Adeguamento offerta a domanda, nodo contratti ancora da sciogliere

Nei casinò italiani è fondamentale adeguare l'offerta alla domanda, ma un ostacolo può essere rappresentato dall'esistenza di più contratti di lavoro.
Scritto da Mauro Natta

Chi la chiama polivalenza, chi multifunzionalità e chi, come chi scrive, la chiamava con un brutto termine, plurispecializzazione: in ogni caso si tratta della possibilità di un impiegato di gioco di poter lavorare a qualunque gioco da tavolo si pratichi nella casa da gioco.

È un’opportunità, non dico la sola, ma in un casinò italiano è adottata da parecchio tempo e lo posso affermare con cognizione di causa. Aggiungo che il contratto di lavoro è unico anche con più di una sede.

L’esistenza di più contratti di lavoro rappresenta, a mio parere, il peggior ostacolo alla realizzazione di una politica produttiva orientata sempre più all’adeguamento della offerta alla domanda. Non pare si possa dire che, in un mercato come l’attuale, dove la domanda varia spesso e si ricorre giustamente alla diversificazione nell’intento di soddisfare le esigenze della clientela, la mia personale opinione non sia fondata.

Non si può affermare che un impiegato di roulette americana non è adatto a lavorare alla fair roulette, che un addetto allo chemin de fer non può essere impiegato al punto banco.
Certamente un’impostazione previgente corsi professionali progressivi è indispensabile.

Ai miei tempi (seconda metà degli anni ‘90) si iniziava con la roulette francese per apprendere l’uso del rastrello e il maneggio dei gettoni, poi si imparava a sfilare le carte dal sabot per il trente et quarante e, infine, si approdava allo chemin de fer per l’uso della paletta.

La prima tappa, alla roulette, era il bout de table, allo chemin, lo changeur; intanto si rubava il mestiere prestando la dovuta e doverosa attenzione.
Per diventare impiegato di roulette era necessario circa un anno, un capo tavolo e un ispettore o un commissario molto di più e tanta esperienza e professionalità.
Credo e spero di aver rapidamente illustrato l’ostacolo che si oppone a una politica produttiva mirata, come già accennato, all’adeguamento il più rapido possibile, dell’offerta alla domanda.

Chiaramente per come la penso parlare di politica produttiva di lavoro da organizzare o riorganizzare senza rimuovere il principale ostacolo mi pare azzardato anche se, per quanto all’azzardo, si rimane in tema.
Non è compito mio suggerire il cambio della situazione operativa, non desidero altro che esprimere una opinione in quanto ex dipendente di casa da gioco ed ex dirigente sindacale che si è occupato per molto tempo di organizzazione del lavoro e della produzione.

Neppure intendo criticare ciò che, negli anni, pare sia rimasto invariato; è certo, penso, che se così si è operato c’erano, a supporto, una o più motivazioni.
Ricordo che nel 1982 se non vado errato, dopo l’introduzione dei cosiddetti giochi americani, esistevano due società di gestione a capitale privato. E, sempre se rammento bene, esistevano due convenzioni differenti.

Per non andare troppo lontano, nel luglio del 1994, quando la gestione del Casinò di Saint Vincent divenne regionale esistevano due diversi contratti di lavoro. Posso dedurne sommessamente che, se la situazione non è molto cambiata da allora come pare di poter leggere sulle dichiarazioni del segretario di un sindacato apparse recentemente su gioconews casinò.it, vi fossero validi motivi, come già accennato, a conforto di una scelta siffatta e non posso che constatare quanto ho potuto leggere.

Sono in pensione dal 2001 ma sono pienamente convinto che le gestioni dovranno sostenere le loro scelte di politica produttiva, così come ne scrivo da tempo, su diversi pilastri: diversificazione dell’offerta, adeguamento dell’offerta alla domanda, miglioramento dei servizi alla clientela e il precedente pilastro ne è parte; il tutto pazientemente integrato da plurispecializzazione o multifunzionalità o, ancora, polivalenza.