Un delega per smetterla di delegare

Il ministero dell'Economia prepara la legge delega sul gioco e i decreti attuativi: così lo Stato riprende le redini del comparto.
Scritto da Alessio Crisantemi

Un delega per smetterla di delegare

Ci siamo quasi. Dopo anni di attesa, caratterizzanti da vari rimpalli, rimandi e rinvii, sembra essere giunta davvero la volta buona per il riordino del comparto del gioco pubblico, di cui si parla ormai dal lontano 2017: dopo che l’allora governo di Matteo Renzi avevo portato il tema sul tavolo della Conferenza Unificata, uscendone con un accordo scritto (labile e pure molto discusso, ma comunque concreto) e una promessa di intervento in logica di razionalizzazione. Quella che poi venne appunto ribattezzata come “Riordino generale del comparto”: salvo poi rimanere incompiuta. Nonostante abbia continuato a replicarsi nelle agende dei successivi governi, anche quelli più ostili al settore (Conte 1 e Conte 2), mostrando quanto fosse necessario e non più rinviabile un intervento nei confronti del gioco, tenendo conto dell’impatto diretto e indiretto in termini di sicurezza e legalità, quindi anche oltre i meri aspetti economici e fiscali.
Ma pur conoscendo l’urgenza e la necessità, nessuno dei precedenti esecutivi è mai riuscito a mettere mano a tale riforma. O non ha voluto farlo. Col risultato che un’intera filiera si ritrova oggi in preda a immense difficoltà, amplificate e ulteriormente drammatizzate dalla pandemia. Forse è proprio per questo che il governo di Mario Draghi ha intenzione di intervenire anche su tale fronte. Ricorrendo – ancora una volta – allo strumento della delega. Chiedendo quindi al parlamento di partecipare a questo delicato processo di riforma autorizzandone la trattazione, secondo uno schema ben preciso che il sottosegretario all’Economia con delega al gioco, Federico Freni, ha già predisposto con tutta la concretezza e lucidità richiesta dalla materia. Ma anche la competenza che un tecnico è in grado di riversare in compiti di questo tipo.
Ora però spetta al Consiglio dei ministri deliberare sul tema, dopo che Il disegno di legge delega in materia di gioco ha già superato il vaglio della Ragioneria di Stato. Per poi passare, successivamente, all’approvazione da parte del Parlamento: due passaggi non proprio banali, al punto da non poter definire quale possa essere lo scoglio maggiore. Anche se il semplice fatto di approdare in CdM vuol dire che l’esecutivo ha ottenuto le garanzie di cui aveva bisogno, in un momento in cui governo e parlamento devono comunque occuparsi di ricostruire gran parte delle economie del paese. Non è un caso, infatti, che nella versione finale della bozza del provvedimento di delega, rispetto a quella svelata in anteprima da GiocoNews.it nelle scorse settimane, è stato inserito un passaggio che prevede la partecipazione dei Comuni al “procedimento di pianificazione della dislocazione locale della rete di raccolta che dovrà fondarsi sull’equilibrio del complessivo dimensionamento dell’offerta e la distribuzione sul territorio dei punti di gioco che risulti sostenibile sotto il profilo dell’impatto sociale e dei controlli che possono essere in concreto assicurati dalle autorità a ciò preposte”.
Un passaggio, questo, che è evidentemente frutto di una mediazione e, forse, anche figlio di quella vecchia intesa raggiunta nel 2017 in Conferenza unificata, da cui si deve necessariamente ripartire.
L’obiettivo resta dunque quello di introdurre, sull’intero territorio nazionale, regole trasparenti e uniformi per l’esercizio del gioco, per arrivare dunque al superamento definitivo della cosiddetta “questione territoriale”. Insieme a quello di tutelare il giocatore attraverso misure destinate a rafforzare quelle già in vigore per la salvaguardia dei soggetti maggiormente vulnerabili, dei minori e di coloro che sono affetti da disturbo da gioco d’azzardo.
Il tutto accompagnato da un robusto rafforzamento della sicurezza, che verrà maggiormente garantita mediante una revisione della disciplina di contrasto a ogni forma di gioco illegale, e insieme alla razionalizzazione, la semplificazione del sistema sanzionatorio e alla predisposizione di un sistema strutturato di vigilanza e di controllo dei giochi.
Insomma, dovrà trattarsi di una vera e proprio riforma, come quelle che non si vedono spesso nel nostro paese, e tanto meno nel settore dei giochi. Dove l’unico tentativo di questo tipo costituisce un precedente tutt’altro che rassicurante, come quello del 2014, quando il governo dell’epoca aveva già chiesto e ottenuto una delega dal parlamento, dove erano stati messi nero su bianco tutti i punti critici relativi al comparto e le varie modalità di risoluzione, salvo poi rimanere in un cassetto fino a tramutarsi in lettera morta.
Ma adesso i venti sono cambiati e nonostante le vibrazioni dentro e fuori la maggioranza, il governo ha l’opportunità di riparare le tante storture che condizionano la vita del paese e le sorti di quei settori più bistrattati come quello del gioco pubblico. E sembra avere anche la volontà di farlo, senza esclusioni di sorta. Con una delega che ha quindi l’obiettivo di rimettere lo Stato al centro del paese e al di sopra del comparto: smettendola una volta per tutte di delegare, al contrario, le proprie competenze, riaffermando i principi di quell’antica riserva di legge che è il momento di ripristinare. Senza bisogno della supplenza degli enti locali, i quali potranno sì assistere e partecipare ai processi decisionali, ma senza più sostituirsi al legislatore nazionale, creando quegli squilibri, alterazioni e disagi che si sono susseguiti in questi ultimi dieci anni a causa delle varie leggi regionali che loro stessi, peraltro, sono stati prima o poi costretti ad abbandonare.