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La nuova Costituente del gioco

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Questa settimana si svolgono le prime riunioni della neonata commissione di inchiesta sul gioco: per un nuovo punto di ripartenza.

 

Per ora è soltanto un auspicio, più che un obiettivo. E un’opportunità. Dalla prima settimana di ottobre cominciano (anche se, causa lavori sul Nadef, le convocazioni sono slittate) formalmente le attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, costituita prima della pausa estiva dei lavori di Camera e Senato, che potrebbe (dovrebbe?) assumere il ruolo di una sorta di Assemblea costituente del comparto. Andando a riscriverne le regole e i principi di riferimento. Analogamente a quanto avvenuto quasi vent’anni fa, nell’ormai lontano 2003, quando un’analoga commissione di inchiesta aveva portato alla legalizzazione del settore e, quindi, alla nascita del sistema del gioco pubblico, attraverso la creazione di un’offerta di gioco statale. Con la sola differenza che oggi non si tratta di creare un nuovo settore dell’economia, come avvenuto all’epoca, ma di ricostruirlo: mettendolo in sicurezza, è una volta per tutte. In un momento pure particolarmente propizio, che oltre a coincidere con la ripartenza post-pandemia, si colloca proprio nel periodo in cui il governo aveva già promesso una riforma generale del settore, attraverso un riordino, più volte annunciato (già molto prima dell’emergenza sanitaria) ma mai attuato. Ecco quindi che la commissione di inchiesta potrebbe offrire gli spunti necessari per definire i criteri di base del riordino e di quella ricostruzione del comparto di cui sopra. In ottica di stabilità futura e, soprattutto, di piena sostenibilità. Tra gli obiettivi dichiarati della nuova commissione, stando a quanto riportato nella delibera del Senato che ne ha sancito l’istituzione, c’è quello di “accertare le condizioni complessive del settore del gioco pubblico, considerato il sistema concessorio”, nonché “l’efficacia della disciplina pubblica in relazione alla tutela dei soggetti più deboli, al contrasto della diffusione del disturbo da gioco d’azzardo (Dga), alla gestione delle concessioni nonché alla tutela della correttezza dell’offerta di gioco e del rispetto della concorrenza tra gli operatori”; “le dimensioni del gettito erariale e le dimensioni complessive del comparto, con particolare attenzione ai settori produttivi impegnati nella produzione, nella commercializzazione e nella gestione degli apparecchi da intrattenimento, nonché nella produzione e gestione del settore delle scommesse e delle lotterie istantanee, verificando che l’offerta corrisponda agli interessi tutelati”. Ma anche “l’efficacia dei poteri regolatori, di differente rango normativo, attribuiti ai Ministeri competenti, all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e agli enti territoriali; l’efficacia dell’azione amministrativa anche in relazione all’esecuzione delle concessioni pubbliche, non trascurando di verificare se vi siano sovrapposizioni e antinomie nell’azione di contrasto al gioco illegale; l’efficacia del sistema di regolazione e di controllo con particolare riferimento al contrasto del gioco illecito e illegale e alle connessioni con altre attività illegali come il riciclaggio di denaro e l’usura; la presenza di imprese controllate direttamente o indirettamente da soggetti criminali e di fenomeni di illegalità e di elusione fiscale; l’efficacia dell’azione pubblica di prevenzione, cura e sostegno per i soggetti affetti da Dga, con particolare riferimento alle attività svolte dagli enti territoriali e dai servizi sanitari”.

Insomma, tutto ciò che si deve correttamente valutare per la gestione idonea di un comparto di pubblico interesse e di elevata sensibilità come appare quello dei giochi. Con la Commissione, tuttavia, che può (deve?) anche individuare “gli strumenti legislativi più adatti a razionalizzare e implementare la disciplina vigente”, aggiornandola inoltre alle trasformazioni del sistema, “con particolare riferimento alle innovazioni tecnologiche e al gioco online”.

Visto che, com’è evidente, le previsioni del Legislatore del 2003 non potevano ancora tenere conto di uno scenario come quello attuale, dove l’offerta online diventa potenzialmente anche più pericolosa di quella “a terra”, sia per quanto riguarda l’illegalità che dal punto di vista delle dipendenze e delle deriva comportamentali. Se, infatti, all’epoca esisteva una forte emergenza di bonificare il territorio dall’offerta illecita e dai temibili videopoker che - come certificato da quella stessa commissione di inchiesta - venivano stimati in una cifra compresa tra in 600 e gli 800mila esemplari in tutta la Penisola, adesso che il gioco terrestre è pressoché caratterizzato dall’offerta legale e con il numero di apparecchi che non arriva neppure alle 320mila unita, tra Awp e Vlt, il focus dello Stato si deve inevitabilmente spostare su altri orizzonti. Con una forte attenzione all’offerta in rete (che oggi, peraltro, significa soprattutto via mobile, come difficilmente si sarebbe potuto immaginare vent’anni fa), ma con uno sguardo specifico, al tempo stesso, alle esigenze del mercato terrestre, per fare in modo di garantire l’esistenza e la sussistenza del sistema del gioco di Stato e il presidio di legalità che a sua volta esso garantisce. Anche se la sensazione è che la stessa commissione tali aspetti dovrà prima capirli, studiando il settore, in tutte le sue declinazioni, per poi essere in grado di assimilarli e (magari) formalizzarli. Solo allora, dunque, si potrà procedere con la stesura di quella che potrebbe essere considerata la nuova Costituzione del Gioco Pubblico: andando a includere o sostituire quell’atteso Testo Unico del settore di cui si parla, sentendone la necessità, ormai dal 2008. E la cui stesura è stata recentemente invocata, pure a gran voce, da più parti e in modo particolare dal direttore dell’Agenza delle dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna.

In questo senso, dunque, la nuova commissione parlamentare potrebbe assumere un ruolo cruciale nel definire le sorti del comparto: anche se il timore è che possa finire col “cannibalizzare” i lavori di riordino promessi dall’esecutivo, dilatandone i tempi e offendo un’alibi alle logiche lassiste a cui ci hanno abituato i precedenti governi, soprattutto sul gioco. Ma c’è di buono, va detto, che stavolta a guidare il paese c’è un governo stabile e dichiaratamente orientato alla concretezza: in un momento storico, per giunta, di palese e totale ricostruzione, che riguarda tutti i settori e ogni comparto dell’economia. Per questo, dunque, c’è da augurarsi che sia davvero la volta buona di rimettere in sesto il settore, oltre all’Erario. All’insegna della sostenibilità, in tutte le sue declinazioni.

 

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