La “nuova epoca” del paese e del gioco pubblico

Il governo di Mario Draghi si presenta con l'annuncio dell'inizio di una nuova epoca: quella che prova a costruire anche il gioco pubblico scendendo in piazza.
Scritto da Alessio Crisantemi

La “nuova epoca” del paese e del gioco pubblico

Forse non sarà proprio il “governo dei migliori” che ci era stato promesso dal Capo dello Stato. Ma di certo è miglior governo che ci si poteva aspettare, tenendo conto della difficile situazione che sta attraversando il paese, anche dal punto di vista politico e democratico e non soltanto sotto il profilo economico. Sì perché, anche se il nuovo esecutivo ha un carattere dichiaratamente tecnico, deve pure sempre passare per il Parlamento e per quella stessa maggioranza raffazzonata che ha creato già tanti problemi e fin troppi scossoni durante la stessa legislatura. Quello che conta, tuttavia, è la “mission” del nuovo fronte governativo, cioè l’insieme degli ambiti e delle finalità e il modo con cui intende realizzarli. In questo senso, non c’è dubbio, il nuovo esecutivo promette già una seria svolta. Proprio a partire dalle premesse e dalle prime, soffuse, dichiarazioni. Anzi, a dire il vero, il maggior sollievo arriva proprio dalle dichiarazioni mancate, più che da quelle espresse. Con il nuovo premier Mario Draghi che non ha ancora rilasciato alcuna intervista, né prima né dopo il suo insediamento, al di fuori dei brevi momenti previsti dalla prassi istituzionale e circoscritti a un paio di discorsi all’interno di altrettante conferenze stampa. E se a ciò si aggiunge che il nuovo premier non è presente neppure sui social network (come pure altri cinque ministri, per quanto assurdo potrebbe apparire al giorno d’oggi), più che di cambiamento si potrebbe addirittura parlare di una vera e propria rivoluzione politica, almeno in termini di comunicazione. Per un capolavoro di sobrietà che, ci si augura, potrà contribuire a rigenerare un clima di fiducia, dentro e fuori al paese.

Se c’è una cosa, tuttavia, che il nuovo premier ha chiarito fin da subito ai diversi partiti prima di coinvolgerli nel nuovo esecutivo è che stava per iniziare “un’altra epoca”: ed è proprio ciò che auspicano gli operatori di tutti quei settori in crisi, a causa della pandemia, e ridotti ormai allo stremo, dopo un prolungato lockdown. Tra di essi, come ben noto, ci sono gli addetti del gioco pubblico, che più di altri hanno subito le misure restrittive adottate dal precedente governo nelle diverse fasi dell’emergenza. Ed è proprio tra loro che albergano le maggiori speranze di un cambiamento, attendendo più di ogni altro settore l’inizio di una vera “epoca nuova”: che non significa soltanto riaprire le attività – come continuano comunque a chiedere a gran voce – ma vuol dire soprattutto voltare pagina nel modo di approcciarsi al settore da parte della politica e di tutti i soggetti istituzionali. Abbandonando ogni ideologia e smettendola con ogni forma di discriminazione che nel corso degli anni è stata ripetutamente adottata nei confronti della categoria. Iniziando a guardare le cose dal punto di vista corretto, con tutta la dose di pragmatismo che serve per poter gestire e superare una crisi.

Questa volta però gli operatori del gioco non si limitano soltanto ad attendere e a sperare, decidendo di dare voce al proprio disagio e di iniziare una nuova epoca anche all’interno del proprio settore. Ed è così che le diverse categorie hanno rotto gli indugi: scendendo in piazza, proprio in questa settimana, in forma congiunta e duplice. Cioè riunendo – una volta tanto – la totalità delle sigle e l’intera filiera e coprendo due piazze distinte, a Roma e Milano. Un modo per ricordare che la battaglia riguarda tutti e che questo “tutti” vuol dire anche “tanti”, in ogni angolo della Penisola. E se il caso ha voluto che la doppia manifestazione avvenisse proprio nel giorno in cui il nuovo governo viene votato in Parlamento, allora forse anche questo è un segnale. Per un ulteriore speranza concessa al settore, oltre a una seria opportunità di far sentire, concretamente, la propria voce.