, scatterà il ricorso al Tar.

 

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