Pubblicità gioco: alla Camera la Pdl della Lega che inasprisce i divieti

Scritto da Daniele Duso
Pubblicata alla Camera la proposta di legge sul divieto di pubblicità al gioco presentata da Silvana Comaroli (Lega) nel 2022.

Nuova stretta sulla pubblica del gioco? Una “nuova” proposta di legge per introdurre un divieto totale di pubblicità dei giochi con vincite in denaro è stata pubblicata alla Camera. Le virgolette sono d’obbligo in quanto la Pdl è nuova solo in parte. La proposta della leghista Silvana Comaroli, infatti, risale al 13 ottobre 2022, ma solo lo scorso venerdì, 17 aprile 2026, il testo è stato pubblicato alla Camera.

Nel concreto si tratta di una Pdl che punta alla “Modifica all’articolo 43 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, in materia di divieto di pubblicità di giochi con vincite in denaro”. Questo il suo titolo.

L’iniziativa, spiega Comaroli nella premessa, nasce dall’analisi degli effetti della crisi economica sulle abitudini degli italiani. Si osserva infatti una pericolosa “diminuzione della propensione al risparmio e la ricerca di un facile arricchimento fondato sull’aleatorietà”.

I DATI RIPORTATI DALLA PDL

Comaroli osservava allora (nel 2022) che in Italia operano circa 400.000 slot machine distribuite in oltre 6.000 locali autorizzati. E ancora che la platea dei giocatori abituali ha raggiunto 15 milioni di persone, coinvolgendo ogni gruppo sociale. Tra questi, circa 3 milioni sono esposti al rischio di sviluppare forme di gioco patologico, mentre 800.000 risultano già affetti da disturbi conclamati.

Tra gli altri dati che si leggono nella Pdl il fatto che dal 2003 al 2022 la raccolta complessiva è aumentata di oltre il 500 percento, passando da 15,5 miliardi a oltre 80 miliardi di euro annui.

Così, mentre l’industria del gioco è diventata una delle più rilevanti del Paese, secondo Comaroli la politica, secondo la proposta, deve intervenire per proteggere risparmi e stabilità delle famiglie.

L’IMPATTO SOCIALE DEL GIOCO PATOLOGICO

Un dato desta particolare allarme secondo la Pdl, ossia che “il 66 percento dei disoccupati gioca d’azzardo ed è alta l’incidenza di suicidi”. Il costo sanitario annuale per la cura delle dipendenze oscilla tra 5 e 6 miliardi di euro, mentre il gettito erariale si ferma a 8 miliardi. Lo squilibrio mostra come il guadagno dello Stato venga quasi interamente assorbito dai costi collettivi.

La dipendenza da gioco è riconosciuta come malattia dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo la Consulta nazionale delle fondazioni antiusura, “il gioco d’azzardo è considerato la maggior causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia”. Il principale danno resta il “sovra‑indebitamento familiare”, che distrugge il tessuto affettivo dei giocatori.

IL PARAGONE CON TABACCO E ALCOL

La proposta legislativa suggerisce di trattare la dipendenza dal gioco come quella dal tabacco o dall’alcol. Per arginare il fumo sono stati adottati divieti pubblicitari considerati ormai fondamentali dalla coscienza civile. Per questo, secondo la proposta, è “doveroso imporre per legge limitazioni analoghe anche per tutte le attività legate al gioco pubblico”.

Così, secondo Comaroli, le emittenti radiotelevisive non dovrebbero più veicolare messaggi che inducano alla partecipazione a scommesse o lotterie. Non si può tollerare, si legge nel testo, che i media pubblicizzino forme di gioco potenzialmente compulsivo per fini commerciali.

Il mercato italiano è stato inondato da slot machine, poker e scommesse, coinvolgendo pensionati, casalinghe e giovani. Il codice penale vieterebbe l’azzardo, ma le licenze per il gioco a distanza hanno cambiato lo scenario. Le società concessionarie hanno visto crescere il fatturato grazie alle piattaforme online.

LA MODIFICA ALL’ARTICOLO 43 DEL TESTO UNICO DEI SERVIZI DIGITALI

Il cuore della proposta è la modifica dell’articolo 43 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208. Si prevede l’inserimento di una lettera d‑bis dedicata ai prodotti di gioco. Secondo il testo, “è vietata qualsiasi forma di comunicazione commerciale audiovisiva, diretta o indiretta”.

Il divieto riguarda ogni prodotto che induca alla partecipazione ad attività di gioco, anche online. La norma copre tutte le attività finalizzate alla riscossione di somme determinate dal caso. Il testo punta a includere lotterie, concorsi a premio, scommesse sportive e newslot. Ogni forma di comunicazione audiovisiva e radiofonica verrebbe eliminata dal mercato legale.