Giochi e politica: superare le divergenze e riformare

Mentre la politica continua nel solito teatrino post-elettorale e pre-governativo, il settore del gioco pubblico, come gli altri, annaspa: ma è questa la settimana decisiva e il momento della svolta.
Scritto da admin

Superare le divergenze e legiferare. Potrebbe (e dovrebbe) essere questo il mantra del momento, da ripetere ai nostri rappresentanti politici, che dopo lo strappo avvenuto nella precedente maggioranza che aveva portato alla conclusione anticipata della 18esima legislatura e del governo di Mario Draghi, proprio nel momento forse più difficile nella storia dell'intera Repubblica, si trovano ora a dover ricostituire un nuovo esecutivo. Con le solite facce che, più o meno, al netto di qualche parlamentare volontariamente uscito o silurato dal risultato dei seggi, si alternano tra i Palazzi del potere della Capitale, in cerca di saldare la nuova maggioranza determinata delle urne. Ma se la fine della precedente legislatura è stata quindi caratterizzata da un evidente gesto di irresponsabilità collettiva, la speranza e l'auspicio degli italiani è che si possa invertire la rotta, con i leader dei vari partiti che siano in grado – una volta tanto – di dare l'esempio, gettando il cuore oltre l'ostacolo e iniziare a lavorare seriamente alle varie esigenze degli italiani e sulle non poche emergenze. Superando le divergenze, appunto, e iniziando a legiferare, come suggerivano in apertura. Ma quello stesso mantra si potrebbe applicare anche al caso del gioco pubblico, rivolgendolo ancora ai nostri rappresentanti politici, includendo però, in questo caso, anche quelli di livello locale. Governatori, sindaci e membri delle giunte, più in generale. Sì, perchè nel gioco come in ogni altro comparto dell'economia nazionale, gli addetti ai lavori si trovano a dover affrontare una crisi assolutamente senza precedenti, dovuta ai forti (fortissimi) rincari sugli approvvigionamenti, sia in termini di materie prime che di costi energetivi, che si verificano proprio nella fase in cui le imprese tentavano di ripartire dopo oltre due anni di pandemia e di prolungato lockdown (che nel gioco, come noto, è durato anche ben oltre quello di tutti gli altri settori). Il settore attende da troppo tempo una riforma degna di tale nome e una riorganizzazione generale (chiamatela Riordino o come preferite) che possa consentire di rimettere in sesto l'intero comparto, dal punto di vista gestionale e amministrativo, superando i conflitti tra stato centrale ed enti locali e consentendo di poter bandire quelle gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni che aspettano da troppo e delle quali, prima o poi, l'Europa ci chiederà di renderne conto. Con il rischio, per giunta, dell'avvio di una procedura di infrazione, che non sarebbe certo la prima, per il nostro paese, ma che potrebbe risultare particolarmente scomodo proprio nel periodo in cui la stessa Europa ci sta tenendo letteralmente in vita grazie ai fondi destinati al nostro paese dal Recovery fund, che impone un certo rigore sui conti pubblici e sulla gestione dell'intera economia.